Progressivismus-8 (Intermezzo fisiognomico)

:
23 febbraio 2019

Non sono, come sostiene un esponente progressista tra i più noti e con lui una percentuale rilevante di progressisti (sia di primo pelo che di lungo corso) “le idee e i leader” il problema della sinistra.

Leader ne ha tanti da non capire più chi rimanga da guidare; idee ne produce a centinaia e sono una peggio dell’altra.

Ciò che l’ha ridotta così è invece la sua incapacità di rappresentare altro che una fascia sociale di benestanti garantiti. Essi ne sono il corpo e la testa pensante e in nessun caso sono disposti a mettere in discussione i privilegi che hanno acquisito o con i quali sono nati.

E’ chiaro che ogni professorino di scienze politiche, a questo punto, monterà in cattedra per spiegare agli altri tutto quello che lui non ha mai capito. Spiegherà per esempio che, come insegnano Mosca e Pareto, è sempre una élite a prendere le decisioni e a governare la nave, sia nella gestione di un potere già assestato che nel tentativo di sostituirlo con un potere in fieri. E per non farci mancare nulla aggiungerà che questa élite, per cultura, formazione e censo è sempre, almeno nella sua più larga percentuale, composta da privilegiati.

E’ un luogo comune e, come tutti i luoghi comuni, contiene una verità incontestabile…che però si trasforma nel suo opposto se non aggiungiamo una postilla.

Non si può negare che sia sempre una élite a decidere, ed è ugualmente vero che si tratti spesso di una élite che, allo stato delle cose, ha goduto o gode di privilegi ma questo è rilevante solo nel caso in cui quella élite possa decidere, in assenza di vincoli ideologici, nel senso della conferma dei suoi privilegi e si muova nel verso del loro accrescimento. Diventa invece irrilevante se essa è tenuta a muoversi in senso contrario ad essi.

Friedrich Engels era certamente un privilegiato, ciò è innegabile.

Ma il programma politico e sociale di cui si fece fautore e portavoce andava, in ogni singolo punto, nel senso esattamente contrario ai suoi interessi economici e in direzione dell’abbattimento dei suoi privilegi. Q

uesto non solo rende politicamente irrilevante la sua estrazione sociale di privilegiato ma aggiunge qualcosa di ammirevole alla sua esistenza. Si tratta dunque di possedere una visione politica cogente e tale da indirizzare ogni decisione ma, prima ancora, di attrarre, soltanto gli ultimi o quei privilegiati disposti a “tradire” la loro origine.

Il progressista crede invece che sia solo questione di “leader e idee” e fatalmente si muove in senso inverso. Non “contro” bensì a conferma di tutti i suoi privilegi: culturali, economici, sociali.

Quali sono state le sue parole d’ordine in questi anni? Due, tra le tante: meritocrazia e legalità. Ambedue prive (come tutte le altre) di ogni senso, visto che l’unica cosa che potrebbe fornirglielo, e cioè l’uguaglianza economica tra gli uomini, non solo non è stata neppure messa in conto ma, addirittura, sbeffeggiata come “retaggio ideologico del passato”.

TAG: Cultura, giornalismo, partito democratico, politica
CAT: costumi sociali, Media

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...