Lettera sui riabilitati e su quelli da riabilitare

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15 gennaio 2020

Cara fb

questo paese, lo sai, è l’eden della commedia dell’arte e nel corso dell’ultimo secolo agli italiani le risate non sono mai mancate. Se la sono spassata, nell’ordine: 1) con un grottesco Matamoro che, dopo vent’anni di assassinii, ruberie e crimini d’ogni genere, li condusse allegramente alla catastrofe di una guerra mondiale. Poi 2) con un’accolita di guitti con lo scudo crociato (il protagonista era interpretato a turno da vari attori ma preferibilmente si trattava di Pantalone: il bacucco che i domestici di volta in volta turlupinavano o supplicavano). In cartellone aveva un repertorio straordinario: stragi di Stato, corruzione, malavita e degrado. Quarant’anni di repliche, un successo senza pari. Alla fine emerse 3) un Balanzone di prim’ordine. Aria dottorale e ditone per aria insegnava a tutti cos’era la modernità e come fare a conquistarla. La modernità rimase dietro le scene, irraggiungibile come una dea dell’Olimpo ma lui intascò fior di quattrini e il benessere per sé e i suoi sodali, grazie ad una scenografia che però andò a fuoco. Gli finì male. Col fiorire degli anni novanta, entrò in scena 4) uno Zanni, plebeo e maneggione che mentre toccava il culo alle serve ti sfilava il portafoglio. Ancora venti anni di repliche. Stavolta andò a fuoco il teatro. Lo aveva incendiato lui per intascare l’assicurazione. Lo presero con le mani nel sacco. Ma in Italia essere un pregiudicato milionario fa curriculum e solo oggi, dopo trent’anni, lo Zanni (forse) s’è tolto dai coglioni per raggiunti limiti d’età.

La compagnia di giro che lo ha sostituito non ha un grande repertorio e recita a soggetto. Fa ridere e tiene il cartellone con discreti risultati ma c’è nostalgia per il repertorio classico. I nostri connazionali infatti, come diceva Petrolini, s’affezionano e in mancanza d’altro riabilitano. La cosa risulta facile perché è disponibile una claque di riabilitatori professionali (ai quali fare quel mestiere impingua il conto in banca e la popolarità) che disinteressatamente spiega urbi et orbi quanto sia importante ristabilire quelle misteriose verità nascoste per anni dai COMUNISTI. Ed ecco quelle verità:

1) il Matamoro fu una brava persona e ha salvato l’Italia dai COMUNISTI.

2) La compagnia dello scudo crociato ha impedito, non senza atti di eroismo, che i cosacchi (COMUNISTI) si abbeverassero a Piazza San Pietro.

3) Il Balanzone mariuolo era in realtà un galantuomo che i COMUNISTI costrinsero all’esilio.

4) Anche lo Zanni è stato un statista di prim’ordine inviato dal destino per salvarci. Da chi? Dai COMUNISTI.

Tu ti chiede ingenuamente quando finirà tutto questo.

Io mi chiedo solo chi sarà il prossimo.

C’è ancora una lunga fila di gentiluomini prodigatisi per preservarci dai ROSSI.

Si va da Junio Valerio Borghese a Licio Gelli.

In pole position però un grande siciliano: Tano Badalamenti, che con generosa audacia ci mise un giorno definitivamente in salvo da quel COMUNISTA di Peppino Impastato.

Saluti riabilitanti

ur

TAG: Cultura, Facebook, giornalismo, italia
CAT: costumi sociali, società

2 Commenti

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  1. dionysos41 1 mese fa
    Questa volta mi trovi in totale accordo, Ugo! Ma che paese! Sempre a cercare come sviare la freccia dal bersaglio, perché quel bersagglio potrebbero essere loro, i permanenti ripetitori dello stesso ruolo di vhi salva il popolo dai troppi cattivi che mangiano i bambini. Non ne posso più! E come giocano bene con lle parole. Adesso la latitanza per sfuggire a una giusta condanna di un tribunale della Repubblica Italiana si chiama esilio, e la condanna si rovescia sui giudici affamati di vittime. Mi viene il vomito!
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  2. dionysos41 1 mese fa
    Questa volta mi trovi in totale accordo, Ugo! Ma che paese! Sempre a cercare come sviare la freccia dal bersaglio, perché quel bersagglio potrebbero essere loro, i permanenti ripetitori dello stesso ruolo di vhi salva il popolo dai troppi cattivi che mangiano i bambini. Non ne posso più! E come giocano bene con lle parole. Adesso la latitanza per sfuggire a una giusta condanna di un tribunale della Repubblica Italiana si chiama esilio, e la condanna si rovescia sui giudici affamati di vittime. Mi viene il vomito!
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