Sempre meglio che lavorare…

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15 Settembre 2018

Non solo il “lavoro” non ha uguale “dignità” ma vi sono, tra un lavoro e l’altro, differenze irriducibili, tali da mettere in questione il senso della parola che pretende di definirli allo stesso modo.

Al punto che continuare a classificare attività incomparabili sotto il termine unico “lavoro” finisce per diventare non solo sbagliato dal punto di vista linguistico ma una vera e propria truffa ideologica.

La battuta di Barzini, per esempio: “Il mestiere del giornalista è difficile, carico di responsabilità, con orari lunghi, anche notturni e festivi; ma… è sempre meglio che lavorare” equivale a un manuale di sociologia del lavoro. Spiega che ci sono “lavori” che non sono lavori e lavori che invece lo sono in massimo grado.

Non si tratta di distinguere tra “lavoro manuale e intellettuale” oppure, peggio ancora, tra “lavoro usurante e non” (distinzioni praticate perché utili alla funzionalità dello status quo) bensì di qualcosa di più profondo.

La questione mi pare perfettamente delineata dalla definizione che Marx dà del lavoro alienato: “In che cosa consiste l’alienazione del lavoro? Prima di tutto nel fatto che…nel lavoro il lavoratore non si afferma ma si nega…sfinisce il suo corpo e distrugge il suo spirito…(per cui) solo fuori dal lavoro si sente presso di sé e fuori di sé nel lavoro”.

Direi infatti che il punto dirimente è proprio quello: la differenza tra un’attività nella quale “non ci si afferma ma ci si nega” e nella quale “non ci si sente presso di sé” e un’attività che invece consente l’una e l’altra cosa.

Se io sono poeta o musicista non smetto si esserlo, ventiquattro ore su ventiquattro.

Questo non mi sfinisce e non mi distrugge perché, facendo musica, io sono presso di me. Non importa se, per dire, suonare la batteria sia un’attività “manuale” o “usurante” (per la schiena e per le articolazioni) e fisicamente più impegnativa che lo stare seduti dietro una scrivania a rivedere conti e verbali e a mettere timbri. La stessa cosa si può dire per un medico, per un ingegnere, per un architetto, per un giornalista ecc. Ma non vale né per l’impiegato di concetto né per l’operaia che impacchetta i calzini, anche se ambedue se ne stanno seduti tutto il giorno e, almeno quella del primo, sia un’attività assai più “intellettuale” che “manuale”.

Al contrario piace affermare in modo altisonante che sia il manager che lo stradino “lavorano” e la cosa risulta sempre utilissima per sottolineare che, nove volte su dieci, il secondo, in confronto al primo, è un lavativo.

Così sappiamo tutti, visto che i mass media ce lo hanno ripetuto ad nauseam, che il signor Marchionne non andava mai in ferie…al contrario di quello scansafatiche del rider che non solo se ne va tutto il giorno in giro per la città in bicicletta ma pretende pure di essere pagato un poco meglio e di averci la domenica libera.

Per far cosa?

Per andare a pedalare al parco?

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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