La mandrakata

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28 Luglio 2019

Questa foto, da sola, basta a illustrare il livello di miseria morale in cui versa il paese. La sua furberia da magliaro, la nauseante tendenza a saltare la fila, a non pagare dazio, la sua corruzione endemica ormai senza freno né misura perché praticata da troppi decenni ad ogni livello e in ogni recesso istituzionale.

I migranti affogano nel Mediterraneo? È vero. Ma l’Italia affoga nei suoi stessi escrementi. La fine dei primi, dunque, è tragica e, perciò, più dignitosa. L’altra invece, che sommersa dalla merda sembra spassarsela come se sguazzasse in piscina, è solo grottesca. La santina ritrae l’interno di una caserma e si presenta come una botta di vita; le manette sul culo del milite in primo piano, le foto di Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino sopra il muro, il colpevole umiliato legato e bendato, al centro della scena; c’è perfino uno schermo da computer ruotato di trenta gradi a fare da binario prospettico! È il gioco delle tre carte.

Con questa foto la feccia che ci governa si rimette in gioco. Dopo essersi coperta di ridicolo nei giorni scorsi dando per scontata l’etnia nordafricana degli assassini del carabiniere, infatti, afferra un salvagente e riprende a galleggiare. Intendiamoci, non è che la Meloni, o Salvini, non fossero abituati a navigare negli escrementi: lo fanno da quando sono nati politicamente. Ma il punto è che, stavolta, si son trovati un mortaretto che gli è esploso tra le mani. I colpevoli infatti non solo non erano magrebini, ma erano addirittura sudditi del loro sodale e padrone statunitense e due sudditi benestanti di un padrone del mondo non possono certo venire trattati come negri africani.

Così ecco la mandrakata. Se questa immagine non è stata costruita a tavolino è solo perché la carognaggine, in questo paese, è una seconda natura, dentro e fuori dalle caserme. Grazie ad essa l’avvocato che difende il ragazzo, salvo che non sia bendato e ammanettato come lui, riceve un assist sontuoso che gli consente di invalidare qualsiasi confessione, nè ci vuole molto a immaginare come già stiano fioccando le telefonate da consolati e ambasciate.

Ma c’è di più. Ogni persona di buon senso, vedendola, salta sulla sedia e reclama lo stato di diritto. E a questo punto, la feccia governativa può riprendere in tutta sicurezza la sua irridente litania da mozzaorecchi (i soliti “buonisti”!) sapendo che i sudditi del padrone sono al sicuro e che l’unico risultato possibile di quella ferocia verbale sarà la salivazione pavloviana del branco.

A una canagliata, insomma, se ne sovrappone un’altra e, tutte, si riflettono in un gioco di specchi labirintico fatto di cinismo e di miseria umana. I “buonisti” verranno ridotti al ruolo classico di difensori di uno stato di diritto obsoleto e da riformare in senso autoritario e i rampolli della buona borghesia statunitense se la caveranno col minimo dei danni. Carta perde, carta vince.

TAG: Cultura, giorgia meloni, giornalismo, governo, matteo salvini, politica
CAT: costumi sociali, Media

3 Commenti

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  1. federico.gnech 1 anno fa

    Amen.

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  2. evoque 1 anno fa

    Spero che il finale non sia quello ipotizzato da Rosa, ma sul resto, come si fa a dargli torto? Magari c’è un eccesso di pessimismo, ma i motivi per stare poco allegri in questo Paese da operetta ci sono. Eccome

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  3. ferdy 1 anno fa

    Quì si va di male in peggio..Se le cose stanno così, dal servilismo verso gli u.s.a. non ci salverà nessuno.

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