Fuori dalla storia

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4 agosto 2018

“Ormai è cresciuta una generazione che soltanto a sentir parlare di «comunismo» si irrita: È roba dei nostri nonni, per favore parliamo d’altro” scrive un noto giornalista notoriamente reazionario e, come molti suoi simili, oggi svisceratamente filogovernativo.

La sua soddisfazione è palpabile e, infatti, alla constatazione segue un panegirico per questa nuova generazione di pensatori, proclamata “finalmente libera dalle ideologie”.

Lui, che se ne compiace, tiene l’erma del duce sulla scrivania (perché “ha stima dell’uomo” dice). Colto, per altro, da momentanea amnesia, non si ricorda che, in precedenza, aveva definito quelli che ora si sono trasformati in giovani filosofi “liberi dalle ideologie”: bamboccioni, piagnoni, imbecilli, ignoranti e incapaci d’intendere e di volere. A rigor di logica, se solo fosse stato in grado di praticare un sillogismo corretto, avrebbe dovuto concludere che anche questa opinione è una minchiata come le altre.

L’articolista è in malafede? Forse. È un imbecille? Probabilmente.

Ma se anche entrambe le cose fossero vere non spiegherebbero la diffusione capillare di questo tipo di paralogismo. C’è qualcosa di più sottile e profondo nel suo dilagare e in quello della sciocchezza che vuole “libero dalle ideologie” solo chi pratica l’unica ideologia consentita, la madre di tutte le ideologie, quella del mercato (con o senza l’erma del duce come decorazione).

È vero: a parte i poveri ragazzi di cui quel fesso sembra fiero, tanti altri, quando sentono certe parole (anche se in altri campi sono per i “valori tradizionali”) sobbalzano sulla sedia e sono invasi da irrefrenabile vocazione alla modernità: “Sei rimasto al secolo scorso…queste sono cose del passato!”. Magari, l’amico è fiero d’essere un liberista (con erma del duce a seguito…) ma dimentica regolarmente che Adam Smith, il padre del liberismo, nacque un secolo prima di Marx e che, dunque, se il comunismo è roba del secolo scorso, il liberismo è roba di due secoli fa.

Ciò, naturalmente, non sfiora in realtà né Smith né Marx, dal momento che l’intelligenza segue altre rotte che non l’“appartenenza al passato” (fattore decisivo solo per i cretini) ma fa luce su quello che è accaduto nel suo cervello.

Questa piccola amnesia, facilmente verificabile da chiunque e in qualsiasi discussione domestica, non ha nulla a che vedere infatti con la disinformazione; è frutto, al contrario, di una informazione capillare e della conformazione culturale che ne deriva.

Grazie a un quotidiano, non più percepito, indottrinamento di massa lo Status Quo è stato estirpato dalla Storia e impiantato, per così dire, nella Biologia.

Così come la Storia non ha mai riguardato Dio, essa non riguarda ormai più neppure il Mercato che è già meno modificabile della nostra struttura genetica.

Viviamo dunque, onore al merito, nel più perfetto degli ingranaggi totalitari, immutabile e capacissimo di portarci a passeggio fuori dalla Storia.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

12 Commenti

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  1. lina-arena 2 mesi fa
    non concordo con l'autore dell'articolo- Non mi sono piaciuti i toni. Mi richiamano tanto lo stile dei frequentatori delle Frattocchie.Anche se di senso inverso. Vorreiu solo segnalare che il " mercato" è la struttura portante della società capitalistica. I rapporti di produzione sono legati alle leggi del mercato per cui tutte le discrasie che si producono sono collegate alle leggi mercantili. Chi dice poi che i rapporti di rpoduzione non si possono modificare ?A me pare che la critica troppo sicura del nostro architetto non regge neanche il piano terra di un edificio. Il capitalismo, senza bisogno di trasformarlo in altro tipo di struttura, può essere o diventare più umano grazie agli interventi normativi che adottano gli individui al potere. Marx o Smith hanno lascoiato tracce del loro s apere che ogni tempo utilizza e modifica. Solo i compagni trinariciuti ritengono che il verbo di Marx sia eterno e immodificabile.
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  2. lina-arena 2 mesi fa
    non concordo con l'autore dell'articolo- Non mi sono piaciuti i toni. Mi richiamano tanto lo stile dei frequentatori delle Frattocchie.Anche se di senso inverso. Vorreiu solo segnalare che il " mercato" è la struttura portante della società capitalistica. I rapporti di produzione sono legati alle leggi del mercato per cui tutte le discrasie che si producono sono collegate alle leggi mercantili. Chi dice poi che i rapporti di rpoduzione non si possono modificare ?A me pare che la critica troppo sicura del nostro architetto non regge neanche il piano terra di un edificio. Il capitalismo, senza bisogno di trasformarlo in altro tipo di struttura, può essere o diventare più umano grazie agli interventi normativi che adottano gli individui al potere. Marx o Smith hanno lascoiato tracce del loro s apere che ogni tempo utilizza e modifica. Solo i compagni trinariciuti ritengono che il verbo di Marx sia eterno e immodificabile.
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  3. pasquale-hamel 2 mesi fa
    Cara Arena, purtroppo, c'è chi ancora non ha fatto i conti con la storia
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  4. alessandro 2 mesi fa
    Quando si manifesterà il buon cuore del capitalismo mi fate un fischio?
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  5. ugo-rosa 2 mesi fa
    Ricapitolando abbiamo le Frattocchie, i Trinariciuti e a seguire sono arrivati a passo di marcia “I conti con la storia”. Non vedo però i Cosacchi che abbeverano i cavalli a San Pietro. Mi raccomando per la prossima volta...
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  6. pasquale-hamel 2 mesi fa
    Vedremo come fare per garantirle la presenza dei cosacchi
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  7. pasquale-hamel 2 mesi fa
    Vedremo come fare per garantirle la presenza dei cosacchi
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  8. pasquale-hamel 2 mesi fa
    Al capitalismo, allo stato, non ci sono alternative praticabili, il problema non è demonizzare il capitalismo ma, piuttosto, umanizzare il capitalismo, Olivetti docet
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  9. luciano-di-camillo 2 mesi fa
    Articolo interessante. Comunque, non si può intentare una qualsivoglia argomentazione economica senza prima conoscere un peculiare economista. Nietzsche, a ragion calcolata, definiva uno straordinario economista abruzzese <> ! ! ! Costui, influenzò lo stesso Diderot, eppoi, con la sua analisi dell’organizzazione e della divisione del lavoro anticipò, ripetesi, anticipò, addirittura, lo scozzese, economista e filosofo sociale Adam Smith che con la sua scuola classica inglese ( appunto, nel periodo classico) viene considerato il fulcro ideale dell’intera storia e cultura dell’economia ! ! ! Egli, inoltre, quale Segretario d’ambasciata a Parigi, entrò in confidenziale rapporto con l’ambiente illuministico, tra cui, Madame d’E’pinay, F.M. Grimm, d’Holbach, d’Alembert e, soprattutto, in fraterna amicizia con lo scrittore e filosofo francese D. Diderot e, quindi, anche con Voltaire e Rousseau ! Anche Marx lo citò spesso nei suoi testi dopo aver attentamente e compiutamente studiato, come risulta da Zur Kritik ed altro, la principale opera dell’economista. Ammirato, soprattutto per l’eccezionale intelligenza e spirito satirico, dai grandi dell’epoca, tra cui anche la grande imperatrice Caterina II di Russia. Per caso ne avete nozione ? Luciano Di Camillo Nato in CHIETI nel 1728, Ferdinando Galiani, economista, storico, drammaturgo, filologo, s’impose a ventitré anni con la sua più strategica opera (in cinque libri), l’originale trattato “Della Moneta” in cui si considera, soprattutto, la particolare definizione del valore delle cose che è strettamente correlata con l’utilità e rarità del prodotto e della qualità e quantità del lavoro, nonché delle tempistiche atte a produrle. Pertanto, come suaccennato, è una chiara anticipazione, chiarissima anticipazione sugli economisti <> che, successivamente, svilupparono genialmente l’argomentazione del suo trattato pubblicato nel 1751 ( in tal periodo, A. Smith muoveva i primi fortunati passi ottenendo la cattedra di logica ad Oxford e, poi, di filosofia morale in quel di Glasgow ) !
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  10. luciano-di-camillo 2 mesi fa
    Articolo interessante. Comunque, per intentare una qualsivoglia argomentazione economica necessita conoscere prima un peculiare economista. Nietzsche, a ragion calcolata, definiva uno straordinario economista abruzzese <> ! ! ! Costui, influenzò lo stesso Diderot, eppoi, con la sua analisi dell’organizzazione e della divisione del lavoro anticipò, ripetesi, anticipò, addirittura, lo scozzese, economista e filosofo sociale Adam Smith che con la sua scuola classica inglese ( appunto, nel periodo classico) viene considerato il fulcro ideale dell’intera storia e cultura dell’economia ! ! ! Egli, inoltre, quale Segretario d’ambasciata a Parigi, entrò in confidenziale rapporto con l’ambiente illuministico, tra cui, Madame d’E’pinay, F.M. Grimm, d’Holbach, d’Alembert e, soprattutto, in fraterna amicizia con lo scrittore e filosofo francese D. Diderot e, quindi, anche con Voltaire e Rousseau ! Anche Marx lo citò spesso nei suoi testi dopo aver attentamente e compiutamente studiato, come risulta da Zur Kritik ed altro, la principale opera dell’economista. Ammirato, soprattutto per l’eccezionale intelligenza e spirito satirico, dai grandi dell’epoca, tra cui anche la grande imperatrice Caterina II di Russia. Pertanto, come suaccennato, è una chiara anticipazione, chiarissima anticipazione sugli economisti <> che, successivamente, svilupparono genialmente l’argomentazione del suo trattato pubblicato nel 1751 ( in tal periodo, A. Smith muoveva i primi fortunati passi ottenendo la cattedra di logica ad Oxford e, poi, di filosofia morale in quel di Glasgow ) ! Per caso, per puro caso, ne avete nozione ? Luciano Di Camillo
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