I Jetsons, i Flintstones e le Sardine

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4 Febbraio 2020

Della foto delle sardine con Oliviero Toscani e Benetton, in sé, non m’importa nulla ma ammetto di trovare suggestivi i meccanismi mentali che ha innescato. Da una parte i detrattori professionali e gli specialisti del “J’accuse” – di “destra” e di “sinistra”, dal fascioleghista al duroepuro col pugno alzato ad acchiappare tutte le mosche che si trovano a passare – dall’altra i giustificazionisti di professione – quasi esclusivamente progressisti “di sinistra” nelle più varie accezioni. Dal momento, però, che nulla detesto più dei superpartes dirò che, ancora di più, trovo suggestivo il modo in cui ha funzionato con me. E’ stato, lo confesso, un tuffo nel passato; le temps retrouvé…un propellente temporale superiore a qualsiasi madeleine inzuppata nel tè della nonna. Quel passato mi è piovuto addosso in forma di cartone animato di Hanna e Barbera: I Pronipoti e gli Antenati. Forse tu sei troppo giovane per ricordartene ma quelli della mia generazione sono cresciuti con i Flintstones e i Jetsons e sanno perfettamente di cosa sto parlando. Si trattava della vita quotidiana di una famiglia tipo della piccola-media borghesia statunitense degli anni sessanta, trasposta nel futuro e nel passato remoto. Tra la famiglia cavernicola e quella ipergalattica c’erano, all’incirca, sei millenni di distanza ma in realtà esse vivevano in un contesto che, a parte quelle formali (il design degli oggetti e delle abitazioni) non presentava nessun’altra differenza sostanziale. C’era il capoufficio, il capitano d’azienda, il milionario e chi a malapena sbarcava il lunario. La domenica s’andava tutti a messa e, dopo, al cinema e in pizzeria. Solo che i Jetsons ci andavano planando su un disco volante e i Flintstones con un’automobile che al posto del motore ci aveva un brontosauro che pedalava. Perchè quella foto me li ha fatti tornare in mente? Non perché Toscani mi ricordi Fred e Benetton, Barney. Questi sono dettagli.

Il fatto è invece che questi ragazzi sono stati seminati e sono cresciuti nel solco ideologico di quel cartone e tutti insieme – pubblicitario, imprenditore e giovane di belle speranze- non sono altro che maschere e testimoni (muti e purtroppo inconsapevoli) del suo impianto culturale. Non c’è altro futuro immaginabile, per loro, che un passato a propulsione nucleare: con Benetton al posto del brontosauro e Toscani che invece d’incidere con la selce fotografa a colori. Tutto quello che riescono a immaginare per il futuro dell’umanità è un altro Steve Jobs che continui imperterrito a perpetuare, per un tempo indefinito, i medesimi rapporti di produzione e l’identico protocollo socioeconomico del passato.

Immaginate una foto di Marx, Engels, Blanqui o Bakunin con un Rotschild: a nessuno, che non fosse un perfetto cretino, sarebbe mai venuto in mente di sollevare una qualche obiezione. Anzi ho il sospetto che quella foto sarebbe stata magari in grado di sintetizzare l’opposizione radicale di due concezioni della vita e del mondo. Perché in quel caso ci sarebbero state, per l’appunto, due concezioni radicalmente diverse della vita e del mondo da sintetizzare. Qui, da sintetizzare, non c’è altro che un’unica ideologia del mercato globale, dello status come dato naturale immutabile e del passato come pura ripetizione dell’identico in forma aggiornata. Per quei ragazzi il futuro non è e non può essere altro che la ripetizione tecnologicamente attrezzata del passato. Un eterno presente che si rifà il trucco. Perciò provo per loro un poco di compassione. E’ vero che, essendo uno spiantato non potrei permettermi di provare compassione per nessuno e tanto meno per questi ragazzi che domani o al massimo dopodomani, saranno imprenditori, professionisti di successo, ricercate firme del giornalismo e dell’editoria e se la rideranno di quelli come me. Eppure non riesco a non provare pena per la loro abissale mancanza d’immaginazione, per quel loro figurarsi un futuro che non sa essere altro che la fotocopia del presente e del passato. Perciò la farei finita con le delusioni o gli “io l’avevo detto”. Qui non c’è nessun “tradimento” e nessuno “sbaglio”. C’è solo la malinconica, sconsolante figura dell’omologazione che dai Flintstones si travasa ai Jetsons attraverso l’imbuto di Benetton e Oliviero Toscani: here there and everywhere.

TAG: Cultura, giornalismo, italia, politica, sardine
CAT: costumi sociali, società

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