Vocabolarietto portatile 19 – Storia (Storicizzare)

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21 Marzo 2018

Il passato non diventa “storia” per scatto d’anzianità o perché, archiviato e trasmesso in tv in forma documentaristica, viene chiosato da un gazzettiere incravattato in prima serata.

Lo diviene quando ci si “rende conto” di esso (nei limiti, sempre ridefinibili, in cui può darsi umana comprensione).

Solo allora quel passato è tolto dalla penombra della narrazione mitica.

Per “storicizzare” un evento occorre dunque tenerlo alla giusta distanza e sotto la giusta luce e questo una cultura degradata come l’italiana non sembra in grado di farlo.

A testimoniarlo c’è il modo in cui qui si tratta il fascismo.

Politici di grido dichiarano che “non li compete”, altri invitano a “lasciar perdere” perché è “roba del passato”.

Non potrebbe esserci sintomo più evidente di come il fascismo scorra ancora nelle vene di questa nazione fuori dalla portata di una diagnosi di superficie.

L’Italia non è mai stata capace di fare del fascismo la “sua” storia ma solo di riporlo in soffitta o in cantina, dove fatalmente è marcito producendo quel persistente cattivo odore che pervade tutta la casa.

Si tratta dunque, di “storicizzare” il fascismo? Sì ma di farlo sul serio.

Rendendosi conto di cosa esso sia stato e, soprattutto, sia per questa nazione.

Occorre capire come ne abbia intriso ogni fibra e rilevarne la presenza nel suo DNA. Perché “storicizzare” è proprio l’opposto di minimizzare e dimenticare

Nulla di rimosso o dimenticato può essere “storicizzato” e fino a quando il fascismo sarà repertato burocraticamente, senza comprendere fino a che punto “ci riguardi”, qui ed ora e non come romanzetto d’appendice, si ripresenterà continuamente e non sarà mai riconosciuto come tale.

Che il passato sia “passato” senza lasciare effetti né cause pendenti è l’opinione tipica del filisteo perché mette in pace la sua coscienza. Come farebbero, altrimenti, certi liberali che hanno santificato Benedetto Croce a spiegare, per esempio, la sua complicità (e dei suoi sodali) con l’avvento del fascismo?

Perché, all’indomani dell’assassinio di Giacomo Matteotti, questo galantuomo votò la fiducia al governo Mussolini salvandolo dalla fine e contribuendo in tutta spensieratezza ad aprire la strada al ventennio, ad una guerra mondiale e allo sterminio?

Non si rendeva conto, questo fine letterato, questo lucido pensatore, di ciò che dicevano, scrivevano e facevano i fascisti?

Io ho rispetto per la sua intelligenza, perciò credo un’altra cosa.

Lo sapeva benissimo, come lo sanno i suoi rampolli. Ma, se la situazione si ripetesse, la maggioranza di questi benestanti moderati farebbe la stessa cosa che fece lui allora. Il perché? E’ semplice: si propende alla tolleranza verso chi garantisce di non toccare i tuoi privilegi. Perciò tra un fascista e un “bolscevico” il benestante italiano (anche quello “di sinistra”) metterà un po’ il broncio ma alla fine s’apparterà a pomiciare col fascista.

Alla faccia della storicizzazione.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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