Linguistics for dummies

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7 gennaio 2019

La maleducazione, anzi la barbarie linguistica, imperante sui social è diventata il tema preferito dal benpensante.
Quando è a corto di argomenti tira fuori questo e il successo, tra i suoi simili, è assicurato.
Piace sempre mostrare agli altri che si è stati educati meglio di loro, soprattutto se non è vero. E piace soprattutto ottenere il massimo risultato con il minimo di fatica, che in questo caso consiste nello scandalizzarsi di ciò che si definisce “turpiloquio”, ovvero l’uso di parole con referente sessuale o scatologico.
Pare insomma che il turpiloquio, che pure non spicca per assenza nella vita quotidiana di chi non viva nel ciborio della parrocchia né di chi, pur vivendoci, legga, in quella penombra, qualcosa di diverso da Topolino e Famiglia Cristiana, diventi, quando si frequenta un social forum, del tutto inaccettabile.
Ma poiché, pur scandalizzandosi, il benpensante vive sulla terra anch’egli si abbassa, talvolta, ad usare parole che un angelo non userebbe.
Lo fa, allora, con ritegno. Quasi controvoglia.
Così si è diffuso uno strano vezzo su facebook e in generale su internet: quello di scrivere certe parole che si presumono impronunciabili (non chiedetemi il perché) con i puntini di reticenza ficcati in corpo come i denti di uno squalo o delle x che, come un forcipe grammaticale, ne dilatano il significante e il significato; oppure di storpiarle in modo civettuolo. Cazzo, per esempio, diventa “Caso” oppure “Ca…o” o peggio ancora “Caxxo”.
Per non parlare di chi ricorre a sinonimi insulsi: “sedere” al posto di culo. Sostituendo una parola che possiede, per chiunque abbia un’ombra di sensibilità linguistica, una sua rotonda bellezza con un’altra che non solo è meno avvenente, ma presenta anche l’indubbio svantaggio di essere sinonimo di una forma verbale e si presta, perciò, ad equivoci imbarazzanti (…mettersi a sedere, è consentito il sedere…).
Il sedere è l’atto di sedersi, il culo, invece, è inequivocabilmente il culo.
Sarebbe opportuno farsene una ragione.
Per di più c’è, nel culo, una pulizia adamantina che solo una forma di perversa crudeltà linguistica può indurre a sporcare senza motivo.
In tutto questo scorgo una ferocia bacchettona che mi confonde. Una miseria umana indescrivibile che dietro il perbenismo più sciocco nasconde il peggio.
Temo infatti che queste piccolezze mascherino sempre qualcosa di più rilevante.
Come la foglia di fico che se, diononvoglia, sotto ci avviene un’erezione finisce per non nascondere un cazzo.
Anzi.
Allora, se vuoi scrivere “cazzo” scrivilo.
Se non vuoi scrivere “cazzo” non lo fare.
Ma scriverlo pretendendo, immediatamente, di non averlo fatto è da ipocrita oppure da minchione.
E in questo cazzo di paese non abbiamo carenza né degli uni né degli altri.
Anzi, di bacchettoni, dissimulatori e imbecilli ne abbiamo proprio fin sopra i coglioni.
Perciò fatela finita una volta per tutte con questo vezzo del cazzo e scrivete cazzo quando intendete dire cazzo.
Cazzo.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

2 Commenti

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  1. marco-bellarmi 1 settimana fa
    Se non avesse centottant'anni sicuramente saprebbe che OGNI ca**o di spazio in rete ha filtri automatici e moderatori in carne ed ossa. Passano ogni idiozia tranne bestemmie, parolacce e nudità (difficili in forma verbale). Non leggono ciò che è scritto, non c'è contestualizzazione, filtrano semlicemente le parole. Benvenuto nel ventunesimo secolo...
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  2. ugo-rosa 1 settimana fa
    Se lei, signor Marco Bellarmi (o comunque si chiami in realtà) non fosse un analfabeta funzionale e fosse stato in grado di leggere per intero l’articolo qui sopra, avrebbe scoperto con grande sorpresa che la parola CAZZO vi è scritta una mezza dozzina di volte senza filtro. Se poi riuscissi a persuadermi che servisse a qualcosa le rivelerei anche che è riportata, sempre senza filtro, in ogni altro sito (facebook e twitter compresi) in cui l’articolo è stato ripostato. Del resto, per dimostrare in corpore vili le sue stupidaggini potrei scrivere qui e senza filtro che lei è una testa di CAZZO. Ma non basterebbe, lo so, e io non lo faccio. Infatti non intendo erigere un monumento fallico a un imbecille che ritiene che dire all’interlocutore “hai centottant’anni” sia un efficace argomento polemico. Benvenuto nel mondo dei vivi.
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