Incompetenza o malafede?

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31 gennaio 2019

«Lei è Silvia Pantano, chirurgo plastico, già direttore del distretto sanitario piacentino della Valtidone, nonché ex Presidente del Consiglio Provinciale.
Ha scritto “il bestiame non viaggia su pullman super lusso” (sembra si riferisse a una frase dell’articolo commentato) parlando di Anszou Cissè, calciatore senegalese di 19 anni espulso dal Cara di Castelnuovo di Porto e adottato da “Open”.»

Questa didascalia, a descrizione di una foto, viene usata martedì 29 gennaio alle ore 9.40 da una pagina facebook chiamata “Movimento no bufala” seguita da una media di circa 24 mila utenti.

 

Il post ottiene circa un centinaio di commenti e 35 condivisioni. Prevedibile la natura e tipologia degli interventi, che considerano il social fruitore di un servizio pubblico e quindi quasi obbligato a svergognare chi si macchia di tali ignobili frasi razziste. Sommariamente l’indignazione si è scagliata contro i titoli accademici della signora in questione: medico chirurgo con esperienze lavorative dirigenziali. Chi interviene e condivide il post si chiede come sia possibile che una persona istruita, che svolge una professione di supporto medico possa arrivare a usare tali espressioni e ne conclude che l’istruzione e la cultura non bastano.

Beh, leggendo la notizia così proposta, si rimane davvero perplessi, ma nella didascalia c’è una parentesi, un inciso, e quel dettaglio accende una mia curiosità.
Guardo meglio lo screenshot da cui si evince che la signora Pantano è intervenuta sulla pagina ufficiale di Enrico Mentana, e ha commentato un post (link) che indirizza a un articolo della piattaforma “Open”.

Dando una lettura veloce, nemmeno troppo impegnativa, al testo dell’articolo, salta all’occhio questo frammento: «Open ha deciso di aiutare anche Cissé, a nome vostro, uno di quegli uomini, donne e bambini portati via come bestiame dal Cara di Castelnuovo di Porto.»

È oggettivo che l’intervento della signora contestasse l’esagerazione del paragone espresso nell’articolo condiviso. Tale intervento assume anche più valore quando, facendo una breve ricerca sul web, si scopre confusamente che la signora è stata o è in qualche modo legata al partito LEGA; pertanto difende dalla similitudine pastorizia le modalità di trasferimento scelte dal Ministero dell’Interno.

Ora, la questione sembrava esaurirsi qui. Una notizia incautamente pubblicata da una pagina gestita da utenti che probabilmente non sanno come verificare un’informazione e che si vanta di smentire tutte le fake news diffuse dalla xenofobia. La stessa pagina che, odi odi, carica in copertina una vignetta sarcastica con lo slogan “non leggo, non capisco, commento” sfottendo “l’ebete del web” e che si contraddice quindi da sola, o forse no;
perché se dietro questa pagina ci sono persone che commentano (o pubblicano) solo dopo aver letto e capito, allora la notizia non appare più incautamente pubblicata, e viene il dubbio sia volutamente manipolata per distorcere la realtà dei fatti.

Ma non è finita qui. Interviene anche l’AUSL di Piacenza

«Ci dissociamo totalmente da quanto scritto da Silvia Pantano: il suo commento è profondamente ignobile e offensivo e i suoi contenuti ledono la dignità e la professionalità di tutti i nostri operatori.
Lo dichiara il direttore Luca Baldino. «La dottoressa, che si qualifica impropriamente come dipendente di questa azienda sul suo profilo Facebook, non è più direttore di distretto da oltre 10 anni e ha cessato la propria attività nel luglio 2011».
«Ho dato mandato immediatamente ai nostri legali di valutare quali possono essere le azioni da intraprendere a tutela dell’immagine del Servizio sanitario regionale e di quello dell’Azienda stessa».

L’apice di questa diffusione mediatica viene raggiunta quando ti accorgi che non è solo la pagina facebook, non sono solo gli utenti facebook, quelli indignati sempre e comunque, persino a vuoto; non è nemmeno solo, e hai detto niente, l’azienda sanitaria. La notizia viene proposta persino da Repubblica, testata  che gode di una certa altisonante credibilità e che ti auguri sappia quanto sia importante verificare la notizia, visto che la diffusione delle fake news è una delle principali accuse rivolte contro i promotori della paura.

Leggi leggi e la domanda assillante è sempre la stessa: ci sono o ci fanno? È incompetenza o malafede?

Nella fattispecie non entro nel merito se siano o meno condivisibili le strategie politiche di uno o di quel partito; tali strategie si contestano proponendo alternative migliori e magari felicemente risolutive. Qui si affronta la questione dell’azionamento più o meno volontario della macchina del fango mediatico.

La signora ha reagito eliminando il commento e chiedendo scusa se, nel fraintendimento, qualcuno si è sentito offeso, dal momento che lei interveniva nel merito dell’espressione usata nell’articolo, sottolineando che la sua attività professionale parla per lei non avendo mai operato distinzioni razziali.

L’essere umano è complesso: spesso quando è vittima di un reato e scatena tante reazioni contrarie e offensive persino dall’azienda per cui ha lavorato, pensa davvero di aver commesso un gesto ignobile, di aver creato egli stesso l’equivoco e crede sia più opportuno risolverla subito in una richiesta di scuse perché ormai la macchina mediatica ha creato conseguenze a cascata irreversibili.
Insomma, non è più colpevole il colpevole, ma si ribaltano i ruoli.

Il danno d’immagine recato a Silvia Pantano, esposta pubblicamente all’accusa di reato di razzismo punibile legalmente, è di ingenti proporzioni; eppure appellandosi a un qualche residuo logico cerebrale la parte lesa in un eventuale contenzioso è lei e nemmeno per diffamazione, ma per calunnia, non sussistendo il fatto attribuitole ed essendo chiara e oggettiva la non sussistenza dello stesso.

Tutta questa faccenda, però, solleva anche un’altra riflessione.
Tra gli indignati contro la signora ci sono coloro che, senza proposta alternativa alcuna, impegnano gran parte del proprio tempo a osteggiare le politiche attuali in fatto di immigrazione e a contrapporgli edificanti concetti di uguaglianza e umanità. Istanze più che condivisibili, se paragonate al vilipendio di stampo razzista che spesso si legge e ascolta, ma che prevedibilmente dimostrano la propria inconsistenza ipocrita: se si è pronti a spalare merda su chiunque parli, anteponendo il pregiudizio dell’indignazione tout-court su qualunque ragionamento o semplice verifica, per quale motivo ci si ritiene contemporaneamente pronti all’accoglienza umana di chi cerca una vita migliore da altri confini, condannando il pregiudizio razzista?

TAG: bufala, fonti, giornalismo, immigrazione, indignazione, repubblica, silvia pantano, social
CAT: costumi sociali, società

2 Commenti

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  1. vincesko 3 mesi fa
    In fatto di BUFALE, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Inclusi i professori universitari e i premi Nobel nella loro materia: si veda https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.
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  2. valentina-milesi 2 mesi fa
    Salve, Vincenzo (Battipaglia, deduco) Appare un like al suo commento non per effettiva mia volontà, ma perché era partito involontariamente il pollice verso e nel tentativo di cancellarlo ho cliccato su quello contrario sperando si elidessero a vicenda, invece niente. Per gentilezza aprioristica ho lasciato il pollice su. È semplice promozione il suo commento, ok. Grazie.
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