Vale la pena vivere solo dalle 11

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3 febbraio 2019

Della mia passione per la radio, ho già detto in passato. Nelle case di oggi c’è poco posto per gli apparecchi radio, e la mia non fa eccezione. Ma un’automobile senza radio non la saprei concepire. Un viaggio senza canzoni, senza un giornale radio, qualche programma interessante, non è un viaggio. E anche io ho le mie idiosincrasie. Di sera, se viaggio, ascolto solo musica. Mi piace vedere la strada che scorre illuminata dai fari e quel poco che si intravede del paesaggio fuori, con una qualche colonna sonora. I viaggi serali lungo la statale 439 che attraversa la val di Cecina sono un piacere particolare. Il buio ti avvolge e si scorgono le lucine di Volterra, Peccioli o Terricciola sulle colline in lontananza. Di giorno il paesaggio è maestoso, ma la statale 439 è una strada su cui amo viaggiare di notte.

Una sera di inverno che passavo di lì, poco dopo le 11, ero sintonizzato come al solito su Radio Mitology: mezz’ora anni ’70, l’altra mezza anni ’80. Stavano per cominciare gli anni ’80, e come sempre avevo curiosità del primo pezzo che avrei ascoltato. In genere sono canzoni abbastanza note che servono ad “agganciare” l’ascoltatore. I like Chopin, cose così. Stavolta sono rimasto interdetto. La prima canzone era qualcosa che riemergeva da un passato davvero remoto. Non ci potevo credere. Stavo ascoltando Tenax, cantata da Diana Est. Ho rallentato, non volevo perdermi nulla di quel momento. Guidavo con estrema attenzione.

Nel 1983 avevo dieci anni, e Diana Est era una ragazza bellissima, con un taglio di capelli originalissimo e due gambe da favola. Aveva esordito con Tenax, una canzone scritta da Enrico Ruggeri; una specie di ballata new age che aveva avuto un successo strepitoso.  Diana Est era apparsa in diverse trasmissioni televisive, qualcosa era comparso anche su un giornalino della televisione che comprava mia madre. Poi nel 1983 partecipò al Festivalbar con Le Louvre. Di lì a poco sarebbe sparita nel nulla per più di trent’anni.

Il Tempo delle Mele era stato la prima educazione sentimentale dei ragazzini della mia età. Lo stile francese nell’acconciatura e nell’eleganza dei lineamenti costituivano il mio ideale di bellezza femminile all’epoca. Con quel profilo c’erano altre ragazze sulla scena della canzone, come Clio, che naturalmente mi piacevano molto. Ma Diana Est era speciale, con le sue frasi misteriose (“Forse è già mattino e non lo so”), gli occhi profondi e quelle gambe che non finivano più. All’epoca andavano di moda i testi criptici, e in casa di mio cugino sentivo per ore i vinili di Battiato. I ricordi poi inevitabilmente sfumano e sinceramente non ho memoria di quello che pensai quando non la vidi più. I gusti musicali cambiano, i ricordi impallidiscono nei dettagli.

Tornato a casa, ho subito cercato Tenax su youtube e l’ho ascoltata ripetutamente. E’ davvero un pezzo originale, contiene anche una citazione in latino, e lei è come la vedevo nel 1983. Ho riascoltato anche Le Louvre e il suo terzo e ultimo successo, Diamanti. Dio, se esiste, benedica nei secoli chi ha inventato youtube: lo penso tutte le volte che vedo qualche video del passato, salvato dall’oblio. Naturalmente sono andato a cercare su google informazioni su Diana Est. Si chiama Cristina Barbieri, pare faccia l’antiquaria in zona Milano, è sposata con figli, è nata nel 1963. Si dice che abbia lasciato la scena musicale perché schifata dal sistema. Nel 2013 o 2014 è riapparsa improvvisamente ad un Festival musicale anni ’80, c’è il video sempre su youtube ed è forse ancora più bella che a vent’anni; o magari i gusti si adeguano all’età.

Quello che mi ha davvero sorpreso è che Diana Est, misteriosa musa e meteora musicale, ha ispirato negli anni non solo curiosità, ma anche un racconto ed un libro. Il racconto, lo trovate qui, è per me fenomenale. In maniera originale, rovescia l’ossessione di chi è rimasto sconcertato dalla scomparsa di Diana Est e vorrebbe saperne di più, nell’ossessione di Diana Est di frequentare, in incognito, luoghi dove dopo più di trent’anni ancora si ascolta e balla la sua musica. E se qualche dj di Mitology l’ha inserita nella playlist serale, di sicuro Tenax e Le Louvre vengono ballate ogni sera in qualche discoteca dedita al revival. Verrebbe da andare in quei luoghi per vedere se davvero Diana Est ancora si aggira in incognito per ascoltare la propria musica.

Sparire dopo una fiammata, come un fuoco d’artificio. Farlo per una buona ragione; avere la forza di staccare tutto; metter su famiglia; avere un’altra prospettiva, un po’ come leggere un libro dopo che se ne era cominciato un altro, bello ma impaginato male. Vendere forse dei bellissimi mobili, spiegando a chi è entrato nel negozio la loro eleganza e la inevitabile necessità della loro presenza, aggiustandosi con una mano i capelli. Con me funzionerebbe, un cassettone lo comprerei, ne sono sicuro, con il solo limite del mio modesto conto in banca. E una sera qualunque tornare improvvisamente sul palco, il tempo di un paio di video con audio distorto ma sufficiente a mostrare a tutti che il Tempo risparmia chi è caro agli Dei.

Non è forse una bella storia?  Mi piace pensare che la signora Cristina Barbieri sorriderebbe a leggere tutto questo. Le auguro di essere molto felice. A me ha regalato un amore infantile a dieci anni e trentacinque anni dopo un’emozione improvvisa e intensa lungo la mia strada verso casa, di notte. “Vale la pena vivere solo dalle 11, posso solo ridere nell’oscurità.”

TAG:
CAT: costumi sociali, Musica

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