Razzisti d’accatto

8 agosto 2018

Razzismo e fascismo, in questo paese, sono endemici come l’influenza.

A dimostrarlo basterebbe la petulanza con cui ci si affretta ad esorcizzarli agitando il santino della “brava gente” che lavora, produce, consuma e, per il resto, se ne fotte.

In tal modo però la pandemia si aggrava aggiungendo ai primi due un terzo, devastante, malanno: il qualunquismo.

Di vaccini non se ne conoscono.

C’è solo un palliativo.

Consiste nel frequentare tuo cugino, più fascista e più razzista di te, in modo da sentirti un poco migliore di lui.

E’ quello che fanno i grillini con i leghisti, su consiglio della dottoressa Taverna.

Ma chi fa aperta professione di razzismo e di fascismo appartiene ad una, ancora, infima minoranza. Tutti gli altri li mascherano accuratamente sotto una spessa patina di ipocrisia. Quando, come accade sempre più spesso, i focolai dell’infezione si manifestano in modo inequivocabile, allora (proprio come si fa con i vaccini) i fatti vengono negati e diventano accidenti. La differenza tra fatto e accidente l’ha spiegata bene Jean Piaget: un fatto è, innanzitutto, la risposta a una domanda. Ma qualcuno, quella domanda, deve porla. In caso contrario non c’è fatto ma solo accidente.

Così, quando si verifica la quotidiana aggressione a sfondo razzista (di qualunque genere, da quella fisica a quella “soltanto” verbale, dall’accoltellamento al rifiuto di fare entrare un ermigrato in un locale) non si deve guardare il farabutto che, in prima persona, la compie. Quello è il dito. La luna sta da un’altra parte e i suoi raggi sono miriadi: tutte le brave persone che, invece di gridare vendetta al cielo ogni volta che accadono cose del genere (e ogni volta è sempre una volta di troppo) nicchiano, sbuffano, minimizzano.

Parlo di quella maggioranza, un tempo silenziosa e oggi purtroppo non più tale, che giustifica senza giustificare, dice senza dire e pensa senza pensare.

Una maggioranza rappresentata da un comico che, davanti a queste cose, fa battute sulla mira di chi lancia le uova e da uno spocchioso minus habens che rivolto ai disperati gli dice “la pacchia è finita”.

O forse è una maggioranza che non è affatto rappresentata da loro ma, piuttosto, li rappresenta.

E’ la replica di quegli stampi; perché qui uno vale uno.

Una maggioranza minimizzante, barzellettiera, scherzevole e composta da ex di ogni tipo: chi una volta applaudiva l’uomo del predellino, chi salutava a pugno chiuso e chi faceva le marce contro le tasse.

Sono razzisti d’accatto.

Gli manca il minimo sindacale di coraggio per dichiararsi tali. Per chi tiene famiglia, come loro, è più comodo ponzare: “il problema è un altro…i flussi migratori sono insostenibili…la situazione dei centri urbani…” o inseguire la bontà d’animo “…poniamo fine al traffico di esseri umani nel mediterraneo…” salvo, messi alle strette, sbottare “…e allora gli immigrati che fanno a pezzettini le bianche?”.

Tutto fuorché porsi quella domandina che trasformerebbe l’accidente in un fatto.

TAG: Cultura, immigrazione
CAT: costumi sociali, Media

5 Commenti

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  1. travis-bickle 2 settimane fa
    No, la domandina non ce la si fa, perché la premessa è "Non sono razzista ma...". Perché, come dici correttamente, dichiararsi razzista non è ancora completamente accettato socialmente (ma ci stiamo lavorando), il dire cose razziste è invece tranquillamente tollerato, se non incoraggiato.
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  2. evoque 2 settimane fa
    Su Famiglia Cristiana, qualche settimana fa, c'era la lettera di un credente che diceva di non andare più fisicamente a Messa la domenica (la ascolta alla tv), perché stufo di trovarsi in chiesa con gente formalmente ultra-cattolica, ma poi appena fuori si trasforma in un'aperta sostenitrice di Salvini e delle sue politiche razziste. Questi sono gli "italiani brava gente"...
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  3. dionysos41 2 settimane fa
    E' proprio così. L'ho scritto più volte, confutato e insultato, naturalmente dai soliti non sono razzista ma ...... sui social, in pubblico, e tra, diciamo, amici.
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  4. cincinnato 2 settimane fa
    Oggi il peggior razzismo è esercitato da una minoranza contro la maggioranza degli italiani. E il razzismo dell' antirazzismo. Oggi il razzismo più opprimente e intimidatorio, è etico, e non etnico; è quello culturale, politico, ideologico di una «razza eletta» rispetto al popolaccio che sceglie di pancia il sovranismo ed è perciò bollato come naturaliter razzista.
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  5. ugo-rosa 2 settimane fa
    Ma no...se mai potesse esservene uno peggiore dell’altro, il “peggior razzismo” è esercitato da quei militi (naturalmente ignoti) che pur di non ammettere ciò che sono (perché, immagino, fa schifo pure a loro) s’inventano stronzate sesquipedali come “il razzismo dell’antirazzismo” oppure, magari, “il fascismo dell’antifascismo”. E’ l’Italia che va, con le sue macchinette vrum vrum...come dice il poeta... https://www.youtube.com/watch?v=SIrkhwVG06k
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