Progressivismus-7 (Geomorfologia del progressismo, intermezzo geopolitico)

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21 febbraio 2019

L’ago, la cui smagnetizzazione ha fatto perdere la bussola al progressista, non si è danneggiato in un giorno né in pochi mesi e, certo, non si è guastato ieri.

Dopo aver dato segni di malfunzionamento negli anni sessanta è andato progressivamente deteriorandosi durante i settanta per poi smagnetizzarsi quasi del tutto nel corso degli ottanta. Verso la fine del secolo la bussola era già completamente fuori uso. Da allora il progressista, dopo avere navigato a vista traguardando l’orizzonte ottico e scambiando puntualmente l’America per il Cipango, ha iniziato ad andare alla deriva e non sapendo che pesci pigliare li ha presi tutti.

Sbaglierebbe chi volesse addebitare il sinistro a un sabotaggio, uno di quei “tradimenti” che piacciono tanto ai complottisti. E’ stata piuttosto una fluttuazione carsica, un’alterazione geomorfologica che ha provocato una progressione di movimenti tellurici in grado di causare la tempesta magnetica che ha originato l’avaria. In pratica una faglia geologica millenaria è scivolata in profondità, fuori dalla portata dei sensori politici: quella costituita dallo strato sociale degli ultimi e dei penultimi. Lo slittamento ha causato la variazione della crosta ideologica e l’affioramento in superficie di un’altra faglia, costituita dalle vecchie e nuove classi a reddito medio-alto che hanno completamente assorbito l’attività di quei sensori rendendoli inetti a rilevare altro che non fosse “il centro” (“al centro si vince”: come, quando e quanto lo si è visto).

Questo particolare fenomeno di subduzione-obduzione ha del tutto rincoglionito il progressista che, da quel momento, ha ritenuto che la struttura classista della società fosse obsoleta e ci fosse bisogno solo di qualche aggiustamento sul versante dei diritti umani per rendere il mondo una bellezza. Lo Status, dal momento che garantiva a lui il benessere, è stato dichiarato avvenente ed il problema ha cessato di essere quello del cambiamento per diventare quello della manutenzione.

Da quando la sostruzione della “Sinistra” si è trasformata adeguandosi a questa nuova configurazione ideologica, gli ultimi (salariati, operai, disoccupati, manovali…) sono del tutto scomparsi dai radar, sui quali appaiono oggi solo professionisti di successo, manager, dirigenti, comici e cantanti.

Nulla, d’altra parte, ha preso il posto che aveva un tempo quella che definivamo “sinistra” e l’equivoco ridicolo di un M5s “sostanzialmente di sinistra”, nel quale fior di progressisti sono incappati (intellettuali e no) si spiega proprio con il fatto che, a quel tempo, essi avevano già perso la bussola. Solo un naufrago ubriaco e alla deriva, infatti, avrebbe potuto scambiare questa accozzaglia di qualunquisti minchioni, messa insieme da un comico milionario a furia di battute d’avanspettacolo, per qualcosa di simile a ciò che, in tutta la sua insufficienza, la mia generazione chiamava “Sinistra”.

TAG: Cultura, giornalismo, movimento 5 stelle, partito democratico
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. pasquale-hamel 3 mesi fa
    Per quanto riguarda i 5Stelle, concordo in pieno, sul resto ho l'impressione che le categorie ideologiche facciano velo ad una corretta apprensione della realtà
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