Ologrammi progressisti

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21 aprile 2019

Il progressista non si dà in natura. Esiste solo in forma di rappresentazione. Procede “a canovaccio” nell’ambito di una commedia la cui scenografia è costituita dalla prospettiva rassicurante di un benessere diffuso, a portata di mano e progressivo. La scena è dipinta su fondali a colori tenui, senza picchi cromatici. Le diseguaglianze (non quelle tra les citoyens ma quelle reali tra povero e ricco) non sono mai recisamente negate ma nemmeno stigmatizzate, mai auspicate (in questo il progressista si differenzia dal reazionario per il quale, invece, quelle differenze sono benvenute e necessarie) ma piuttosto serenamente accettate e proclamate inevitabili. Alla stregua dei terremoti, dei maremoti, delle alluvioni, dei film di Veltroni e delle spiritosaggini della Littizzetto.
Nella rappresentazione progressista la ricchezza è bonaria, evita l’ostentazione e si mostra alla mano. Nel suo apparecchio teatrale, tra quelle quinte scenografiche tranquillanti grazie al supporto della tecnologia, il progressista assume configurazione ologrammatica. Come ologramma ha il vantaggio di poter essere teletrasmesso rimanendo costituzionalmente inafferrabile. Per via di questa conformazione volatile le mazzate occasionali degli “oscurantisti” lo attraversano provocandone lo sfarfallio ma lasciandolo sostanzialmente incolume. Parole come “vittoria” o “sconfitta”, del resto, sono del tutto prive di senso per il progressista che non può vincere né perdere non avendo, da perdere o vincere, altro che un paio di nobili principi e qualche slogan umanitario ragionevolmente intercambiabile. Non bisogna tuttavia banalizzare la rappresentazione progressista riducendola alla dimensione di una “recita”. Il progressista non recita. Se un ologramma potesse essere sincero direi anzi che la sincerità non gli fa difetto. Per questo non lo si può “smascherare”: egli aderisce al personaggio come la mosca alla carta moschicida e non impersona che se medesimo. La superficie iridescente dell’ologramma può mutare ma nessun Fazio sfugge al Veltronismo. Ogni progressista del pianeta è un Veltroni del quale la teletrasmissione ricombina casualmente la struttura molecolare. La nuova frontiera dell’ecologismo (in verità per nulla nuova ma messa a nuovo dalla spettacolarizzazione mediatica) garantisce all’ologramma diffusione planetaria. Dall’Islanda alla Grecia, dalla Finlandia alla California ogni differenza di classe tra gli esseri umani può dirsi abolita nel nome della esigenza comune al ricco e al povero di salvare un pianeta che “è di tutti”: di chi se n’è ingozzato e di chi non può sperare, nel migliore dei casi, che di sopravvivere con le sue briciole. Di modo che il primo continui tranquillamente a ingozzarsene. La configurazione dell’ologramma progressista non può dunque, al momento, che assumere il sembiante di Greta Thunberg.
Fino a riformattazione del sistema.

TAG: Cultura, giornalismo, Greta Thunberg, politica, teatro, Veltroni
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. massimo-crispi 7 mesi fa
    Come ogni personaggio in vena di sovraesposizione Greta sarà tritata dalla rapidità del tempo, sarà già obsoleta tra non molto. Perché incapace di rinnovarsi. Al momento se la gode.
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