San Michele Serra protettore dell’antimafia

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19 Novembre 2017

Sono molti i portavalori della stampa nazionale incaricati dalle agenzie di credito delle virtù civiche del trasporto delle medesime da una banca mediatica all’altra.

Trasbordano il valore civile tra le cassette di sicurezza del filisteismo nazionale e ciascuno lo fa con il mezzo che ha a disposizione.

Eugenio Scalfari, per dire, ci ha la limousine, Michele Serra il motorino.

A vederlo non è granché ma si muove in mezzo al traffico meglio dell’altro e consegna prima la merce.

Il valore civico che si trasporta oggi si chiama “antimafia” ed ha subito uno straordinario rialzo in Borsa grazie alla dipartita del signor Salvatore Riina.

Vediamo di che si tratta:

“La Sicilia senza la mafia, senza i mafiosi, senza la mentalità mafiosa, sarebbe uno dei paesi più vivibili e più ricchi del mondo.”

L’incipit già vale un Perù, ma c’è di più:

“ La Sicilia…(senza la mafia)…sarebbe un posto dove si può commerciare … fare impresa … fare politica … essere cittadini … un paese moderno … intelligente e spiritoso, luminoso e antico, colto e sensuale … (perché) … la mafia è la dittatura degli incapaci”.

Senza la mafia, insomma, la Sicilia sarebbe il paese dei campanelli.

Il paradiso del libero mercato, della libera iniziativa e della meritocrazia.

La Shangri-la di tutti i Micheli Serra del mondo: “Diventerà bellissima” come abbiamo già avuto modo di sentirci dire.

Ma lui è solo un portavalori. Chiedersi cosa minchia trasporta non è suo compito.

Perché, dunque, dirgli che anche questa, come innumerevoli altre virtù civiche da asporto è qualcosa di peggio che una stronzata?

Perché rivelargli che la mafia e la malavita non sono altro che valori aggiunti (ma ineliminabili e addirittura consustanziali) di quel sistema che a lui fa tanta gola?

Eppure la libera iniziativa privata e il mercato libero, angeli custodi del paradiso in terra, ci hanno mostrato al di là di ogni dubbio in che cosa consiste quell’eden.

Quali paradisi in terra della libera imprenditorialità e della iniziativa privata il caro Michele Serra può portarci ad esempio di enclave esente dalla malavita e dalle mafie?

La Russia di Putin?

O l’America di Donald Trump?

Glielo dobbiamo proprio rivelare, a Serra Michele, che gli Al Capone, i Lucky Luciano i Frank Costello e i Vito Genovese non prosperarono in Sicilia, terra di feudi e di medioevo (dove, lo sappiamo, si porta la coppola e si suona il marranzano) ma proprio nel paradiso in terra del libero commercio, della imprenditorialità e della iniziativa privata che lui, così caldamente, raccomanda?

Perché interrompere quei meravigliosi pensieri instillando nel suo immacolato cervello che la Sicilia, senza la mafia, non sarebbe affatto più “colta e sensuale” (caro Babbo Natale, portami uno staffile…) di quanto lo sarebbe lui se si mettesse a declamare Kant in calzamaglia?

Uguali l’ingiustizia, la prepotenza e la diseguaglianza, uguale l’arroganza dei ricchi (come lui) nei confronti dei poveri, uguale l’insolenza di chi (come lui) ha la voce e il microfono per dire tutte le minchiate che gli passano per la testa verso chi, invece, non ha né l’una né l’altro. Uguale la barbarie dei barconi, della miseria e della disoccupazione. Barbarie, caro Michele Serra, che non dobbiamo alla mafia ma precisamente alla libera iniziativa e al libero mercato di cui la mafia è conseguenza.

Perché, infine, fargli sapere che ne ho piene le palle di ex comunisti folgorati sulla via di Damasco del libero mercato, di benestanti ipocriti che sulla parrucca si spalmano la brillantina “law and order”? Di predicatori dell’iniziativa privata che non perdono occasione per cantare le lodi del sistema che gli consente di proclamare ogni giorno dai loro giornali, dalle loro televisioni e dalle loro radio, sotto il lenzuolo della più bolsa retorica progressista e umanitaria, la stessa cosa che ai tempi del Papa Re il marchese del Grillo diceva con chiarezza e senza ipocrisia: io sono io e voi non siete un cazzo.

Perché disturbarlo? Lasciamolo riposare. Domani deve alzarsi presto. Ci sono altri valori del cazzo da trasportare. E a trasportarli si guadagna bene.

TAG: giornalismo, mafia
CAT: costumi sociali, Media

7 Commenti

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  1. evoque 3 anni fa

    La Mafia è pre-esistente al libero mercato. Sto pensando che Mafia, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita, Camorra sono nate in ben definite aree geografiche del Paese. Ci sarà pure un motivo.

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  2. ugo-rosa 3 anni fa

    E’ una sciocchezza. La mafia come la intendiamo oggi è consustanziale al libero mercato e senza di esso non avrebbe alcun senso. Quella che intende lei è folklore per turisti imbecilli: robaccia da Beati Paoli.

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  3. paolo-barilli 3 anni fa

    Gli argomenti di Ugo Rosa mi convincono sempre (sul “libero mercato” e relative conseguenze), e tuttavia pur condividendo quasi tutto l’articolo su… san Michele …, mi pare che, questa volta abbia un pochino esagerato sul povero Serra, che forse ha perso lo smalto di una volta , ma non mi pare del tutto arruginito. A meno che lui lo conosca da vicino… io lo leggo solo di tanto in tanto…

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  4. gianmario-nava 3 anni fa

    Ok, rendaimo un po’ meno liberi il mercato per non fare scorrazzare la mafia.
    Lo regola lei? O chi altro? Come scegliamo il regolatore? Come ci garantiamo che non sia mafioso? O che favorisca, anche inconsapevolemente, i mafiosi? Lei è mafioso? Mi devo fidare? Mi posso fidare? Come scegliamo chi sceglie il regolatore? Il parlamento è fatto di mafiosi? E il governo? ….
    Il messaggio di serra era una sciocchezza in termini politici, ma è un grande (insomma…) messaggio in termini prepolitici: non è vero che con la mafia si sta meglio (tra l’altro perchè limita la libera concorrenza, ma non glielo dico sennò crolla il suo articolo) perchè c’è una speranza che liberandoci di questi (regolatori del mercato) mafiosi si potrebbe avere un futuro migliore.
    Certo fare del tiro al piccione al reddito di Serra è meglio che leggere ciò che dice.

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  5. undog 3 anni fa

    Un altro scrivere, un altro analizzare, diverso dal facile linciaggio in rete, sintomo di frustrazioni sedimentate e rabbia ammantata di sapere. Se Michele Serra scrive un elzeviro, L’amaca, e lei tenta un pamphlet (stentato e sommario), mi pare siamo davanti a due intenti e due forme di scrittura in fondo consecutive, entrambe soggettive, poco inclini all’analisi e alle fonti della stessa. Ma Serra è giunto a L’amaca dopo decenni di satira e letteratura e redazioni autorevoli, Lei – come tanti outsider legittimati alla pubblicazione – arriva qua e sbaraglia tutto con due tirate ad effetto. Non c’è da lusingarla. Mi spiace.

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  6. evoque 3 anni fa

    ugo-rosa La Mafia ottocentesca si è via via adeguata ai tempi, come un camaleonte. E poi la Mafia, con altro nome ovviamente, esisteva anche durante l’URSS di Stalin, dove non mi pare che il libero mercato fosse fiorente. Infine, sciocchezze, imbecilli, bah, se uno ha bisogno di quei termini per esprimersi, pensando di dare più forza al proprio pensiero…

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  7. ed 3 anni fa

    Ma tutti i giorni, ci devi criticare Serra?
    Ma qualcosa di tuo, da scrivere, invece…?

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