Ironia e catastrofi

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27 Ottobre 2018

E’ risaputo che la domanda, nel mondo del mercato globale, deve essere incentivata con qualsiasi metodo, lecito o illecito.

Ne va della sopravvivenza del sistema.

Non sorprende che la manipolazione del consumatore invada territori prima inimmaginabili.

La definizione di “pubblicità” risulta oggi inadeguata a spiegare la pervasività dei metodi di persuasione che vengono dispiegati.

Grazie a patinate figure di pretenziosi imbecilli professionali che fanno della frode una ragione di vita (pubblicitari, specialisti d’immagine, di relazioni pubbliche, influencer, life coach, wedding planner ecc.) la ricerca del profitto contrabbanda la minchioneria per saggezza esistenziale e la truffa per informazione utile a una maggiore oculatezza nei consumi. I consumatori devono consumare“meglio”.

La solidarietà nei loro confronti diviene merce di scambio.

La truffa planetaria del “cibo biologico”, del “mangiar sano” e della “consapevolezza negli acquisti” (a prezzi, si capisce, adeguati) rimette allo stadio del consumo finale quella gerarchia classista che, per un attimo, sembrò tentennare.

Adesso chi è ricco mangia “sano e biologico”, chi è povero si nutre di scarti industriali per risparmiare un euro e, quando gli verrà il cancro, sarà stato per via delle sue scelte di vita. Lo avevamo avvertito.

E’ il trasferimento della responsabilità del crimine sulla vittima con la fattiva collaborazione dei sapori tradizionali, della raccolta differenziata, della difesa del pianeta e di tutto l’ambaradan progressista che in ogni studio televisivo tiene lezioni di vita.

L’Eldorado del mercato libero.

Dietro il sorriso affabile del cuoco, del panettiere, del mugnaio, dell’ebanista e del pasticciere sta sopito il ghigno del vampiro.

Questi messaggi pubblicitari travestiti da “consigli” si esprimono con lo stesso stile con cui si esprime il giornalismo di corte.

Utilizzano un linguaggio, di volta in volta, eufemistico e politicamente corretto (Mulino Bianco) oppure enfatico e politicamente scorretto (Oliviero Toscani).

Ma il gioco è il medesimo e questo nulla lo pagano i poveri del pianeta sulla loro pelle. Sono meccanismi noti. A tal punto che nessuno li rileva.

L’assopimento culturale diventa così coma farmacologico e tiene il paziente sedato solo perché servono gli organi da espiantare.

La messa in vendita, per otto euro, di una bottiglia d’acqua “firmata” da una cretina non è affatto “cosa da ridere”. Le livree dei servi e dei buffoni sono sempre di lusso e l’ironia qui si rovescia fatalmente in apoteosi.

Si tratta invece di una catastrofe umanitaria.

In un mondo in cui la specie umana non fosse in via di estinzione sarebbe stato atto dovuto intervenire con la protezione civile come per i disastri naturali, raccogliere le bottiglie in un luogo adeguato, convocare la firmataria, i produttori, i responsabili della campagna vendite e poi ficcargliele nel culo una per una fino ad esaurimento delle scorte.

Senza dirlo a nessuno.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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