Il dono di nozze della zia

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30 settembre 2018

Trascrivo il racconto di una conoscente sulla definizione del cancro come “dono” che certo, in un mondo diverso, poteva anche essere interpretata diversamente ma che, nel nostro, risulta, come dire…cacofonica?

“Dieci anni fa mi è stato diagnosticato un cancro al seno. Ho rilevato un nodulo mentre facevo la doccia. Prima mammografia. Il radiologo mi dice che devo farmi vedere da un oncologo e fare dei controlli. In famiglia non disponiamo di altro reddito che uno stipendio mensile di poco più di 1300 euro con cui si vive in quattro persone. Dunque niente visite private, niente viaggi in cerca degli specialisti migliori o altro. L’unica è una struttura pubblica. Viviamo in provincia e l’ospedale più affidabile si trova a 120 chilometri. Comincia il calvario che si ripeterà ogni volta (decine e decine) per tutta la durata della malattia: medico di famiglia (fila, attese) prescrizione, ogni volta viaggio in auto fino alla struttura ospedaliera, due ore all’andata e due ore al ritorno (file, attese). Prime visite, biopsia (sorvolo sulle condizioni e le modalità con cui è stata praticata) conferma del peggio. Primo ciclo di chemioterapia per ridurre la massa tumorale. Durante il ciclo, controlli continui con medesima trafila. Ogni volta medico di famiglia (fila, attese) prescrizioni, viaggio per la chemio, sveglia alle cinque, partenza alle sei, fila, per prendere il posto, sala d’attesa, chemioterapia, altre due ore di auto per tornare a casa. Terminato il primo ciclo, l’operazione. Ricovero, dimissioni, ritorno per i controlli di routine. Secondo ciclo di chemioterapia. Di nuovo medesima trafila, con qualche complicazione. Alla fine del secondo ciclo, viene il turno della radio terapia. Applicazioni quotidiane per un mese. Ogni giorno sveglia alle cinque, due ore di viaggio, radioterapia, due ore di viaggio, ritorno. Ogni giorno, per un mese. Poi i controlli, prima mensili, poi trimestrali, poi semestrali, infine (da qualche anno) annuali.

Questa la cronaca clinica.

Parlare di tutto il resto (menopausa indotta, conseguenze della mastectomia, condizioni in cui ho vissuto, io e la mia famiglia, per tutta la durata della terapia) sarebbe lungo e, probabilmente, neppure possibile.

Adesso è passata, si dirà, ed io, al contrario di tanti altri, ce l’ho fatta.

Ma il fatto è che non passa mai.

Ogni anno, un paio di mesi prima dei controlli, comincio con le prenotazioni per analisi, ecografie, mammografie, visite…e ogni anno la sensazione è la stessa: quella di essere appesa a un filo e di doverci restare per tutta la vita.

Perciò se tutto questo è “un dono”, allora, è come il regalo di nozze della zia. Quello che vorresti tanto buttare nel cesso ma che ogni anno, quando viene a farti visita, sei costretta a tirare fuori e ad esporre in soggiorno.

p.s.

…però, questo va detto, la copertina del libro della signora Toffa è anche peggio del regalo di mia zia”

TAG: giornalismo, libri
CAT: costumi sociali, Media

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