Progressisti à la carte

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27 Marzo 2018

Il benestante progressista con propensioni (e spesso attestazioni) intellettuali, sempre aperto a ogni “diritto” purché compatibile coi suoi privilegi è, io credo, una figura caratteristica del XXI secolo così come Bouvard e Pecuchet lo furono del XIX. Rappresenta i nostri tempi come loro due rappresentavano quello che Leon Daudet definì “Lo stupido XIX secolo”. Ciò che manca a noi, purtroppo, è un Flaubert in grado di raccontarcelo.

La cosa interessante di questo esemplare è che, soprattutto in Italia, non è necessario andarselo a cercare.

E’ dappertutto.

Lo trovi ai concerti, al cinema, nei musei.

Sui giornali spopola. E’ lui a scrivere gli editoriali più letti e gli elzeviri più apprezzati. Le sue rubriche sono frequentatissime da altri progressisti benestanti che, leggendole, possono usufruire a la carte del già pensato e, dopo averlo ruminato a sazietà, risputarlo all’esterno per altri ruminanti della stessa specie che faranno la medesima cosa.

Concede anche interviste. Molte. E proprio in quella sede, anzi, dà forse il meglio di sé.

Per caso me n’è capitata una sotto gli occhi.

Autobiografia, cultura generale, propensioni umanitarie e bontà d’animo, vi si intrecciano a formare un canestro di primizie stagionali.

Il soggetto in questione non è (va detto) peggio di altri.

Pare sia un regista di buona levatura o, almeno, piuttosto ben messo presso la critica.

Ha pubblicato anche libri (quattro, di cui l’ultimo, così ci assicura lui stesso, “ha valenza letteraria”).

Per di più è gay e ha pure adottato un ragazzo albanese.

Ricapitolando: regista di film impegnati o addirittura impegnatissimi, scrittore di libri “con valenza letteraria”, intervistato di lungo corso e benefattore dell’umanità.

Un intellettuale progressista di sicuro riferimento.

Riporto due passi dell’intervista:

1) D: Per lei cos’è la sessualità?

R: “La sessualità è per me un fatto di libertà, ognuno sceglie la propria idea e tendenza, il proprio gusto, purché non da fastidio agli altri e non commetta delitto.”

2) D: La libertà, oggi, si manifesta in mille modi, ad esempio scrivendo frasi e pensieri sui social network: che idea ha al riguardo? Usa Facebook?

R: “So che esistono, ma non li uso, perché sono mentalmente incapace di farlo. Mi piacciono altre cose, tutto qui. Non mi verrebbe mai in mente l’idea di scrivere i fatti miei su Facebook che ha la sua pericolosità. Sui social si leggono cose e frasi insultanti e prive di contenuto reale. TUTTI SI ARROGANO IL DIRITTO DI SCRIVERE E DIRE QUELLO CHE VOGLIONO E PENSANO. NON MI PIACCIONO PERCHE’ DANNO PAROLA A CHI POTREBBE TACERE” .

Ecco. Credo che, tra la sontuosa tolleranza (pro domo) della prima risposta e lo scivolamento progressivo dalla più compiaciuta ignoranza alla più intollerante arroganza (pro domo) della seconda si disegni al meglio l’ipocrisia del privilegio che, dietro la maschera del progressismo umanitario (pro domo) difende il suo territorio col forcone.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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