Gli Stati d’animo Generali

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23 Maggio 2018

«Goodbye, malinconia! Dimmi chi ti ha ridotto in questo stato… d’animo»

Non più di dieci anni fa Michele Salvemini, meglio conosciuto col nome d’arte di Caparezza, componeva questi versi, duettando con l’ormai stagionato leader degli Spandau Ballet, in una delle tracce contenute nell’album Sogno Eretico.

Osservava, attraverso la prospettiva civile di un antitaliano, lo stato morale depresso, arido, comatoso in cui versava, e tutt’ora versa, il proprio Paese; piangendo sulle gocce versate di un latte reso colpevolmente sterile.
È una curiosa coincidenza l’omonimia con l’altro antitaliano per antonomasia Salvemini: Gaetano. Autore di spigolose analisi critiche contro l’Italia unita, immemore di troppe questioni lasciate al caso; invettive finalizzate tuttavia a proporne l’accorata rinascita, la tanto anelata resurrezione.

«Oggi solo gli imbecilli possono essere felici»

Di qualche giorno fa è, invece, l’amara conclusione del neuropsichiatra infantile Vittorino Andreoli, il quale, in occasione della pubblicazione della sua ultima fatica narrativa “Il silenzio delle pietre”, riflette sul clima escludente e frustrato dominante le contemporanee aggregazioni umane, considerate distruttive, anziché meramente violente. Tale degenerazione sociale, contestuale alla crisi di un esatto senso dell’etica, spingerebbe l’essere umano fra le braccia criminali dell’inesorabile regressione all’atavico istinto pulsionale.

Certamente le recenti stragi di Latina e Chieti, rispettivamente compiute da Luigi Capasso e Fausto Filippone, non possono smentire il ragionamento di Andreoli, che parla a ragione di una micro-apocalisse messa a punto da personalità intimamente nichiliste.

Appare, infatti, da tempo chiara una forzosa operazione tesa a riaffermare un assetto ferino di ritorno, abilmente orchestrata da poteri occulti. Una ripresentazione dello stato di natura pre-moderno, scaturito dal fallimento del patto nevralgico fra rappresentati e rappresentanti, incapace di garanzie e trattative.

L’unica via possibile, per salvarsi dalle paludose insidie di un simile apparato socio-politico, sembra indicarla l’esilio, un goodbye, un nuovo metaforico esodo verso l’utopica isola che non c’è. Ma affinché questo distacco non assuma i connotati di un’infeconda diaspora, dalle cui onde la coscienza umana verrebbe sommersa nella letargia più profonda, si rende necessaria la costruzione di una spiritualità immanente ben strutturata, che ci consenta di riconquistare gli strumenti più adatti per affrontare questa realtà apparentemente aliena e incomprensibile.

TAG: andreoli, Apocalisse, caparezza, capasso, chieti, etica, filippone, Latina, Nichilismo, patto, poteri occulti
CAT: costumi sociali, Scienze sociali

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