Lettera aperta a un progressista sull’uso della prima persona plurale

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3 marzo 2019

Egregio signor Marco Morosini,
fermo restando che ritengo del tutto fuori questione la bestialità di personaggi come Salvini, Pillon o Borghezio e la nullità politica di Di Maio & Co, il suo scritto “Libera la bestia che c’è in te: un anno di bestialismo al potere” (https://www.glistatigenerali.com/immigrazione/libera-la-bestia-che-ce-in-te-un-anno-di-bestialismo-al-potere/) mi crea una perplessità grammaticale che, se permette, vorrei esporle.
Ecco la chiusa che mi perplime:
“L’ostilità che nutre le destre estreme è quella dei ricchi (NOI europei, se comparati con gli africani) contro i poveri e i disperati che NOI stessi abbiamo contribuito a impoverire e che cercano ora di raggiungerci. È la gelosia di chi teme che altri, più poveri di lui, gli portino via “la roba”. È una concezione sinistra della libertà (la NOSTRA libertà di avere tutto e subito), che sta eclissando l’eguaglianza e la fraternità.”
Ora vorrei da lei che, come evinco dalle sue note biografiche, è professore, un chiarimento sull’uso dei pronomi personali e degli aggettivi possessivi.
La prima persona plurale, lo avrà notato, possiede, per molti progressisti un fascino arcano, forse perché li riporta a quella confortevole atmosfera placentare nella quale non erano ancora ciò che poi sono diventati.
Non manca mai la celebrità che si esprime al plurale: “Se il mondo è sporco la colpa è NOSTRA, siamo NOI che dobbiamo tenerlo pulito, dunque mano alle ramazze!” e subito gli fa eco il blogger o il gazzettiere: “Il vero sindaco siamo NOI, siamo NOI che non dobbiamo posteggiare in seconda fila, NOI che dovremmo fare la raccolta differenziata e le vacanze intelligenti e non prendercela con qualcun altro per la puzza e il traffico delle NOSTRE città…”.
A tutto questo fanno sempre corona le doglianze parallele del politico di elevato sentire: “Da decenni NOI viviamo al di sopra delle NOSTRE possibilità è venuto il momento dell’austerità” (e, visto che si parla di NOI, va da sé che in questo caso verranno presi provvedimenti a NOSTRO carico).
La celebrità, magari, scrive dai tropici dove, tra una ripresa e l’altra del suo ultimo film, si gode il sacrosanto riposo e una nuotata tra la spiaggia e la barriera corallina.
Il gazzettiere, sempre attivo, scrive dal suo tablet aspettando di partire in prima classe per una modesta vacanza a cinque stelle sull’Egeo (al momento conviene).
Il politico invece twitta il suo pensiero mentre ha già un piede sul suo yacht che lo porterà in costa Smeralda per rilassarsi un pochino prima di riprendere il quotidiano, ingrato e faticosissimo tran-tran televisivo.
E’ con la prima persona plurale che l’opinionista, in veste di dietologo (ma chi non lo è, al giorno d’oggi…dietologo, intendo, ma anche opinionista…) ci invita a non consumare la Nutella perché c’è l’olio di palma e stila anche un utile elenco di prodotti simili che non lo contengono, non omettendo di aggiungere che, sì, costano quattro o cinque volte di più ma che il buon cibo merita, via, un piccolo sacrificio da parte NOSTRA.
Ma NOI siamo anche quelli che nei mari tropicali non ci siamo mai stati (e non per mancanza di spirito di avventura…) e che neanche a Mykonos siamo stati, né ci abbiamo lo yacht.
E siamo sempre NOI che quando andiamo a fare la spesa al discount la Nutella non la compriamo non perché c’è l’olio di palma ma solo perché è troppo cara e, a dirla tutta, proprio a fianco c’è un altro prodotto che possiede l’irresistibile pregio di costare la metà. Vorrei dunque che mi spiegasse di nuovo il funzionamento dei pronomi personali e che cosa, precisamente, intende quando mi spiega che NOI (ovvero, per dire, lei ed io, Briatore e il pensionato a trecento euro al mese, Fabio Fazio e l’impiegata precaria del call center, Lapo Elkann e il lavacessi dell’autogrill) ce la spassiamo a spese di qualcun altro.
Cosa significa insomma, per lei, quel NOI e quel NOSTRO?
NOI significa ancora NOI, NOSTRO vuole ancora dire NOSTRO, oppure quegli scassapalle dell’Accademia della Crusca hanno stabilito, a NOSTRA insaputa, che c’è un NOI giusto e un NOI sbagliato?
E, se sì, da quando?
Ma soprattutto: come si fa a distinguerli?
suo preoccupato
ur

TAG: Cultura, economia, giornalismo, governo, immigrazione, Lavoro, lega nord, matteo salvini, movimento 5 stelle, politica
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. massimo-crispi 1 mese fa
    NOI, costà, 'odeste 'ose non si di'ono né si fanno. Perché NOI non si va a dire pel mondo che s'è la crema quando invece s'è di molto modesti. A NOI, in famiglia, hanno insegnato 'osì... 'odesta smargiasseria di dire sempre 'he NOI gli abbiamo fatto questo e quello, ma insomma! NOI s'è fatte delle 'ose, quello che gl'han fatto quegli altri l'han fatto loro mi'a NOI. E si vede.
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