Necrologia

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16 Settembre 2018

L’articolo cui si fa riferimento a seguire era, come si può verificare prendendone semplicemente visione, ripugnante e rimane tale (come altre stupidaggini dell’autore puntualmente presentate come frutti di erudizione magica) anche se chi lo ha scritto è morto.

Ciò che oggi colpisce (ma senza stupire, visto che si tratta di routine) è il pullulare dei necrologi commossi e commoventi scritti da chi ama credere d’essere, anche lui, un erudito magico.

Mi rendo conto che le cose “funzionano” così e non altrimenti.

A me però, che sono solo un modestissimo sabotatore (nulla di più lontano dalla erudizione, magica o meno) i necrologi stanno sui coglioni.

Perciò, per toglierceli, li scrivo prima e mi porto avanti col lavoro.

Questo infatti è addirittura del 2011.

Mi auguro (ma senza sperarci) che questo mi eviti il prevedibilissimo sbranamento da parte del branco, spero sparuto, degli eruditi magici.

“Ciò che dell’odierna stronzaggine mette davvero paura è l’aria intelligente.

Quando si arriva alla stronzata con attestato ufficiale di genialità siamo all’orrore puro.

Di stronzi geniali il mondo, in verità, è pieno ma credo di poter dire che nessun altro paese ne pullula come l’Italia. Basta sfogliare le pagine di un quotidiano per vederli affiorare, brillanti, paludati, spesso forniti di attestazioni accademiche di prim’ordine, tronfi di bibliografie.

Eccone un esempio:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8579&ID_sezione=&sezione=

Anche le date sono interessanti: è stato pubblicato, questo frutto del genio italiano, proprio il giorno prima che a Lampedusa crepasse qualche altro centinaio di migranti.

Non saprei come commentarlo.

L’uomo che l’ha scritto vive oggi di beneficenza pubblica, cosa di cui, peraltro, io mi compiaccio. Ma ciò che trovo, non saprei se sublime o osceno, è la sua superba capacità di dimenticarselo e di trattare come tratta uomini, donne e bambini che di quella beneficenza avrebbero mille volte più bisogno di lui e che, pure, non la ricevono perché appartengono ad una razza e ad una religione diversa da quella che piace a lui.

Anzi, al posto di quella, ricevono un trattamento che, proprio il giorno successivo all’uscita di questo prodotto del nostro stile nazionale, ha portato ad una morte atroce centinaia di esseri umani. E tra queste centinaia anche quelle donne e quei bambini che qui ci si diverte ad indicare come possibili comparse, prezzolate da una misteriosa organizzazione internazionale avente come scopo precipuo niente altro che la distruzione della civiltà occidentale. Vero è che, per scrivere ciò che scrive, questo portatore sano di cervello “Non ha prove provabili” ma, esattamente come una volta, il non avere conti contabili, gli consentì di pontificare sui “costi insostenibili del diritto di sciopero”, oggi il non avere pensieri pensabili non gli impedisce di rimestare nella feccia del suo vocabolario per tirarne fuori, come una leccornia, una parola che tutti i cummenda d’Italia adorano perché permette loro, tra un campari e l’altro, di incornarla e, così, sentirsi dei fini ragionatori.

E la parola è, nientemeno che, “Buonismo”!

“La verità, nelle predicazioni unanimemente buoniste, è certamente impossibile trovarla.”

ci spiega questo indossatore di baschi miracolato dalla Bacchelli.

Invece quanta ce n’è di verità  in questa sequela di rancidi luoghi comuni incollati l’uno all’altro come un patchwork che, per giunta, puzza di piscio di catetere?

Ce n’è di più o di meno di quella che c’è nelle donne, nei bambini e negli uomini che crepano ogni giorno nei barconi mentre qui mangiatori biodegradabili di carotine e spinaci  si dilettano (a spese di quel vituperato stato assistenziale che va bene solo quando l’assistenza la dà a loro) con ciniche stronzate come questa?”

TAG: giornalismo, immigrazione
CAT: costumi sociali, Media

3 Commenti

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  1. undog 2 anni fa

    Come le scrissi tempo fa, a me piace la sua scrittura, in senso letterario. Enfatica, precisa, violenta. In questo caso dell’attacco a Ceronetti, povero e residuo intellettuale-poeta-anarchico per giunta morto, la sua abilità cede il passo alla perfidia. E’ troppo. Come si fa a non indulgere verso un opinionista ottuagenario che scrive quanto scrive proprio in virtù della liceità che concede la vecchiaia? Pensiamo a quello che “sparano” vecchi libertini del pensiero (in quanto vecchi) come Scalfari, Pupi Avati, come faceva lo stesso Sartori (anche lui morto), o anche lo stesso Villaggio e altri noti vecchi divenuti libertari spericolati, autori del “niente da perdere”, sconquassatori di luoghi e morali comuni? La vecchiaia – piaga in cui muore ogni remora e ogni cautela – concede agli spiriti più vivaci la libertà di dire e scrivere contro ogni cosa, anche contro se stessi. Guido Ceronetti non è che uno tra i tanti casi di “vecchi ultradisinibiti”. Crede forse sia l’unico a sostenere le tesi dell’articolo? Certamente no. Essere vecchi significa almeno libertà di pensiero, gioia di provocare. Lo farà anche Lei, che già lo fa.

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  2. ugo-rosa 2 anni fa

    Intanto questo pezzullo fu scritto nell’aprile del 2011, quando Ceronetti era vivo, vegeto e (si fa per dire) pensante; l’ho riproposto con appena qualche parola mutata (questo l’originale con tanto di data: http://fioridizucca.blog.kataweb.it/2011/04/08/bagattelle-14/) solo perché trovo sempre riprovevoli le santificazioni indebite.
    Se fosse stato scritto appositamente per il morto, tuttavia, ugualmente non sarei d’accordo con lei (come avrà certamente previsto).
    Chi scrive minchiate, temo, merita di essere trattato da minchia: giovane, vecchio, maschio, femmina, cantante. O morto.
    E un anziano (un giovane, una femmina, un gay, un cantante. Un morto) va trattato con rispetto: mai compatito (che sarebbe invece la negazione del rispetto).
    A chi scrive stronzate, perciò, va detto che è uno stronzo, a prescindere dallo status anagrafico (salvo che non sia indementito in senso clinico, ma non era questo il caso).
    Non fossaltro che per lealtà nei confronti di chi, alla stessa età, queste stronzate non le scriveva e non le scrive.

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  3. ennioabate-alice-it 2 anni fa

    A modo mio (e da vecchio) sto dalla parte dell’autore di questa sana invettiva contro il “perfido” Ceronetti e tanti altri, non solo “vecchi ultradisinibiti”, che sul problema delle migrazioni ( e dell’identità) la pensano come lui la pensava:
    IN MORTE DI UN REAZIONARIO
    http://www.poliscritture.it/2018/09/15/in-morte-di-un-reazionario/

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