Per una inadeguatezza consapevole

:
27 Luglio 2019

Usare i sostantivi di genere (donna, uomo, gay) come parametro classificatorio di riferimento antropologico e culturale è diventato uno dei narcotici più smerciati dalla farmacia mediatica. Non accade a nessun altro sostantivo di venire usato, in questa misura, come contenitore cumulativo dei soggetti più svariati e di ridurre quel contenuto all’aspetto e alla consistenza della marmellata. Sono buchi neri che inghiottono ogni sia pur minimo raggio di lumen intellectualis. Quando ci si trova nei paraggi è tremendamente difficile non essere risucchiati dalla loro spaventosa forza di gravità, perdere il lume della ragione e cominciare a delirare. Per esempio riguardo alla “Donna” l’atteggiamento corrente è quello politically correct, che però, molto stranamente, coincide con quello del cinico che vuol trombare:“Ah! Le donne! Che meraviglia! La forza motrice del mondo! Che siamo noi uomini di fronte a loro? ecc.” in uno stillicidio di luoghi comuni in grado di far rattrappire lo scroto perfino al guallaroso. Chi, di fronte a queste stupidaggini riesce solo a tacere imbarazzato, è osservato con sospetto. E le donne che s’incazzano per questo trattamento da cretine si contano sulle dita, proprio come i corrispettivi maschili che potrebbero essere salvati dal diluvio universale per intelligenza superstite. Il governo spagnolo (o francese o finlandese) è composto in buona parte da donne? Euforia tra i media “progressisti”. Perché? Non conosciamo le politiche italiane? Si chiamano Mussolini, Carfagna, Brambilla, Santanchè, Meloni, Gardini…e i gay…come si chiamano i gay? Platinette, Signorini, Malgioglio e Rocco Casalino. Insomma l’esercizio della ragione è diventata una fatica di Sisifo. Perciò va ripetuto ciò che già qualche nonno aveva intuito. Nel mondo del mercato globale le donne possono avere successo solo nei termini in cui il mercato (non qualche moralista d’accatto) intende il successo e cioè solo se si uniformano alla stupidità e al cinismo dei (loro) uomini. Se desiderano la “parità” (nel mercato) dovranno essere come loro. E per i gay le cose stanno alla stessa maniera. La piaggeria dei farabutti non è che la ciliegina sulla torta dello sfruttamento. E’ illuminante che dietro le affermazioni adulatorie nei confronti della “Donna” si trincerino proprio i più furbi e i più cinici tra gli uomini. Quando i termini del successo e le qualità necessarie a conseguirlo sono “date” e stabilite dal mercato non importa infatti “chi o che cosa” tu sia in termini biologici. Importa soltanto che tu lo sia in modo adeguato.
Ma le rare donne e i rarissimi uomini “inadeguati” non potrebbero fare cosa peggiore che adeguarsi perché è proprio nella inadeguatezza che si cela il loro valore inestimabile.
E solo in questa consapevole inadeguatezza si cela, forse, una possibilità di fuga dalla più spaventosa delle trappole: quella della conformità inconsapevole.

…in forma di post scriptum:
“…a Hollywood, intanto, i diritti cinematografici per un film sul caso Weinstein sono stati acquistati da una donna, Megan Ellison, considerata a trentadue anni una delle donne più potenti del pianeta. Il protagonista designato era Kevin Spacey che però, dopo le note vicissitudini che lo vogliono trombante previa molestia, è stato a sua volta trombato senza che nessuno l’avesse, prima, molestato. A sostituirlo potrebbe essere Brad Pitt, trombatore non molestante (a meno di nuovi aggiornamenti giudiziari). Si prevedono incassi favolosi e per lo meno cinque oscar che saranno assegnati, fino a nuova rotazione d’incarico per molestie pregresse, dal sostituto di Weinstein, la Megan di cui sopra. Lei avrà anche il compito istituzionale di moderare lo spompinamento generale nell’ambiente cinematografico hollywoodiano (o, per lo meno, mantenerlo nei confini del minimo sindacale). A quanto pare questo genere di work in progress ha a vedere con il sesso solo per i primi tre pollici…il resto, fino all’ugola, riguarda l’esercizio del potere. E a chi appartiene il potere non lo decidono quei tre pollici (come piace credere a Oprah Winfrey, forse prossima candidata alle elezioni americane) ma lo decide il mercato per il quale una merce vale l’altra e tutte valgono solo per il profitto che sono in grado di procurare. Ed è il mercato dunque che stabilisce a chi tocca “to fuck your mouth” (e anche il resto) e a chi tocca, invece, calarsi le braghe o, indifferentemente, alzarsi la gonna.”
Thomas Blacksmith Carpenter, The Show must go on, da “American Anarchist” n.187, pag. 23
trad. ur

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...