Indignazioni tardive (stranizza d’amuri…)

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12 ottobre 2018

Questa nazione è stata, lo sappiamo, governata da statisti di specchiata moralità, ineccepibili competenze e propensione alla solidarietà sociale: Andreotti, Cossiga, Craxi, Dini, Berlusconi, Monti o Renzi.

Sarebbe bello se anche i finissimi politologi che ogni sera ci deliziano e si deliziano tra loro negli studi televisivi ne prendessero atto.

Dopo, non dovrebbe risultare difficile neppure a chi pensa più a spararla grossa e ad acconciarsi per le feste che a dire qualcosa di sensato, riuscire a comprendere che i colorati componenti di questo governicchio di incompetenti, cialtroni, qualunquisti e razzisti non provengono, nonostante l’aspetto e la retorica, dal pianeta Marte allo scopo di distruggere l’Italia: sono l’esito del pedigree appena elencato.

Non sono toccati a questa nazione per malasorte avita, insomma.

Rappresentano il prodotto biologico della evoluzione della specie.

Culturalmente figli e nipoti di quei padri ne sono, geneticamente, il frutto politico maturo.

L’indignazione quotidiana dei giornali più blasonati, come il “Corriere” e soprattutto “Repubblica”, risulta, allo stesso tempo, spassosa e terapeutica…e le due cose vanno insieme di rado.

Quell’indignazione, infatti, ti consola perché mostra che, per quanto l’ottusità reazionaria, l’arroganza e la coglioneria di questi governanti ti facciano incazzare c’è pur sempre qualcuno che per fortuna s’incazza più di te e con motivazioni molto più fragili delle tue.

Per cinquant’anni, infatti, siete stati tu e i tuoi simili, e non chi scrive su Repubblica, a prenderle di santa ragione.

Ne avete prese tante da ridurvi in fin di vita mentre loro se la passavano benone.

E siete tu e i tuoi simili che adesso giacete mezzo morti in mezzo al sentiero fangoso mentre loro continuano a spassarsela all’ombra dei pini. Ora, dalla foresta elettorale, sono usciti fuori questi quattro teppisti scimuniti che vogliono prendervi per i piedi e parcheggiarvi in discarica.

Non è bello, ne convengo, ma non è neppure peggio delle legnate di prima.

Invece ecco: dalla profumata pineta giornalistica si levano voci indignatissime.

Negli anni in cui ci catafottevano di mazzate però, da dietro quei pini secolari non è mai emerso un elfo, un nano, un mezz’uomo che sussurrasse una sola obiezione.

Tanto meno abbiamo mai colto una protesta.

Si è umiliata la dignità del lavoro e annullato ogni diritto che non fosse quello di chi lo sfrutta, scuola, sanità e welfare sono ridotte al lumicino, i benestanti stanno oggi molto meglio di prima e gli altri molto peggio, mentre la legge Fornero ha messo la ciliegina sulla torta fottendo solo gli sfruttati (perché chi fa un lavoro gratificante, giornalista, accademico o manager ad andare in pensione non ci pensa neanche, rompe i coglioni all’umanità pure col catetere e ne fa perfino nota di merito): qualcuno forse ha mai ululato di sdegno?

Al massimo si ululava alla luna.

Adesso l’indignazione arriva alle stelle.

Non è strano?

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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