Lo specchio parlante

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16 Agosto 2018

Ogni giorno si leggono geremiadi sul degrado che internet causa al “pubblico dibattito” e sulla degenerazione culturale di cui sarebbe, nella stessa misura, contenitore e fattore di contagio. Difendere ciò che si legge quotidianamente su facebook o su twitter è , ovviamente, impossibile, dal momento che vi si legge di tutto e, esattamente come ciò che si legge e si ascolta altrove, la quasi totalità è feccia. Ma, è proprio questo il punto: “esattamente come ciò che si legge e ascolta altrove”. Cioè nelle edicole, nelle librerie, in televisione, alla radio e al cinema. Quello che, di facebook, trovo personalmente seccante non è il fatto che, come sostengono in tanti “ha dato diritto alla parola a milioni di imbecilli”. Anzi. Questo mi pare uno dei suoi meriti. L’imbecille va accudito per mostrarlo a chi imbecille non è ancora ma potrebbe diventarlo. Può avere funzione didattica. Che, invece, l’imbecille, in quanto tale, non avrebbe diritto di esprimersi la trovo una forma parallela e più perniciosa di imbecillità. In base a quali criteri si vorrebbe stabilire chi, non essendo un imbecille, avrebbe diritto di esprimere la sua opinione? Un attestato rilasciato da Corrado Augias? Finisce così che queste lagne vagamente revansciste servano solo a fornire alla prèfica un luogo comune per autocertificarsi quella intelligenza che non possiede. Perciò dicevo che il peggio dei social forum non è la caterva di schietti imbecilli che li frequentano ma quella degli imbecilli in incognito che vorrebbero zittirli.

Titolo su Repubblica di oggi (16.08.2018):

“Non sappiamo più tacere. Neanche il lutto riesce a silenziare la folla urlante sui social”.

Notare, innanzitutto, l’uso della prima persona plurale.

Quando un giornalista usa la prima persona plurale si può stare certi che è già montato in cattedra e terrà lezione. E’ il vezzo linguistico di chi, usando il noi, ti fa la gentilezza di mettersi sul tuo piano. Il trionfo dell’ipocrisia giornalistica. Da quella impostazione comunitaria, infatti, si scivola immediatamente verso la “folla urlante” che fa giustizia sommaria del “noi” precedente e lo sostituisce con il classico, più onesto: “io sono io e voi non siete un cazzo”. Dico subito, a scanso di equivoci, che non ho letto l’articolo (era a pagamento e io non pago per leggere una gazzetta: primo perché non me lo posso permettere, secondo per una tradizione che risale all’adolescenza e che non desidero interrompere) e che non intendo leggerlo (neppure gratis). Mi chiedo soltanto: questi fustigatori dei costumi pronti fin dal titolo a stigmatizzare la volgarità, l’imbecillità e lo sciacallaggio dei social dove hanno vissuto negli ultimi venti anni? Hanno letto i giornali sui quali scrivono? Hanno visto la televisione? Hanno ascoltato la radio? Hanno frequentato almeno le vetrine di edicole e librerie? Sono così ipocriti da fingere di non sapere che facebook (esattamente come il bar sotto casa) è lo specchio parlante di quelli come loro? O sono solo minchioni?

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

3 Commenti

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  1. ennioabate-alice-it 2 anni fa

    “L’imbecille va accudito per mostrarlo a chi imbecille non è ancora ma potrebbe diventarlo. Può avere funzione didattica.” (Rosa)

    Concorderei, ma non vedo un numero sufficiente di “accudienti” ( o “badanti”). E’ un lavoro davvero ingrato e una *difesa dell’imbecille* paragonabile alla *difesa del cretino* che Franco Fortini fece negli anni Sessanta ti farebbe passare per pazzo. Oggi è ammessa solo la *difesa dei furbi*.

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  2. evoque 2 anni fa

    Quindi, anche Umberto Eco era un imbecille perché diceva proprio che il web aveva dato spazio a legioni di imbecilli? Fin che gli imbecilli restavano confinati nelle loro parrocchiette: bar, anticamere del medico della mutua, edicole, beh non facevano danni,o almeno li facevano in maniera limitata; ma dopo che questi bar sono stati “messi in rete”, beh, i risultati li vediamo anche in ambito istituzionale. Far finta di non vederli, o di sottovalutarli, non mi sembra molto salutare. E poi cerchiamo di non fare i sosfisti per amore di spaccamento del capello in quattro: chi decide se uno è o no imbecille? Beh, gentile Rosa, lei come definirebbe chi si esprime in questi termini e che ho ascoltato non più tardi di un mesetto fa?: Salvini dovrebbe aspettare agosto per far passare la flat-tax: il parlamento è chiuso, al governo non c’e nessuno. E una volta passata…? Lei sostiene che non si possa negare il diritto di parola agli imbecilli. Sì, sì, che parlino pure, ma io toglierei loro il diritto di voto. Chi non è manifestamente in grado di intendere né di volere, beh non deve avere la possibilità di danneggiare la democrazia, conquistata al prezzo che conosciamo.

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  3. evoque 2 anni fa

    A proposito di imbecilli, che dire di un tizio, ministro pro tempore, che, davanti alla bare delle vittime della tragedia di Genova, non resiste alla tentazione di farsi un selfie con una tizia probabilmente parente di una delle vittime? Minimo: chi si assomiglia..

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