Protezione culturale

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5 Maggio 2018

La divulgazione è un prodotto altamente tossico, che provoca assuefazione e risulta, alla lunga, letale sia per il paziente che per quella specie di chimera in via di estinzione che chiamano “intelligenza”.

La cultura non può essere divulgata.

Non è un oggetto, è un processo e in quanto tale consiste nel suo farsi.

Trattata come cosa evapora e scompare.

Il dilagare di una pseudo-cultura, preconfezionata e già digerita da stomaci progettati all’uopo, fa anche di peggio.

Rende inabitabile il mezzanino, un tempo confortevole, dell’ignoranza facendo traslocare quest’ultima al piano della mezza cultura.

L’ignorante non costituiva offesa o minaccia per l’intelligenza.

Il mezzo colto, al contrario, ha la boria intellettuale di poter dire la sua alla pari con chiunque.

E la dice. Purtroppo. Sempre.

Anzi, per lo più alza la voce, fa lo spiritoso, sguinzaglia la sua stupidità.

Il fruitore dei servizi culturali forniti dalla società dello spettacolo si trova in questa condizione.

Ha traslocato al piano superiore ed è persuaso oramai di far parte della intellighenzia.

Questo lo porta a trattare da conoscitore ogni argomento dello scibile con risultati impressionanti.

Quando vedo urlare sguaiate banalità sulla “CULTURA” o intervistare, tra una barzelletta e una réclame, uno che ci spiega per filo e per segno che cosa è la Musica, la Poesia, la Letteratura (“LA ARTE” insomma…) mi prende lo sconforto.

So che da quel momento anche la bestia avrà capito ogni cosa e galleggerà in uno stato di sognante illusione circa le sue capacità intellettive.

Queste ultime continueranno a non eccedere quelle necessarie a compitare la terza pagina del giornale ma adesso egli sa, purtroppo, chi era Lorenzo Lotto o dove si va a parare quando si parla di Hegel.

Si esprimerà, perfino, con parole sue (chi, oggi, non è “se stesso”?) e non lesinerà argomentazioni teoriche.

In altre parole si trasformerà in una mina vagante.

Il web non è la causa ma lo specchio della devastazione che quest’orda è in grado di produrre.

Perché non è vero che la cultura sia quel monumento che dicono.

L’arte, la poesia, la musica sono, ahimè, quasi nulla.

Così fragili che, esposte alla luce più del dovuto, evaporano e se le stringi tra le dita si frantumano e sono perse per sempre.

Vanno praticate in silenzio. Nascoste. Protette.

Ma in un senso diverso (e addirittura opposto) a quello auspicato dalle associazioni culturali e dai ministeri.

Non dallo psicopatico (che, al massimo, prende a martellate la Pietà di Michelangelo, niente di che…) né dall’incuria (che cada un muro vecchio a Pompei non è questo gran male…) bensì dagli orecchianti di concerti e conferenze, praticanti di mostre, habitué dei cineforum, degli happening di Marina Abramovic e dei festival della scienza e della filosofia, che fanno molto peggio: rosicchiano, come un terrificante esercito di termiti, le fondamenta stesse della intelligenza.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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