Spostamenti dello sguardo

:
4 gennaio 2019

Lo spostamento dello sguardo, il distoglierlo, sempre, dall’essenziale rivolgendolo all’appariscente è un movimento tipico della nostra condizione epocale.
Assolutamente necessario, del resto, per spostare l’attenzione dal trucco e far si che il gioco di prestigio vada a buon fine.
Ciò che i complottisti di ogni genere si ostinano a non capire è che non serve, a tal fine, una regia planetaria né alcun manovratore occulto.
Si tratta di un riflesso condizionato: la bestia guarda sempre, spontaneamente, là dove si agita il drappo colorato e chi agita quel drappo non si chiede più nemmeno perché lo fa.
Si fa così perché questo garantisce la circolazione (di dati, di informazione, di denaro…) e conferma lo status, cioè l’unica forma di esistenza che siamo in grado di concepire.
L’epoca dispiega immediatamente il suo apparato scenico che, senza alcun coordinamento centrale e con la massima “naturalezza”, dirotta l’interesse del pubblico verso tutto ciò che luccica e tintinna, allontanandolo dal meccanismo che produce la messinscena.
In tal modo le priorità vengono ribaltate.
La rappresentazione diventa reale e il reale irrilevante.
L’essenziale trascurabile e il trascurabile fondamentale.
La perdita di ogni capacità di discernimento tra cause ed effetto e la totale cecità riguardo alle priorità reali trasforma ogni azione che ne sia affetta in uno strumento di attestazione del dominio, anche quando quell’azione sembra disegnarsi come un gesto di ribellione.
E’ il caso di quelle “lotte civili” oramai ridotte a pantomima.
Difficile non definire grottesche le peristalsi periodiche a base di sbaffi di rossetto sotto l’occhio e nastrini colorati, quei flash mob nei quali stupidità ed esibizionismo fanno pari e patta in nome di qualche nobile fine.
La protesta, che ha senso solo se è soglia della ribellione, ridotta a rappresentazione di se stessa si trasforma in fatua carnevalata.
Il sistema non può accettare neppure l’ipotesi dell’abolizione della diseguaglianza economica (che sta a banale fondamento di ogni altra) perché solo grazie ad essa sopravvive, ma accoglie con divertita benevolenza queste sceneggiate salvifiche perché in esse non solo si parla di tutto fuorché dell’essenziale ma si fa sì che l’essenziale rimanga non detto e lo stratagemma celato.
Ogni protesta è bene accolta purché, con la sua colorata e sonora presenza, distolga lo sguardo dal grigio e silenzioso punctum dolens e dunque dalla ribellione reale.
I gommoni di Green Peace che salvano i diritti dei tonni e delle balene con spettacolari manovre acrobatiche, il gay pride che salva i diritti degli omosessuali a furia di carri allegorici, star di Hollywood che salvano i diritti delle donne in mise D&G.
Tonni, donne e gay…anything goes…l’unica dissomiglianza è che mentre tra tonni e balene non esistono differenze di censo e di classe per donne e gay sono irriducibili.
Solo che devono rimanere non dette e celate nel nome della stessa finzione scenica che serve a perpetuarle.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...