Piccolo test della personalità in una domanda sola

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15 giugno 2019

La vignetta di Altan che vorrei commentare vanta ormai migliaia di condivisioni (una dozzina almeno nella mia bacheca, che non è certo tra le più frequentate). Questo non può sorprendere: è così che il progressista si diverte.
Non gli serve chiedersi il senso delle cose. Lui ha i suoi miti e tra quei miti, oggi, c’è Altan.
Non ha torto, del resto. Questa particolare vignetta, infatti, sintetizza in dieci parole e tre personaggi la sua Weltanschauung e le pone il sigillo.
Parlarne, come sto facendo io adesso, mette un po’ a disagio perché, per farlo, si devono usare un numero (al confronto) enorme di parole.
Ma è questa la nemesi, e nello stesso tempo il dovere, di qualsiasi pensiero critico: costringersi ad elaborare discorsivamente ciò che sembrava offrirsi spontaneamente (“naturalmente”).
Così facendo, provare a ricondurlo alle sue ragioni e, per così dire, a se stesso.
Descrivo la vignetta.
Un uomo (senza alcuna connotazione che ne sottolinei lo status sociale, un “uomo qualunque) acquista “un chilo di caviale” e dice al bottegaio indicando il figlio “paga lui quando cresce”. Fa sorridere? Può darsi.
Ma la domanda vera è “chi” fa sorridere? e “perché” lo fa sorridere?
Chi sorride a questa vignetta invece di incazzarsi deve condividerne infatti il presupposto ideologico: che il mondo sia composto da “uomini qualunque” (cioè da un “NOI” indistinto e privo di articolazioni).
Che, in conseguenza, parole come “lavoro” o “diritti” non necessitino di alcuna aggettivazione; lavora il rider, lavora Valentino Rossi, ambedue, per vivere, cavalcano un veicolo a due ruote e possono (di più il primo) anche creparci; lavora l’impiegato del call center, lavora Fabio Fazio e ambedue operano nel campo della comunicazione; lavora l’uomo sandwich, lavora George Clooney e ambedue fanno la pubblicità al caffè.
Se si va a cena, perciò, si fa alla romana.
E’ la stessa ideologia che sottende l’affermazione di Carlo Calenda quando, in difesa della signora Fornero e della sua legge, s’indigna con chi si permette di sottolinearne la bestiale ingiustizia e afferma: “NOI CI SIAMO autoassolti perché per trent’anni ABBIAMO SPESO quello che non POTEVAMO”.
Mettendo insieme la vignetta di Altan e le parole di Calenda abbiamo dunque quanto segue:
“NOI (il pensionato a duecento euro e quello che ne prende cinquemila, chi ha uno stipendio di novecento euro al mese e chi ne percepisce dieci volte tanto, il puliziere e Flavio Briatore, la badante e Lapo Elkann) ABBIAMO vissuto e VIVIAMO molto al di sopra delle NOSTRE possibilità, consumando caviale. Questo scialo (di cui NOI siamo, indistintamente e assolutamente responsabili e “CI” autoassolviamo) dovranno pagarlo i NOSTRI figli (di nuovo, tutti insieme appassionatamente: il figlio del lavapiatti e il figlio di Chiara Ferragni)”.
Chi si diverte con questa vignetta si trova necessariamente in sintonia con la sua visione del mondo: insomma è un progressista.
In caso contrario infatti non dovrebbe riderne ma piangerne.

TAG: Altan, Carlo Calenda, Cultura, giornalismo, progressismo
CAT: costumi sociali, Scienze sociali

4 Commenti

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  1. undog 4 mesi fa
    Ancora una volta apprezzo la sua analisi, nostro malgrado (azzardo pensare sia così anche per lei) sono pochi gli interventi che escano dal dettato della moderazione, del progressismo (appunto), insomma dalle diverse forme di riduzione del reale e del mediatico a mediocrità, o spettacolarità, o anche (più sopportabilmente tutto sommato) a sfoggio narcisistico-intellettuale. Far sorridere è l'ultima frontiera del giornalismo popolare, tra nostalgie anarchiche, barzellette all'italiana e ironia incapace di toccare vette ciniche (come invece, a suo stesso discapito, fa spesso lei). Diamoci del tu, bravo Ugo, risaltano nella poltiglia omogenizzata delle tante troppe scritture, i tuoi elzeviri. Sai bene, si scrive sempre per un lettore solo.
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  2. ugo-rosa 4 mesi fa
    Ok, diamoci del tu! Allora ti ringrazio per l'apprezzamento e mi auguro che continui anche in futuro :-)
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  3. gianmario-nava 4 mesi fa
    il fatto di presentare la vignetta come test a fianco della foto di calenda me l'ha completamente decontestualizzata. non ho riso perchè non ho capito più niente, quindi boh?
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  4. gianmario-nava 4 mesi fa
    Quanto alla "bestiale ingiustizia" della legge Fornero, non ho capito, anche qui, di cosa si parli. Del fatto che gente senza pensione paghi pensioni del tutto ingiustificate sulla base dei pochi contributi versati ai soliti garantiti? O che che è ferocemente ingiusto andare in pensione dopo i 60 anni che ci siano o meno le risorse per pagare le pensioni, che tu sia un facchino o un correttore di bozze? Che ci sia evasione contributiva? Che i contributi siano troppo alti? Che si debba sempre fare i conti separati per classi sociali (chi decide quante sono e come si tagliano?) e non aggregati come paese? Del mio collega che ha sempre lavorato nel pubblico, ha agguantato la dirigenza con un ricorso, ha avuto premi senza valutazione (come tutti del resto) ed ora va in pensione con quota 100 e l'altro collega no perchè nel frattempo hanno chiuso le corsie preferenziali e le possibilità di cavillo e ha sei mesi in meno che lo fregano? Che il mondo è ingiusto e il governo dovrebbe mettere in testa a mio figlio la soluzione all'ingiustizia mandando in pensione chi NON lo ha formato al liceo perchè era un incapace entrato in ruolo ope legis?
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