Ogni giorno una perla

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24 Luglio 2019

Le caratteristiche intellettuali della intellighenzia progressista, prive di ancoraggio materiale, sono volatili e tendono ad evaporare con estrema facilità. Trovano così nel moralismo il loro punto di condensazione. Qui gli intellettuali progressisti sembrano raggiungere quella concretezza di rugiada che, per quanto esigua, gli consente di non svanire. Per questo provvedono ad attestarsi, l’un l’altro, il ruolo di educatori del genere umano. Quando nessuno glielo attesta se lo attestano da soli. E’ da questa postazione di superiorità morale che il progressista frequenta il concetto di uguaglianza. Siamo sì tutti uguali, ma la maggior parte abbisogna di guida e di consiglio: l’intellettuale progressista è lì, in forma di nube vaporosa e benefica, per fornirgli l’una e l’altro e consentire anche a lui di divenire un “uguale”. Mentre non vuole sentir parlare, se non per riderne a cena, di una condivisione egualitaria del benessere materiale di cui dispone lui, è invece generosamente disposto a far si che ciascuno condivida le sue straordinarie qualità morali. Manifesta così, ogni volta che può, la sua propensione ad insegnare qualcosa a qualcuno e non manca mai di ottimi consigli: non odiate, vogliatevi bene, praticate la raccolta differenziata, non posteggiate in doppia fila e pagate il biglietto del tram. Questa solare vocazione didattica fa si che l’intellettuale progressista, per quanto preoccupato, percepisca sempre il bicchiere mezzo pieno e si mostri fiducioso circa la possibilità di trasmettere alla plebe quel sapere esoterico di cui lui è custode delegato. Il suo è l’ottimismo dei presbiti. Da vicino non vede quasi nulla ma il suo sguardo si perde nelle lontananze più azzurre. I titoli delle rubriche che tiene nei principali quotidiani sembrano provenire dal mondo fatato di un resort turistico all-inclusive dove si paga solo coi gusci di paguro: “la prima cosa bella”, “il buongiorno”, “l’amaca”, “il caffè”. Ci si sveglia dalla pennichella e, dopo una stiratina, ci si prepara all’acquagym con gli altri vacanzieri che hanno appena fatto colazione. A furia di aguzzare la vista la sua visione finisce per trascendere l’orizzonte ottico e quello temporale. Dallo scioglimento dei ghiacciai artici alla desertificazione equatoriale, dalla caccia al tricheco alla moria degli ulivi, lo spazio si accomoda sulle coordinate della sua inarrivabile educazione civica mentre il tempo, dalla saggezza presocratica alle odissee interstellari, si distende sulle morbide ascisse della sua cultura da liceale saputo che sa tutto quel che serve. Il fornello della sua pipa di radica, infine, brucia quelle conoscenze aromatiche e lui, annusandole, le metabolizza in didattica per i minchioni. Sulla sua saggezza ebdomadaria, morbida come il cuscino di una poltrona frau, ogni chiappa, insomma, può riposare e alla prima cosa bella ne seguiranno di bellissime, purché si proceda sui binari dell’adesso.

TAG: Cultura, giornalismo, italia, politica
CAT: costumi sociali, Media

3 Commenti

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  1. evoque 1 anno fa

    I minchioni mi sembrano invece quelli che si fanno prendere per i fondelli da gentuccia come Salvini Di Maio Berlusca Meloni. Ieri, in un suo pezzo ho letto un post della Meloni che sosteneva la pratica della tortura perché le forze di polizia, diceva la fascistella, devono potere lavorare….

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  2. dionysos41 1 anno fa

    Ma pensi che chi scrive una rubrica quotidiana sulla Repubblica appartega perciò a ciò che chiami “intellighenzia progressista”? Forse sarebbe opportuno un “sedicente intellighenzia progressista”. Ma se il confronto tra chi sia e chi no, progressista, passa attrevrso la stampa, siamo fritti. Davvero fritti; perché se c’è un luogno in cui non luce nessuna intellighenzia né progressista né reazionaria, è proprio la stampa, in particolare quella quotidiana, e specificatamente quella appunto che chiami “progressista”.

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  3. dionysos41 1 anno fa

    E se le fonti delle tue opinioni e riflessioni sono queste, poveri noi!
    Stammi bene.

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