E i figli degli altri?

30 Giugno 2018

Ai nostri giorni, in Italia, ci vuole molta più intelligenza, senso dell’umorismo, stile e, soprattutto, eleganza, ad essere politicamente corretti che a non esserlo.

E questo, pregherei di tenerne conto, detto da uno che politicamente corretto non lo è mai stato (fin dalla più tenera età) equivale a rendere l’onore delle armi al proprio nemico.

Il “politicamente scorretto” si è trasformato, sotto i nostri occhi, in una sentina di scolature di decenni fetidi, i cui miasmi, ormai liberati, contaminano l’aria che respiriamo.

Questa sentina scoperchiata, è la fogna in cui vanno a grufolare tutti i maiali di cui l’Italia è sempre stata prodiga.

Così mi prende a volte una voglia indicibile di politicamente corretto.

Una pulsione che, pur contraddicendo tutto quello che sono sempre stato e che sono, forse è motivata dall’istinto di conservazione.

Me ne dovrei vergognare, lo so.

Ma come sopravvivere a questo diluvio di imbecillità che si proclama “politicamente scorretta” ed è solo una forma di cretinismo cannibalico che si nutre di se stesso e si metabolizza riproducendosi continuamente?

Come riuscire ad attraversare indenni questo Stige dalle acque fetide?

Come tollerare l’insulsaggine, la stupidità e l’assoluta impermeabilità all’intelligenza di chi urla la regina di tutte le insulsaggini (“basta col buonismo e coi radicalscic!”) come se fosse parto d’intelligenza sopraffina?

E come rassegnarsi all’ipocrisia odiosa del padre amorevole che condanna i figli degli altri a crepare affogati, in nome del futuro radioso che ai suoi spetta di diritto?

Come, infine, subire supinamente il cinismo di chi dà in pasto “l’invasione islamica” ai poveri e agli oppressi per far loro dimenticare povertà e oppressione e l’ottusità di chi fa eco a questi slogan d’avanspettacolo senza neppure aver consapevolezza di essere solo un pappagallo?

Mi capita sotto gli occhi un post, su facebook, scritto a lettere cubitali:

“UN DUBBIO DI PADRE: LEGGETE E AIUTATEMI, VI PREGO!”

Di che trattava?

Ecco:

“Ci sono due grandi temi in questo momento in Italia, da far perdere il lume a discuterne. I vaccini e l’Islam”.

Avendo subito messo in chiaro di avere risolto il primo di questi due temi cruciali (i figli sono vaccinati) il redattore del post chiedeva cosa fare, dopo averli salvati dal morbillivirus, per quell’altro, più terrificante contagio costituito dalla “islamizzazione” di massa (“ipotesi tutt’altro che peregrina” aggiungeva).

Domanda retorica.

Quello che avrebbe fatto lui era sottinteso: barconi scortati, con umanità, ai porti di provenienza e chi s’è visto s’è visto…aiutiamoli a casa loro.

Ma l’avrebbe fatto, intendiamoci, per amore di padre: “per affermare il principio della libertà di pensiero e dell’auto-determinazione” e consentirla anche ai suoi figli, che certamente se la meritano come se l’è meritata lui.

Un mio caro amico voleva rispondere a questo accorato appello ma non possedendo un computer ha affidato a me le sue parole.

Le trascrivo:

“Buongiorno, signor “filosofo meravigliato” (mi permetta di usare le parole con cui lei stesso si definisce sulle note del suo profilo…). Io mi chiamo Salvatore (per gli amici Totuccio) ho sessantotto anni e faccio il cameriere. Non sono filosofo come lei e, soprattutto, non mi meraviglio più di un cazzo. Lavoro anche dieci ore al giorno per 1300 euro al mese; sposato, moglie senza lavoro e due figli, uno di trentatré e una di trent’anni anni. Per farli studiare non c’erano i soldi. Stanno con me e ogni tanto fanno qualche lavoretto e danno una mano (se e come possono…e possono poco; ma intanto devono mangiare). Non so se un giorno verranno islamizzati e non so se verranno contagiati dagli orecchioni (non ricordo se li ho vaccinati) ma so che, comunque vada, nel migliore dei casi riusciranno appena a sopravvivere. Il mio problema, certo, non è epocale come il suo. Non si tratta di scontro di civiltà, ma solo di cateteri e pannoloni. Mi spiego: tra una decina d’anni (forse meno) io e mia moglie (qualora ancora vivi) non saremo probabilmente più capaci di badare a noi stessi. Con la mia pensione di settecento euro al mese, bisognerà però scegliere chi, tra noi due, s’affitterà una camera all’ospizio. L’altro dovrà accomodarsi sotto le arcate di un ponte, o se lo preferisce (che conquista l’autodeterminazione…) ci si potrà impiccare. Lei che dice? Pensa che la islamizzazione dell’occidente rientri tra le mie priorità come tra le sue? Mi dica, mi spieghi…tendenzialmente sarei portato a sbattermene i coglioni, della islamizzazione e un po’ pure della vaccinazione: tanto se crepo lasciando la pensione faccio un favore a moglie e figli…per cui, pur commosso dalla sua toccante richiesta di aiuto, devo a malincuore declinarla. Si diverta e si mantenga così: confuso e felice, meravigliato e filosofo.

Sempre suo

Totuccio ‘u cammariri (Salvatore il cameriere)”

TAG: Cultura, immigrazione
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. evoque 2 anni fa

    “Come tollerare l’insulsaggine, la stupidità e l’assoluta impermeabilità all’intelligenza di chi urla la regina di tutte le insulsaggini (“basta col buonismo e coi radicalscic!”) come se fosse parto d’intelligenza sopraffina?”. Questi sono dei paranoici, il ragionamento non serve con loro. Purtroppo non c’è molto che si possa fare nel breve e forse neanche nel medio periodo. E in quello lungo saremo tutti morti.

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