L’accoppo del nonno (lettera sull’eugenetica sociale)

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13 gennaio 2020

Cara fb

Lo sconfinato cinismo dei tempi, per essere digerito dagli stomaci dei commensali (che per quanto ottimi, essendo umani, hanno i loro limiti) deve avere, a fargli da antidoto, un ugualmente sconfinato sentimentalismo. Ad ogni massacro segue un’orgia di buoni sentimenti. Il massacro è necessario al funzionamento del mercato ma i buoni sentimenti consentono di oliarne i meccanismi ed evitare che gli ingranaggi facciano un rumore sinistro. Guarda quel che si fa coi cari nonni. Vengono quotidianamente massacrati con innalzamenti dell’età pensionabile, licenziamenti senza speranza di reintegro, nullificazione delle pensioni mentre, dalla pubblicità alla fiction, è tutto un fiorire di tenerezza. Nei registri contabili, il nonno figura alla voce “parassita (che succhia sangue alle forze realmente produttive) ma negli abbecedari rimane ancora, se non rompe troppo i coglioni, il nonno di Heidi. Del resto non solo non rende ma, salvo che non sia benestante (in tal caso l’affetto nei suoi confronti diviene irrefrenabile) consuma molto meno del nipote: che vuoi che se ne faccia il nonno di Heidi dell’ultimo modello di smartphone? Perciò mettiamoci l’anima in pace, si farà strada, pacatamente, tra medici, sociologi e giureconsulti, l’eugenetica sociale. Per un sistema che idolatra il rendimento e il profitto il suo valore di scambio (se non può permettersi di pagarsi in contanti la nonnificazione) è praticamente zero. E dunque? Per adesso un po’ di broncio, qualche alzatina di spalle, un’insofferenza appena mascherata dalla buona educazione.

Fra non molto l’eliminazione fisica.

Camere a gas? Macchè! Quelle sono cose del passato. Un passato, certo, che va guardato senza rancore ma pur sempre passato. Si procederà umanamente e in modo indolore (o quasi) anzi lo si sta già facendo.

Pensione? Un privilegio, ci hanno spiegato, al quale ci dovremo disabituare. Le “nuove generazioni” (i “giovani” altra carne da macello con contorno di buoni sentimenti) non si possono più permettere di pagarle.

Sanità pubblica? Si dovrà ripensarla a fondo.

Abbiamo, già per tempo, cominciato a chiamare gli ospedali “Aziende sanitarie” e il linguaggio è sempre il primo passo (e mai il meno importante) per attuare i genocidi.

Pronto soccorso? Ai privati…poi…vedendo, facendo.

Si tratta di forme di criminalità che non escono mai dall’ambito ragionieristico: sono sempre i conti a parlare. Non si trova più un solo farabutto che non sia un virtuoso della calcolatrice. E’ un cinismo penoso, da contabile d’albergo a ore. Non ha neppure l’appeal che gli deriverebbe dall’essere intenzionale. Il contabirilli del sistema non è sfiorato dal sospetto d’essere un criminale. Prova a dirglielo e ti risponderà che sei tu l’irresponsabile e che non hai a cuore l’interesse del “Paese”. Trascurerà però di precisare che quel paese, che tu saresti tenuto a difendere, non ha mai difeso te né tuo nonno.

Eugeneticamente tuo

ur

TAG: Cultura, economia, giornalismo, italia, pensioni, terza età
CAT: costumi sociali, Media

2 Commenti

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  1. xxnews 3 mesi fa
    si CHIAMA "FASCISMO"
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  2. elisabetta 3 mesi fa
    No, si chiama neoliberalismo.
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