Venticinque anni sull’amaca

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20 Giugno 2018

Pare che il sessanta per cento degli italiani sia d’accordo con Salvini sul trattamento da riservare agli immigrati e quasi altrettanto sulla schedatura dei rom. Non sorprende. L’Italia è, oggi, quello che è sempre stata. Improbabile una miracolosa palingenesi.

Questo però non esime dal chiedersi il perché di tutto questo.

L’imbecillità, per quanto imponente, non è ancora una spiegazione politica.

E’ solo una disgrazia con cui bisogna convivere.

Occorre attraversarla col bisturi e guardare cosa c’è sotto.

Chi sente l’emigrante come una minaccia?

Chi lo percepisce come un rivale?

Chi può prendere sul serio, en masse, la miserabile parola d’ordine dei farabutti: “prima gli italiani”?

Il garantito? Il benestante? Ma cosa gliene fotte a lui? Lui, generalmente, è un filantropo…tra i lussi che può concedersi c’è pure questo.

E’ sempre l’ultimo, piuttosto, o il penultimo, ad urlare la sua rabbia impotente contro i suoi simili. Perché è lui a portare più di ogni altro i segni delle mutilazioni intellettuali che il sistema di dominio impone ai dominati. E’ lui lo sporco, il brutto e il cattivo. Ma il punto non è dire al cattivo che è cattivo, allo sporco che è sporco e al brutto che è brutto. E’ semmai capire perché sono sempre gli stessi ad essere brutti, sporchi e cattivi.

Ecco invece l’analisi di chi scrive la rubrica (di sinistra) più letta d’Italia, sul giornale (di sinistra) più letto d’Italia e viene (a sinistra) comunemente considerato un intellettuale di riferimento: Michele Serra.

Per lui la percentuale di cui sopra si compone:

1) di sfigati invidiosi del successo e del benessere altrui (o almeno di chi, come Serra, ha ottime ragioni per sentirsi invidiabile e invidiato). Stiamo parlando di quella stessa “invidia sociale” che da trent’anni è lo spauracchio (Berlusconi docet) per chiunque osi dire che senza equilibrio economico i bei “diritti” politici (garantiti dalla famosa “costituzione più bella del mondo”) sono chiacchiere da bar.

2) di piagnoni che scaricano le loro colpe sugli altri.

3) di semianalfabeti imbestiati e con la bava alla bocca che quando sentono la parola “intellettuale” tirano fuori la rivoltella oppure azzannano la giugulare del primo erudito che gli capita (tra i quali, naturalmente, c’è lui).

Questo maitre a penser, insomma, ficca “gli italiani” (senza distinzioni di censo e di classe) nel sacco del suo disprezzo e lo serra (pardon…) coi legacci di un’arroganza sconfinata.

Conclusioni? Rifugiarsi nella ironia, nel senso del comico e nel bon ton, in modo da prendere le distanze dallo “odio” e dalla “rabbia” della canaglia.

Ciò che Serra trascura (il sazio è sempre sinceramente persuaso che si digiuni su indicazione del dietologo) è che c’è perfino (ma pensa!) chi non si può permettere l’ironia, il senso del comico e la buona educazione (che non sono gratis, contrariamente a quanto pensano le anime belle) e fa quello che può con ciò che gli rimane: rabbia e odio.

E trascura un’altra cosa che con “analisi politiche” di questo livello quella percentuale è destinata a crescere.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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