Le Scimmie di Dio

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19 novembre 2018

Si può, se lo si vuole, rifugiarsi nei luoghi comuni della condivisione e della solidarietà, nel comodissimo “We are in the same boat”, ma resta il fatto che l’intellettuale non vive e non guarda al mondo come gli altri.

Piaccia o no (a lui piace, ma non gli piace ammetterlo…) è un privilegiato.

Non solo nel caso in cui lo sia anche economicamente (in tal caso lo è due volte) ma già, solo, per il fatto di essere un uomo capace (si presume) di godere della complessità e della bellezza del mondo e la cui mente, il cui cuore e le cui mani sono in grado di esprimerla come ad altri è negato.

Questo rende però il suo punto di vista alquanto defilato dalla realtà quotidiana con cui gli altri si trovano a dover fare i conti, il suo rapporto con quella realtà è quantomeno problematico. Egli deve, per riuscire ad entrare in sintonia con essa, compiere un formidabile lavoro su se stesso, un impegno quotidiano di controllo e di verifica su ciascuna delle parole che scrive o che pronuncia. Una fatica di cui quasi nessuno sembra oggi in grado. Perciò, privo di autocontrollo, finisce per parlare di ogni cosa persuaso che le sue parole aderiscano alla realtà, che siano le parole di tutti, che significhino per lui la stessa cosa che significano per gli altri.

Che infine, in generale, una parola voglia dire la medesima cosa per il ricco e per il povero, per il potente e per l’oppresso, per chi ha studiato una vita e per chi, per qualche ragione, non ha mai potuto farlo.

Sento molti intellettuali parlare di “Europa”, di questo “Grande Pensiero”, di questa “Lungimirante Visione”.

Li vedo assumere, parlandone, un’aria sognante o preoccupata che si stabilizza fatalmente nel punto cieco della fatuità: sognante se coniugata al passato, preoccupata se coniugata al futuro.

Al presente, soltanto citrulla.

A chi parlano? E di cosa?

Che significa “Europa” per il disoccupato, per il pensionato alla fame, per la ragazza sfruttata e priva di speranza?

Significa la stessa cosa che per il professore universitario?

Di cosa parla il dotto che addita il “Sogno dei Padri” e le “Irrinunciabili Radici Cristiane d’Europa”?

A chi sta parlando?

E il mandarino letterato che, sgrana il suo rosario di giada e recita Goethe, Milosz e la Weil?

Cosa significano le sue parole alate per chi le ali non le ha e non condivide il lussuoso dizionario che, per lui, è scritto in una lingua morta?

Cosa significa parlare del “Futuro d’Europa” al ragazzo che, nel suo futuro, ha il magazzino di un’Ikea a Parigi, la cassa di un Lidl a Berlino, il bancone di un Eataly a Milano o la cucina di un McDonald’s a Zurigo?

Oppure al vecchio povero e solo, la cui unica prospettiva è di annegare, prima o poi, nel suo piscio?

Con tranquilla saggezza, questi sapienti bollano la loro rabbia come “Barbarie”.

Dargli torto? Impossibile…usano le parole giuste, ne compitano il senso e l’etimologia.

E sarà proprio questo a perderli…anzi, per quanto mi riguarda, è questo che li ha già perduti.

TAG: Cultura, politica
CAT: costumi sociali, Media

5 Commenti

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  1. ravera 7 mesi fa
    Europa per il disoccupato come per il sapiente, per il vecchio "povero e solo" come per chi ha letto Milosz, ha in comune 70 anni filati senza guerra. Tanto, poco o pochissimo, erano 2000 anni che non accadeva.
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  2. beniamino-tiburzio 7 mesi fa
    Lascia perdere " ravera ". Ugo Rosa è un' anima bella, non intellettuale, che se lo stuzzichi è capace di agitarsi come un tarantato e di suggerire al tuo barista di sciogliere un guttalax nel tuo cappuccino ( non olio di ricino, che non si usa più ). Questo perchè non gli piace che a qualcuno potrebbe fare nè caldo nè freddo che un povero vecchio anneghi nelle sue deiezioni. Perché il nostro ha già deciso che costui si " perderà " anzi per lui si è già perso : ovviamente nelle fiamme dell' inferno.
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  3. ugo-rosa 7 mesi fa
    ...e così il signor Ravera liquida in un colpo solo storia e geografia mostrando, tabelline alla mano, che la matematica è un'opinione. En passant rivela che non è necessario essere Tiburzio per dire Tiburziate :-)
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  4. beniamino-tiburzio 7 mesi fa
    Tiè, Ravera. Ora le ha cantate anche a te. Ti ha destinato a fare ticket con me. In due righe pari e patta. Mi piace.
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  5. massimo-crispi 2 mesi fa
    Se è vero che l'idea di Europa a molti può sembrare una trappola e che soprattutto per i giovani e i giovanissimi che sono nati o cresciuti in un'Europa già avviata, prima con la CEE e poi con l'UE vera e propria, oggi sia facile evidenziare tutte le delusioni e le apparenti incongruenze, bisogna pur ammettere che se i giovani o i meno giovani oggi si volessero muovere all'interno degli stati membri, avendo gli stessi diritti (e doveri) dei cittadini di quello stato membro, che sia per stabilirsi lì per creare una famiglia, che sia per studio, che sia per lavoro, che sia per la pensione, lo possono fare. Un tempo no. E lo possono fare per delle leggi europee che sono state studiate, appunto, per garantire tutta una serie di diritti che un tempo non esistevano. Spiegare l'Europa ai giovani scettici o ai populisti, io credo, potrebbe cominciare dall'illustrare come fosse assai più difficile un tempo, quando gli italiani emigravano in Belgio o in Germania ed erano trattati come oggi l'Italia sembra trattare coloro che vengono da molto più lontano. Non è facile, lo ammetto. Non è facile perché spesso i pregiudizi o la mancanza di consapevolezza da parte di molti, i quali oggi danno per scontate delle cose che in realtà sono conquiste fatte giorno dopo giorno, come lotta a pregiudizi, come una conoscenza reciproca facilitata da scambi un tempo impossibili, sono più facili da corteggiare perché uno slogan leghista o cinquestellista o populista in generale è di più immediata comprensibilità piuttosto che un ragionamento argomentato e approfondito. Un giovane senza pazienza si annoia davanti a un ragionamento. Ma senza un ragionamento dettagliato non si può spiegare alcunché, tanto meno un fenomeno come l'UE, frutto di accadimenti storici, politici, economici, sociali, culturali. Il disoccupato alla fame non è un fenomeno dovuto alla UE ma alla politica interna del proprio paese. Non mi sembra che i ministri del lavoro che l'Italia ha avuto in questi ultimi decenni, da Mastella a Di Maio, siano mai stati all'altezza. Secondo lei quei ministri conoscevano davvero il lavoro, i molteplici e sfaccettati lavori degli italiani e le loro specificità e quindi erano capaci di una strategia per ricuperare antiche sapienze o per inventarne di nuove legate alla nuova realtà? E l'Europa che cosa può fare in questo senso? Che colpe avrebbe? Più che creare reti di collaborazione che cosa può fare? Il vecchio solo che crepa nel suo piscio nell'indifferenza generale, creperebbe forse ancora più facilmente se l'UE non ci fosse. E d'altronde non è colpa dell'UE se la sanità italiana (e la scuola) è stata l'ostaggio della politica e, soprattutto della Chiesa, che colla politica nostrana va a braccetto da sempre, tant'è che la nostra "sinistra" casalinga è imbevuta di cattolicesimo a tal punto da fondersi con margherite, boy scout, agesci e tutta una serie di emanazioni ecclesiastiche rivoltanti che colla sinistra non hanno nulla a che vedere. Facendo allontanare i propri elettori, inevitabilmente. Grazie all'UE, il pensionato che ha una misera pensione, se proprio volesse, potrebbe trasferirsi in uno stato dove la sua pensione varrebbe di più essendo il costo della vita più basso, come in Spagna o Portogallo, con gli stessi diritti e gli stessi doveri dei cittadini di quei luoghi. Magari anche con una sanità migliore. Certo, dovrà fare uno sforzo per imparare qualche parola della lingua locale, ma se il proprio paese ti lascia marcire nel tuo piscio, suppongo sia meglio optare per un paese più ospitale. Non tutti hanno l'energia e la voglia di farlo, mi rendo conto. Non è neanche giusto, forse, anche perché un vecchio solo e dimenticato magari ha ancora un punto di riferimento nel suo quartiere, nel profilo delle colline che vede dalla sua finestra, nella lingua che ascolta alla radio o alla televisione. Non è facile spiegare tutto questo a chi è continuamente bersagliato da messaggi che demonizzano l'UE, che di certo è estremamente burocratizzata e sorda a molte istanze locali, ma che garantisce molte più cose di quante ne tolga. Certo, il comportamento di alcune nazioni come Germania e Francia è parecchio irritante, ma è anche irritante il comportamento di rappresentanti dell'Italia che fanno certe affermazioni come Borghezio o Salvini e poi nel parlamento europeo ci mangiano e lo disertano pur essendo chiamati a rappresentare il paese che li ha eletti. È irritante chi cerca, presso altri governi, amici populisti che la pensino come coloro senza accorgersi che poi ogni nazione populista tirerà acqua al proprio mulino infischiandosene dell' "amicizia" e facendo esattamente la stessa cosa di ciò che vorrebbe fare Salvini coi migranti, anziché ridistribuirli. Non è per niente facile, soprattutto se le persone a cui si parla non sono attrezzate cerebralmente. Che non vuol dire necessariamente avere un diploma o una laurea ma semplicemente ragionare. Il ragazzo di Torre Maura che ha messo a tacere i casapoundini non è un intellettuale da salotto della contessa Maffei, ma ha fatto un ragionamento civile e brillante, semplicemente con la logica e l'umanità. Ma quanti hanno l'apertura mentale come lui? Perché ci si dovrebbe piegare ad assecondare quelli che dimostrano un astio nei confronti dell'UE senza che in realtà ne conoscano i vantaggi? Non ultimo il vantaggio che la mancanza di guerre e distruzioni sul territorio europeo comporta. Che non è poca cosa in un continente guerrafondaio e sanguinario con due guerre mondiali e milioni di morti e distruzioni nel curriculum. Il vecchio solo non riusciva neanche a morire nel suo piscio ma sotto una bomba. Questo si può spiegare, volendo. Ma bisogna avere delle buone orecchie per intenderlo.
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