Anno 179 d. Cv. – Ritrovamento di diari dell’anno 0 (II)

:
24 Aprile 2020

Edizione straordinaria. Sono stati ritrovati altri diari dell’anno 0, l’anno della Grande Pandemia, nelle caverne che un tempo erano conosciuti come i Sassi di Matera, un piccolo centro troglodita del Sud Italia che apprendiamo da quei diari essere stato anche capitale della cultura nell’anno I a.Cv.

I traduttori hanno cercato, con tutti i mezzi di cui l’attuale tecnologia dispone, di decifrare quei quaderni rovinati dall’umidità, di cui si sono salvate poche pagine, purtroppo. In una scatola di metallo erano, per fortuna, raccolti diversi fogli di ciò che presumiamo essere stati dei quotidiani che si occupavano di astronomia e ambiente. Uno dei meglio conservati recava l’intestazione “Il Sole 24 ore”, forse ispirato al famoso Impero di Carlo V d’Asburgo, che si diceva fosse così vasto che sulle sue terre non tramontasse mai il sole. Ma questa è probabilmente una leggenda, trovata nei frammenti di un romanzo storico che recava fantasiose carte e diagrammi.

Da questi frammenti del “Sole 24 ore” del 2019 (anno I a. Cv.) viene posta in evidenza una classifica delle città dove la qualità della vita era considerata migliore. Al primo posto si trovava Milano, una città del Nord Italia, tra le cui macerie sono state rinvenute tonnellate di mascherine chirurgiche, probabilmente usate al tempo della Grande Pandemia. La capitale della cultura del 2019 non era Milano, stranamente, ma Matera, che, secondo quella classifica si trovava al settantesimo posto. I traduttori si interrogarono a lungo sul mistero di come una città troglodita innanzitutto potesse essere eletta capitale mentre la città prima in classifica per miglior qualità della vita risultava esclusa, soprattutto dalla cultura.

La classifica era completata, secondo il frammento, da sei macro categorie: ricchezza e consumi; ambiente e servizi; giustizia e sicurezza; affari e lavoro; demografia e società; cultura e tempo libero. Ognuna di queste macro categorie sembrava avesse al suo interno molti altri parametri, risultati di indagini accurate e certificate, fornendo così un quadro più articolato.

Tra le prime cinque classificate delle macro categorie primeggiano le città del Nord Italia, in particolare della Lombardia. Milano è quasi sempre presente.

Ricchezza e consumi: Aosta, Milano, Trieste, Parma e Torino
Ambiente e servizi: Trento, Trieste, Bolzano; Nuoro e Milano.
Giustizia e sicurezza: Oristano, Treviso, Aosta, Belluno e Pordenone.
Affari e LavoroMilano, Trieste, Bolzano, Bologna e Rimini.
Demografia e Società: Bolzano, Brescia, Lodi, Monza e Brianza, Verona.
Cultura e Tempo libero: Rimini, Trieste, Milano, Venezia, Aosta.

Dai dati messi a confronto, provenienti dai vari frammenti di diari giuntici dall’antichità, emergono molte discrepanze. Sembra che Milano e la Lombardia siano state il centro della Grande Pandemia proprio per l’inadeguatezza delle loro strutture e dei loro servizi, che ci chiediamo come potessero confermare il primo posto in classifica di una città, capoluogo di Regione – da cui partivano le ordinanze per l’affannosa gestione del virus – che non ha saputo reggere all’impatto. Eppure la qualità della vita, secondo quel giornale, era ai massimi livelli storici.

Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che il giornale che riportava quelle classifiche fosse un volantino pubblicitario o uno scherzo di Carnevale perché altre fonti ci informano che invece, per esempio, a Matera, dove apparentemente vivevano nelle caverne, ci siano stati pochissimi o punti contagi. Che potrebbe significare che quelle caverne fossero assai meglio attrezzate delle strutture così tanto decantate nella Lombardia. Quegli storici insistono coll’ipotesi che i giornali dell’epoca si divertissero a confondere l’informazione e quindi a dare false notizie, per scopi tutti da appurare. Bisogna dire che era anche l’epoca di Carnevale e poi del Pesce d’Aprile, quindi è possibile che fossero delle burle. In effetti questa classifica, dove nella prima metà della lista sono solo città del Nord Italia, risulterebbe assai poco credibile per come i diari raccontano sia stata gestita la Grande Pandemia che tante vittime ha causato all’Europa. Si dibatte ancora su quella classifica, in attesa di nuove scoperte.

Pare, da frammenti di altre riviste ritrovate, che Milano fosse famosa per una vita spensierata sebbene tutta incentrata sul lavoro, concetto da approfondire per capire di che lavoro si trattasse, dove tutto funzionava come un orologio svizzero. La vicina Svizzera, oggi abitata solamente da mucche vaganti color malva, era celebre per i suoi orologi perfetti, dalle clessidre a cucù alle meridiane col sole artificiale, ed era sempre presa ad esempio metaforico, soprattutto da alcuni politici, come luogo dove tutto funzionasse alla perfezione. Un diario riporta che quando la Grande Pandemia cominciò la popolazione non se ne rese conto subito e continuò a frequentare, contagiandosi, dei riti vespertini chiamati apericene (ma il termine è incerto), forse in ricordo dell’Ultima Cena del mitico Leonardo da Vinci, che peraltro si trova, ormai in pessime condizioni, in una chiesa diroccata nel centro milanese. Il contagio fu rapidissimo e fa discutere che sia stato proprio lo stile di vita della città, magnificato dalle classifiche dei giornali, che attraeva avventori dall’hinterland e perfino dall’estero, ad averlo incrementato. Alcuni storici, basandosi su dei contraddittori frammenti di cartelle cliniche superstiti di ricoverati in un luogo chiamato Baggina, sempre nella città di Milano, ritrovate in un mobile scampato al caos che seguì, suppongono che in realtà i vertici fossero occupati da persone incompetenti messe lì per oscure ragioni a controllare il tutto. Con così pochi indizi è difficile la ricostruzione degli eventi e ci si può basare solo su supposizioni.

Ora, appare assolutamente incomprensibile come un luogo tanto ben organizzato e servito sia decaduto così rapidamente solo per un virus influenzale un po’ più potente. Si arguisce, dice uno storico abbastanza polemico, che quelle classifiche devono essere lette alla rovescia, forse a causa di un errore di traduzione o anche, è possibile, un errore tipografico del giornale dell’epoca. In effetti, se così si leggessero i dati tutto avrebbe più senso e Matera riacquisterebbe una posizione di spicco rispetto a Milano, tale da giustificare l’elezione a capitale della cultura 2019. Una reazione adeguata a una Grande Pandemia in effetti sarebbe un elemento a favore di una città al primo posto in classifica. Ma siccome le cose sembrano essere andate diversamente gli storici, oggi quasi all’unanimità, hanno avanzato l’ipotesi che la classifica vada letta al contrario e che quindi l’interpretazione porti a considerare quei luoghi non di qualità della vita ma di qualità della morte.

Qui si alzano voci dissenzienti di altri storici che dicono, supportati da altre testimonianze diaristiche – ma si va nel campo del surreale – che durante la Grande Pandemia non ci fu neanche la qualità della morte. Molti scrivani annotarono dettagli in una lingua frammentata, ricostruita dai filologi dell’Accademia del Tritello, evidenziando come i morti durante il morbo furono impacchettati, spediti e cremati in altre regioni perché Milano e altre città lombarde non erano in grado di provvedere. Il che rafforza la tesi di quegli altri studiosi che ritengono la classifica del giornale rosa una burla carnevalesca.

Certo, chissà come doveva essere il mondo prima della Grande Epidemia. Si possono fare solo delle congetture, anche perché molti dei grandi protagonisti di quel periodo non sono sopravvissuti in tempo per narrarci i fatti. Secondo alcuni diari vi fu un confinamento prolungato onde evitare i contagi, come si fa normalmente con qualsiasi epidemia, ma in Italia sembrò succedere qualcosa di anomalo. Non si capì mai veramente quanto entrasse in gioco la mistificazione dei dati o l’incapacità delle varie classi politiche o la fatalità, che gioca sempre un ruolo principale in eventi catastrofici. Può darsi che sia stata la somma di tante deficienze a far precipitare la situazione, ma giustamente la maggior parte degli storici si rifiuta di credere che la qualità della vita fosse così alta in un posto dove, se ci fosse veramente stata, sarebbe stato impossibile un decadimento così immediato e con così tante vittime.

Un diario riporta che moltissime vittime perirono in luoghi di ritiro per persone anziane non attrezzati per l’epidemia, perché i pur non pochi ospedali della Lombardia non potevano smaltire i nuovi ammalati che arrivavano esponenzialmente. Ora, risulta difficile credere che un governo regionale di una città al primo posto in classifica per qualità della vita possa aver compiuto una mossa così stupida che nemmeno in un villaggio del Congo avrebbero adottato. Può darsi che la fantasia dei diaristi lì si sia sbizzarrita, e che gli scrivani si siano lasciati prendere la mano. L’unica spiegazione razionale a cui gli storici, però, sono addivenuti è sempre quella: Milano e la Lombardia erano un luogo con a capo una truppa di sottosviluppati mentali che, in quanto tali, erano incapaci di amministrare alcunché con razionalità. Qualche studioso più fantasioso ha ricostruito, da altri frammenti di cronache, che vi si conducesse una vita al di sopra delle proprie possibilità, correndo pericolosamente verso il centro di una spirale che prima o poi si sarebbe rivelata ingannatrice. Può darsi, ha ribattuto uno storico di un altro gruppo; lui resta convinto che la città fosse un posto sanissimo, con aria purissima e una vita ad alti livelli di sanità e di società. Le fotografie che lo studioso adduce per supportare la sua tesi in effetti mostrano dame chic, con labbra e seni grandissimi (alcuni archeoanatomisti non si spiegano questa particolarità anatomica di quella popolazione, forse frutto di antichi incroci con etnie africane), cene eleganti ed eventi mondani all’aperto, segno comunque di una società ricca. Ma non ci dicono, quelle immagini, in che anni realmente quella gente abbia vissuto, essendo le foto senza data. Forse in un passato più remoto, nel II secolo a. Cv., la città avrà conosciuto tempi migliori. Chissà, non lo sapremo mai. A meno che non vengano ritrovati altri quaderni di sopravvissuti in qualche caverna. Probabilmente ne spunteranno altri. Vi terremo informati.

 

TAG: Baggina, capitale della cultura, coronavirus, diari, il Sole 24 Ore, lombardia, Matera, milano, qualità della vita, svizzera
CAT: costumi sociali, Milano, Qualità della vita

2 Commenti

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. goocare 2 mesi fa
    Da altri frammenti di cronache, che vi si conducesse una vita al di sopra delle proprie possibilità, game 8 ball pool
    Rispondi 0 0
  2. goocare 2 mesi fa
    Da altri frammenti di cronache, che vi si conducesse una vita al di sopra delle proprie possibilità, game 8 ball pool
    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...