vocabolarietto portatile 12 – Avvenire (Futuro)

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21 Settembre 2017

Nel corso del suo breve esilio americano, Talleyrand nota nelle sue Memorie come, nonostante la grande bellezza della natura e del paesaggio, fosse in realtà un semplice concetto a dare all’America il suo straordinario fascino: quello di “Avvenire”.

L’avvenenza del nuovo mondo, per lui, consisteva, in sostanza, nell’ essere una pagina bianca, ancora da scrivere, una soglia verso il futuro.

Questa affermazione, fatta da un uomo che, in fin dei conti, dallo “Avvenire” era in fuga e che aveva alzato i tacchi per svignarsela proprio da quel “Futuro”, per lui scomodo, configurato dalla rivoluzione francese risulta paradossale e testimonia come, in realtà, “Avvenire” sia spesso un concetto vuoto, un nome che si dà alla semplice, e più conveniente, proiezione prospettica del presente.

Prefigurazione, preferibilmente abbellita, ma che non stravolge, in nessun caso, il carattere fondamentale dell’oggi.

Quello che non rientra in tale prospettiva viene spesso semplicemente estromesso dall’ambito concettuale della parola e, contemporaneamente, dall’ambito del possibile.

Si capisce dunque che l’avvenire prefigurato dalla rivoluzione veniva, da Talleyrand, rimosso in quanto tale e diveniva invece qualcos’altro, qualcosa di indefinibile, un caso di teratologia temporale, una deformazione del tempo, mentre, al contrario, era agevole, nelle sconfinate praterie americane e nei boschi della Pennsylvania immaginare ciò che a lui sembrava essere l’unico “Avvenire” degno di questo nome.

Un futuro consono alle sue aspettative di potenziale latifondista e decisamente più appetibile; un avvenire fatto a sua immagine e somiglianza, nel quale agiati proprietari terrieri (tra i quali lui) se la spassavano fornendo generosamente da vivacchiare (cioè sfruttando a morte) alacri lavoratori della terra, onesti e sottomessi.

E’ sempre uno, in sostanza, l’avvenire che immagina chi ha avuto la fortuna di nascere dalla parte giusta o di approdarvi per tempo: quello in cui i suoi privilegi rimangono intatti e, se possibile, aumentano.

Solo questo avvenire, il nostro amico Talleyrand (e ogni suo simile, di ieri e di oggi) era disposto a definire con questo nome; l’unico che egli (e ogni suo simile, di ieri e di oggi) era disposto a condividere generosamente con il povero e con l’oppresso.

A patto, naturalmente, che il povero e l’oppresso non lo inquinassero con il loro proprio “Avvenire”, che doveva rimanere confinato per sempre negli angusti confini di quel loculo sul quale verrà incisa la parola “Utopia” oppure, come oggi è di moda, “Ideologia”.

Proprio con questo “Futuro” di stampo talleyrandiano i media ci inondano ogni giorno.

La sua meravigliosa caratteristica consiste nell’essere identico al presente, ma più decorativo e vantaggioso per chi, del presente, già gode i vantaggi.

Un avvenire, insomma, che perpetua il passato.

In questa visione cinematografica l’attualità si trasforma da situazione storicamente transeunte, contingenza destinata a trasformarsi e passare, in un travestimento dell’Eterno, disegnato nella forma perenne del Libero Mercato.

Parole come Avvenire, Futuro (e anche Sogno) sono state così private della loro spina dorsale e di ogni tendine o nervatura, mutandosi in pensieri invertebrati, innocui molluschi da spiaccicare sul muro dell’attualità..

Nessuna vera potenzialità di mutamento, solo pure attestazioni dello STATUS, cristallizzato in ETERNITA’.

E’ solo in questa veste che l’ “Avvenire” e il “Futuro” hanno invaso il mercato culturale e solo in questo senso intorno a loro viene costruito quello che ormai si configura come un monopolio retorico planetario.

Essi vengono enfatizzati e addirittura divinizzati purché il solo mondo veramente “altro” resti quello prospettato dal campo santo.

L’esistenza, oggi, ruota intorno a questa concezione puramente identitaria del divenire, in cui lo “Avvenire” non può che rivelarsi identico al passato.

E’ per questo avvenire che le nuove generazioni vengono allevate e educate, come bestie da immolare al macello del futuro: “divenire” esattamente come chi li ha preceduti.

Verrà, naturalmente, glorificata e, anzi, addirittura santificata, ogni “innovazione” ma solo come “variazione sul tema”.

E il tema è sempre quello dello Status.

Chi se ne chiama fuori, dunque, si rassegni.

I termini con cui verrà designato possono variare (nichilista, spostato, utopista…) ma la sostanza è una sola: l’eliminazione, se non ancora fisica, certamente culturale.

E’ questo, per lui, l’Avvenire. Questo il suo Futuro.

TAG: Cultura
CAT: costumi sociali, Media

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