Hopeful Monster

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10 luglio 2018

E’ inutile stigmatizzare la stupidità degli altri se non si sa far tesoro della propria.

Chi lo fa è uno stupido al quadrato perché, incapace di riconoscerla in quanto tale, non fa che moltiplicare la propria stupidità per se stessa.

E’ penoso vedere arrancare sugli specchi della solidarietà chi, da venti anni, racconta che in Italia i ristoranti sono pieni e tutto quel che c’è da fare è “incrementare la mentalità imprenditoriale”, ristabilire una fantomatica “meritocrazia” privatizzare il privatizzabile e pensare ai diritti del “citoyen”.

Sentirli tuonare contro un “populismo” che è figlio loro e di nessun altro.

Penoso percepire la loro incapacità di leggere il malessere e la povertà altrui se non si presenta con il gommone, cioè così distante da non mettere in discussione i privilegi di cui si gode nella porta accanto. Vederli brancolare nel buio della loro presunzione mentre non riescono neppure a concepire il fatto che ci sia, proprio al loro fianco, chi il filantropismo non se lo può permettere.

Hanno sotto casa la contrapposizione radicale tra ricchezza e povertà, privilegio e svantaggio, dominio e oppressione ma preferiscono cercarla altrove.

Perché questo gli consente di non mettere in discussione se stessi puntando il dito sulla criminalità, la stupidità e la barbarie altrui piuttosto che sulla propria ottusità.

Penosa, soprattutto, è la consapevolezza che ciascuna delle righe che ho appena scritto verrà percepita, da loro, come un abbrivio populista.

Un giornalista come Pierluigi Battista, che per decenni ha puntellato, dalla Stampa o dal Corriere della Sera, tutto il puntellabile, sostiene ora che sia in atto, nel paese, “una lotta di classe al rovescio”. Lui, che fino a ieri, con innumerevoli altri, negava l’esistenza di una qualsiasi “lotta di classe” irridendo e definendo “ideologizzato” chiunque si permettesse di sostenere il contrario.

Che vuol dire “lotta di classe” ma “al rovescio”?

Vuol dire che purtroppo i suoi bersagli, secondo Battista, sono sbagliati.

Perchè? Perché tra quei bersagli ora ci sono anche persone come lui (“con un 740 da non buttar via” dice…)! Gradirebbe, Battista, una lotta di classe pro domo sua.

Ma è proprio vero che, sotto il cavolo d’Italia, sia nato, all’improvviso, questo hopeful monster (figlio, naturalmente, del “Rancore” e della “Invidia Sociale”)?

Oppure la lotta di classe c’è sempre stata, ma è stata lasciata priva di bussola proprio da chi avrebbe dovuto disegnarne la strategia e che è questo a renderla miope, velleitaria e ad inclinarla pericolosamente secondo le linee di pendenza della orografia data, che è sempre e solo quella del sistema di dominio?

E se, come credo, è così, allora: chi ha fatto fuori quella bussola?

Chi ha negato per decenni la contrapposizione tra ricchi e poveri, tra “datori di lavoro” e salariati, tra privilegiati e svantaggiati, in nome di una “uguaglianza” ipocrita che pende sempre a favore dei primi?

Chi, mi chiedo, se non quei pen(s)osi scimuniti di cui prima?

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. marco-veruggio 2 mesi fa
    I fatti hanno la testa dura. I sociologi documentano che mentre 20 anni fa tutti si amavano definirsi 'ceto medio', ora la tendenza è che sempre più persone si sentono classe operaia. Torneremo di moda...
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