L’era del cinghiale in branco

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20 Agosto 2019

L’autunno sarebbe la mia stagione. Se solo ancora potesse darsi autunno. La sua dolcezza possiede rispetto a quella primaverile un vantaggio, per me, decisivo. Non prelude alla torrida ferocia dell’estate, alla sua afosa troiaggine. Introduce mitemente all’incanto brumoso dell’inverno, alla sua silente introiezione. Come i metereologi però ci hanno spiegato in tutte le maniere possiamo pure scordarci queste mitezze stagionali e metterci l’animo in pace. Mai più sarà davvero autunno, né primavera o inverno. Ci è riservata una perenne, brutale, rovente, umidiccia progressione verso l’inferno. Che il pianeta subisca ciò che, fin dalla definizione, si presenta come la pena più crudele per tutti i numerosi peccati della specie umana – parlo ovviamente del “riscaldamento globale”- non mi sembra affare da specialisti del clima. Il riscaldamento globale è evento destinale e fatidico. Raccapricciante ma perfetta, a suo modo sublime, soluzione finale.
E, in tema di desertificazione, noi italiani siamo in pole position.
Quando sento qualcuno lamentarsi della “arretratezza” politica di questo paese sorrido. Mi sorprende che si possa definire arretrato quello che, da più di un secolo, è il laboratorio politico del pianeta.
Il fascismo è stato sperimentato qui, dove ha avuto i natali.
Qui, nel secondo novecento la gestione consociata -destra, centro, sinistra- della cosa pubblica fu messa in cantiere con quella socialdemocrazia strabica di supporto al mercato globale – qualcuno ancora si ricorda compromesso storico ed eurocomunismo- da cui poi si produsse, senza incontrare resistenza, la svendita consensuale d’ogni diritto degli ultimi e dei penultimi.
Sempre da noi si sperimentò la miscela istituzionale tra potere mediatico e politico e la si sdoganò definitivamente (Berlusconi) e ancora da noi si collaudò il populismo in canotta. Bossi (di cui Salvini non è che il clone aggiornato) qui era già in produzione quando Trump non era che una macchietta da rotocalco.
Così appare stupefacente che non si noti come l’Italia sia, da un pezzo, il laboratorio politico nel quale si testa il farmaco che viene poi esportato altrove.
Allora quando Briatore e Salvini lanciano proclami ultimativi o salvifici dalle spiagge indignarsi mi sembra infantile, oltre che inutile.
Riflettere sarebbe forse più opportuno.
Questa fetida, interminabile estate, queste abbronzature sudaticce, questi ostentati ventri da lido, queste mise da bagnino fuori da ogni grazia di dio, non sono incidenti di percorso.
Sono destino.
Icone di un’era planetaria alle porte.
L’epoca delle fogne istituzionali dirottate in spiaggia, della puzza e del caldo insopportabili che si fanno ordinamento quotidiano, l’ultima delle nostre stagioni che friggerà come uova sull’asfalto ciò che rimane dei cervelli. Quella in cui l’umanità troverà l’epilogo e creperà come merita: in mucchio, schifosamente sudata e con un ghiacciolo alla menta mezzo sciolto e appiccicato alle dita unte d’olio di frittura e crema abbronzante.

TAG: beppe grillo, Carlo Calenda, Cultura, Donald Trump, Facebook, Flavio Briatore, giornalismo, Luigi Di Maio, Matteo Renzi, matteo salvini, politica, silvio berlusconi, Umberto Bossi
CAT: costumi sociali, Media

2 Commenti

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  1. xxnews 1 anno fa

    si. UGO ROSA …: condivido appieno ciò che lei descrive … però la prego , io sono un pò sempliciotto e mi ci è voluto qualche rilettura per comprendere appieno ciò che lei ha scritto .
    La prego , qualora tornasse a scrivere sull’argomento trattato , che mi interessa molto , sia più “semplice” nelle sue definizioni , io e molti come me … sempliciotti ,abbiamo qualche difficoltà a seguire scritti pomposi , anche a costo di essere un pò PIU’ DIRETTO e più prolisso .
    per altro le ripeto , dopo essere riuscito a capire , credo , ciò che ha scritto
    LE CONFERMO CHE CONDIVIDO

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  2. clavenz 1 anno fa

    L’analisi di Ugo Rosa è purtroppo convincente sul disastro quasi definitivo in corso. Molto stimolanti le riflessioni sull’Italia come madre di pratiche politiche deleterie poi esportate, più o meno coscientemente. Il cattivo odore di questa estate popolata da leader sudaticci ci dà l’idea del livello raggiunto. Forse Ugo è troppo negativo sul futuro? Lo si vedrà dalle risposte dei movimenti di base alla ridefinizione del Potere politico che sembra in corso in questi giorni. Forse, è il caso di citare un non-ideologo, Fabrizio de André: “Non esistono poteri buoni”. Oppure i militanti anti TAV attivi da decenni: “Non ci sono governi amici!”.

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