Buenaventura Durruti (14 luglio 1896 – 20 novembre 1936)

:
15 Luglio 2018

Nel 1896, il 14 luglio (segno del destino: la presa della Bastiglia) nasceva Buenaventura Durruti. Ai nostri giorni si commemora qualsiasi cosa: nonni, mamme, zie, sanvalentini, cani e gatti, anche “liberazioni” e giudici assassinati dalla mafia…però a un patto. Che siano commemorazioni sostanzialmente innocue per quel Principio Divino che l’epoca idolatra e che si chiama Mercato. Tutto fa brodo, purché la traiettoria economica del mondo rimanga più intoccabile di quella percorsa dai pianeti. Nulla di sorprendente, Durruti stesso avrebbe convenuto. Però c’è un pensiero che, fin da quand’ero pre-adolescente mi ha sempre affascinato. Se, nel corso della guerra civile, i miliziani fossero riusciti a prendere Saragozza, se tutto si fosse deciso subito non solo, e non tanto, a favore della “Repubblica” ma con il trionfo del comunismo libertario, facendo della Spagna, il primo paese anarchico della storia cosa sarebbe accaduto? Come si sarebbe evoluta l’anarchia “al potere” (frase che sembra quasi un ossimoro)? E in che modo ciò avrebbe influito sulla sorte d’Europa? Nessuno può dirlo. L’anarchia ebbe, questo è certo, la sua occasione, fu sconfitta e rimase un’“utopia” che qualsiasi professorino può oggi permettersi di sbeffeggiare. Strana utopia, che ha subito perfino l’affronto di venire ridotta a divisa del filisteo (“io sono fondamentalmente anarchico” in Italia lo si sente dire ogni giorno a un fottio di imbecilli…). Come un lampo, però, l’anarchia (quella vera) attraversò la Spagna e fu molto più di una speranza. Durruti non era un teorico, un pensatore e neppure un soldato. Era un anarchico e, dunque, tutte e tre le cose senza esserle. Quando la sua colonna muoveva verso il fronte (la divisa di Durruti: una tuta da meccanico e il berretto coi colori dell’anarchia, il rosso e il nero) male armato, straccione, colorato esercito di uguali; esercito che non era un esercito; esercito senza ufficiali e senza generale che, nonostante questo, avanzava vittorioso contro la canaglia fascista (ingozzata, pasciuta, organizzata, addestrata, bene armata e profumatamente finanziata) e la metteva in fuga; ad ogni villaggio conquistato, per prima cosa, Durruti deponeva il giudice: “I problemi locali venivano risolti in base alle seguenti -semplici- domande: Dov’è il tribunale? Dov’è il catasto coi registri? Dov’è la prigione?”. Ricevute le indicazioni si incendiavano gli atti giudiziari e i registri catastali. Poi venivano liberati i prigionieri. Con quel solo, triplice, movimento, l’intera struttura del passato si afflosciava come un palloncino sgonfio. L’impalcatura classista del mondo era tolta. Se Buenaventura Durruti potesse allora vederci oggi voltolarci in questa melma di parole vuote (“meritocrazia” “concorrenza” “managerialità”) forse proverebbe pietà di noi. O forse ci concederebbe solo il suo celebre, beffardo, sorriso: “toglietegli le scarpe prima di seppellirli: le scarpe ci servono”.

TAG: Cultura, politica
CAT: costumi sociali, Spagna

Un commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. clavenz 2 anni fa

    Molto interessante questo pezzo di Ugo Rosa su Durruti. E sorprendente in quanto in genere è dimenticato dai grandi mezzi di (dis)informazione. Invito a leggere la sostanziosa biografia curata da Abel Paz e uscita anni fa in coedizione BFS-La Fiaccola-Zero in condotta. Sul tema del rapporto tra anarchia, intesa come anarchismo, e potere nella guerra civile spagnola, mi permetto di citare un mio lavoro sintetico edito da Eleuthera. La sperimentazione del comunismo libertario (contrapposto a comunismo autoritario) avvenne a più livelli: milizie spontanee ed egualitarie, liberazione dal dominio culturale della chiesa (soprattutto soffocante della libertà della donna) e in particolare di una nuova forma di produzione autogestita da contadini e da operai. Sono state esperienze esemplari che chi le ha conosciute, dai rapporti con vecchi militanti o da letture di memorie e di studi (pochi in italiano), restano come punti di riferimento cruciali. Logicamente, dentro la cornice della guerra civile scatenata dai golpisti il 18 luglio 1936, ogni iniziativa era condizionata e talvolta bruscamente ridimensionata. Ci avviciniamo all’anniversario del 19 luglio del 1936, giorno della risposta popolare e rivoluzionaria che contribuì in maniera determinante a fermare i golpisti nei principali centri urbani dove la CNT (talora con la UGT) si battè con poche armi e molta determinazione. Franco e i suoi non avevano previsto questo protagonismo militante e furono sconfitti a Barcellona, Madrid, Valencia e Bilbao. Se interessa, potrei scrivere un articolo al riguardo. (Scusate l’autopromozione…).

    Rispondi 1 0
CARICAMENTO...