Progressivismus-5

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17 Febbraio 2019

Nonostante una dichiarata, ostentatissima, propensione per “La Scienza”, l’intellettuale progressista crede nella efficacia magica delle parole. Quando parla de “Lo Stato” de “La Legge” de “L’Ordine Pubblico” e financo quando pronuncia certi nomi propri (per es.“Mattarella”) si percepisce l’eco della macumba. Perciò permane il dubbio che, per lui, anche “Scienza” sia una parola magica, cosa che del resto riguarda pure le altre due che spesso l’accompagnano: “Arte” e “Cultura” le quali, nell’immaginario progressista, levitano a mezz’aria come San Giuseppe da Copertino, patrono dello studente, il cui motto era “Signor tu lo Spirito sei e io la tromba. Ma senza lo Fiato Tuo nulla rimbomba”. Michele Serra, su Repubblica, si è fatto tromba e fiato insieme, per anatemizzare chi osi ipotizzare compromissioni del festival di Sanremo (o di altra kermesse televisiva) con un qualche potentato economico o politico: ”Come se – argomenta con arguzia – il succedersi dei governi potesse minimamente scalfire i tempi, i modi e la sensibilità degli artisti!”. Inscalfibile è, dunque, La Arte (e “i tempi, i modi, la sensibilità” di quegli angioli che sono gli artisti…) per l’intellighenzia progressista. Da banali considerazioni del genere, tra il sorpreso e il sorprendente, si arguisce come l’inclinazione alla magia possa combinarsi con la disposizione a cadere dal pero. Non è che l’autonomia della Arte e della Cultura non sia cosa affascinante. Il suo solo difetto è che non esiste. Soprattutto quando, come accade oggi, l’artista o l’intellettuale accettano le leggi del mercato. Risulta forse che i cantanti sanremesi, i giurati di questa o quella giuria, i protagonisti di questa o quella fiction, in quanto rappresentanti della Arte e della Cultura (come, per dire, quel filosofo della musica che risponde al nome di Joe Bastianich, componente di rilievo della giuria sanremese) abbiano mai manifestato di volersi sottrarre a quelle leggi? E se qualcosa soggiace alle leggi di mercato non soggiace anche a quelle di una politica che del mercato è sodale o succube? Non è questo, in fin dei conti, che ci insegnarono proprio quegli intellettuali progressisti i quali, quando il loro Santo Patrono Mattarella rispedì al mittente un ministro perché “non gradito ai mercati” gli batterono calorosamente le mani? In parole povere alla frase “Autonomia della Arte e della Cultura”, purtroppo, dalla parte della realtà non corrisponde nulla. Si dà però il caso, tornando ai nostri lineamenti per un’antropologia dell’intellettuale progressista, che al soggetto di cui ci stiamo occupando, questa carenza di allineamento semantico tra le parole e le cose, capiti spesso. Nei suoi esercizi verbali la santificazione di certe parole procede infatti di pari passo con il loro uso giornalistico ed esse diventano amuleti apotropaici da consegnare alla pagina come si consegnano gli ex voto a San Gennaro: nella speranza che il referente abbocchi.

TAG: Cultura, giornalismo, partito democratico, Pd, politica
CAT: costumi sociali, Media

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