La classe non è acqua

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22 Gennaio 2019

Nella loro stupidità i twitter dei politicanti, queste estemporanee esternazioni, sono talvolta straordinariamente significativi perché, dovendo sintetizzare un pensiero in 280 caratteri e non possedendo, il più delle volte, alcun pensiero da sintetizzare, fanno ricorso alla soffitta delle idées reçues. Lì giacciono alla rinfusa, ricordi d’infanzia, perette per clistere, vecchie foto di famiglia, cazzi di gomma, ritagli di giornale, l’abito da sposa della mamma…tutto un bric a brac di minchiate che, per un motivo o per un altro, di solito, vengono tenute fuori dalla portata degli estranei. Sovente invece, quando il politicante twitta, una di quelle cianfrusaglie viene fuori e, inopinatamente, racconta, di lui, più cose di quante ne abbiano mai raccontate, dell’Italia e della sua classe politica, tutti i pistolotti istituzionali imbanditi dalle sedi apposite con tanto di diretta televisiva a reti unificate. Di solito, però, quella rigatteria, fuori uso da un pezzo, si presenta impolverata, unta, talvolta sporca al punto da risultare irriconoscibile. Bisogna raschiarne via la patina per capire di che si tratta o, almeno, che forma ha e di quale materia è fatta.
In un twitter di qualche giorno fa la signora Maria Elena Boschi si esprimeva così:
“Dice di Maio che col reddito di cittadinanza da oggi cambia lo Stato Sociale. La colonna sonora infatti diventa: Una vita in vacanza”.
A parte i tifosi irriducibili, disposti a fare da sponda a qualsiasi scemenza trattandola come un aforisma di Stanislaw Lec, il parterre ermeneutico si è mostrato unanime nel darne per scontata la minchioneria e si è diviso in due grandi fazioni.
Una l’ha addebitata a quella stupidità di lungo corso che, oramai abituale nella sinistra di questa nazione, la conduce quotidianamente a forme di autolesionismo tafazziano.
L’altra, più raffinata, l’ha interpretata come una “caduta di stile” dovuta ad eccesso di hybris, sostanzialmente una battuta infelice.
Per quanto la cosa sia irrilevante ci terrei a precisare che non appartengo a nessuna delle due scuole di pensiero. Certo è innegabile che in superficie l’affermazione rechi incisa sia la stupidità che l’arroganza, ma ridurla a questo equivarrebbe a non comprendere la natura del conflitto in atto e come si sia trasformata, al suo interno, la collocazione della sinistra istituzionale di questo paese. In base a quanto ho detto all’inizio credo invece che quel tweet sia un prezioso reperto in grado di raccontare quella natura e fornire le coordinate di questo posizionamento. La signora Boschi non ha parlato (contrariamente a quel che fanno in genere i due misirizzi governativi che rispondono al nome di Salvini e Di Maio) per compiacere alcuna plebe. La buona fede le va riconosciuta…ed è proprio la sua buona fede, così involontariamente e splendidamente classista, che ne fa la più spietata testimonianza di ciò a cui è oramai definitivamente ridotta la sinistra italiana.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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