Progressivismus-2 (Progressisti del sabato e del giovedì)

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8 febbraio 2019

Qualche progressista del giovedì, letto il mio pezzo sui progressisti del sabato, si è risentito. Una signora ha sintetizzato per tutti: “Cagata”. Subito dopo ha cambiato le note biografiche del suo profilo fb definendosi, a mio spregio ma anche in mio onore, “Progressista Indigente”. Ora, io non ho difficoltà a prendere per vero ciascuno dei due aggettivi separatamente. Ma considerarli veri insieme mi è impossibile per le ragioni che ho già accennato e vorrei ribadire. Immaginarsi un homeless (per portare l’esempio agli estremi) reazionario fino al midollo, razzista, omofobo, misantropo e maschilista è la cosa più facile del mondo, ma immaginarne uno progressista sopravanza la creatività più sfrenata, è impresa visionaria e, per me, disperata. La cosa più simile che riesco a figurarmi è la famosa buttana (“ottimista e di sinistra”) di “Disperato erotico stomp” del compianto Lucio Dalla. Ma ormai è roba d’altri tempi. Oggi, al massimo, la buttana ti canta Occidentali’s Karma e gli devi pure pagare il sovrapprezzo. Insomma, parliamoci chiaro, il progressismo tiene al guinzaglio beni mobili o immobili o almeno si porta a spasso un reddito col cappottino…e non deve neppure trattarsi di un reddito inferiore ad una certa taglia perché sotto quella taglia l’ottimismo comincia a vacillare e va miseramente in frantumi quando arriva la ruspa delle necessità quotidiane, le quali poco si sposano con la filantropia. Sopra quella misura invece, come canta l’icona di tutti i progressisti a terzina incatenata, “La vita è bella” e, tra un canto e l’altro, è bello anche dedicarsi al bene della umanità. Perché al progressista piace rendere partecipi le genti della superiore Weltanschaaung che, come in un Bildungsroman (il tedesco è per Massimo) si è costruito faticosamente negli anni leggendo Mauro, Scalfari e Saviano, e che ha maturato poi, insieme alla sue ponderate opinioni, nel corso di dibattiti nei quali Carofiglio, la Palombelli e Augias si scambiavano le loro. Non solo…ma anche applaudendo quei sapidissimi spettacoli di teatro giornalistico così caratteristici della cultura nostrana (loculo prima occupato da Travaglio e Scanzi e momentaneamente vacante, in attesa di Gramellini). Insomma il progressista si è dovuto faticosamente costruire quella enciclopedica cultura corrente senza la quale non avrebbe di che alimentare la sua sete inestinguibile di luoghi comuni. Né lo sfiora la vaga sensazione della dissonanza costituita da un giornalista, un conduttore televisivo, un cantante o un comico che, dietro pagamento a cinque zeri o sei, versa lacrime per l’umanità che soffre e si denuda il petto per quei diritti umani, ogni giorno umiliati, proprio per garantire l’entità dei suoi compensi e il suo tenore di vita. Perché il progressista, tanto versato in letteratura, teatro e scienze umane, non ha vocazione per la matematica e rimane interdetto e come mortalmente offeso davanti alla rivelazione che due più due fa ancora quattro.

TAG: Cultura, Facebook, giornalismo, politica
CAT: costumi sociali, Media

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