Un nuovo dibattito sulla vicenda della statua a Montanelli

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19 Giugno 2020

La Società Italiana delle Storiche (SIS) è nata nel 1989 con l’obiettivo di promuovere la ricerca storica, didattica e documentaria nell’ambito della storia delle donne e della storia di genere. È composta da docenti universitarie, bibliotecarie, archiviste, insegnanti, giovani ricercatrici ed impegnata a 360 gradi sul fronte della promozione culturale e delle ricerche di storia e di genere. Impossibile sintetizzare in un articolo di giornale tutto quello che queste meravigliose donne sanno portare avanti, ma sul sito dedicato www.societadellestoriche.it/ potete farvene un’idea.

Recentemente Valeria Palumbo, caporedattrice Rcs Media Group, ha preso posizione sull’affair relativo alla statua di Indro Montanelli sul Corriere della Sera. Tra le altre cose, scrive: «A proposito dell’imbrattamento della statua di Indro Montanelli a Milano e riflettere sulle ragioni e i valori che si nascondono dietro quei monumenti e quindi sulle ragioni e i valori della furia iconoclasta. Non a caso, nella Republika Sprska, in Bosnia-Erzegovina, si continuano a intitolare strade e scuole a due criminali di guerra non così antichi, Radovan Karadži e Ratko Mladic: questo luglio sono 25 anni dal genocidio di Srebrenica ma qualcuno crede ancora che fu un’azione eroica».

La Palumbo ricorda poi che la sociologa Francesca Coin vede nella lotta iconoclasta in atto nella società occidentale «una crisi di identità, che mette in discussione l’aura sacra con cui è stato celebrato per vari secoli il colonialismo europeo come riflesso di una sollevazione antirazzista e anticoloniale». Ed ancora, citando la Coin: ««La levata di scudi di un’ampia parte del giornalismo maschile italiano a protezione di Montanelli, in questo senso, non è problematica solo in sé, ma in quanto difende ciò che ha rappresentato, l’adesione impunita e impenitente al suprematismo bianco, la capacità di presentare la violenza razzista come eroismo, la nostalgia per l’invincibilità del dominio occidentale, e con essa, di quel modello di uomo che può esercitare sulle sue prede lo stesso dominio che i militari esercitano in guerra». Ovvero, dato per scontato che anche Montanelli ha fatto «cose buone e cose cattive», ciò che i suoi paladini difendono sembra essere altro: un pacchetto di valori che, nel caso specifico, i «maschi bianchi» fanno fatica a rinnegare. Montanelli, non a caso, ebbe una violenta reazione alla chiusura dei bordelli e in un lungo pamphlet, Addio Wanda, si lanciò un’accorata difesa della prostituzione di Stato: eppure all’epoca non c’era bisogno di essere illuminati come la senatrice Lina Merlin per avere una visione meno retriva. Ma che considerazione avesse il giornalista delle donne (e spesso della verità) lo si è scoperto in seguito quando, per esempio, emersero i dettagli della sua fuga in Svizzera nel 1944, mentre sua moglie, Margarethe (Maggie) de Colins de Tarsienne, per colpa sua, finiva nel campo di concentramento di Gries presso Bolzano».

A questo punto la Palumbo suggerisce un’alternativa, che non è quella di abbattere statue ma di “ricollocarle moralmente”. La memoria non va cancellata, dice, perché nei simboli si annidano i valori che scegliamo per la nostra comunità. Si tratta di far capire che oggi vediamo le cose in modo diverso. E gli esempi non mancano. Se ai tempi di Tito Livio dire che Lucrezia Romana era virtuosa perché si era suicidata in seguito allo stupro di Sesto Tarquinio, oggi è virtuosa la ragazza che va dalla polizia per denunciare l’accaduto.

A Roma c’è una strada dedicata a Gaetano Azzariti, ma oggi sotto la targa si potrebbe aggiungere che egli è stato il presidente dell’ignobile Tribunale della razza, altrimenti ha poco senso fare sfilate e cortei contro il razzismo.

Altro esempio: a Roma c’è la chiesa dei Parioli che Papa Pio XI fece erigere in memoria del cardinale inquisitore Roberto Bellarmino, da lui anche santificato, «perché era infuriato del mancato abbattimento (da parte di Mussolini) della statua di Giordano Bruno, condannato al rogo proprio dal neo-santo. Altrimenti sarebbe ben strano invocare la libertà religiosa».

M.A.F, storica dell’arte e museologa, suggerisce alla Sis di far sentire la propria voce, aprendo un dibattito urgente sulla storiografia e proponendo a “Rai Storia” e alla trasmissione Passato e presente, diretta da Paolo Mieli, alla quale la Sis contribuisce ritualmente, un approfondimento sul tema.

L.S., ricercatrice presso l’Università di Pisa che sta scrivendo un libro sulla Federazione abolizionista (https://it.qwe.wiki/wiki/International_Abolitionist_Federation), di cui Montanelli non era certo un estimatore, ricorda che il giornalista toscano difese fino alla fine della sua vita la scelta che aveva fatto con la minorenne che aveva sposato, sostenendo che nel suo Paese le ragazze diventavano adulte prima e che quello sposalizio fu voluto prima di tutto dalla madre di lei. La faccenda, è ovvio, richiede «una contestualizzazione che lo colloca nella categoria patriarcato reazionario per esprimersi in maniera un po’ grossolana».

Molte aderenti alla Società delle Storiche sono poi sobbalzate dalla sedia a sentire le parole dello storico del colonialismo Angelo Del Boca, ultranovantenne, che ha affermato che quel matrimonio non fu un gesto di razzismo bensì un atto di integrazione. Molte di loro è convinta che quell’intervista sia stata abilmente pilotata.

D.G., dell’Università di Bologna, tra i massimi esperti dell’epoca fascista, nel ribadire che la Sis debba prendere posizione in merito all’affair Montanelli, ricorda: «La nostra è, sarà, una lotta non facile perché come società italiana nel suo complesso, se abbiamo fatto un po’ i conti – solo un po’ e molto pochi –  con l’antisemitismo, non ne abbiamo fatti per niente con il colonialismo. Come rivelano le prese di posizione anche di autorevoli rappresentanti del giornalismo di sinistra e di centro-sinistra».

Qui abbiamo riportato solo un’infinitesima parte del dibattito storiografico che si è aperto in queste ore in Italia. C’è un grande fermento intorno al tema della storia ed alla richiesta di buona storiografia. All’insegna di un buon equilibrio tra ricerca e analisi documentale e modi di vedere ed interpretare le vicende storiche, senza il prevalere di un punto di vista patriarcale, ma neppure nella ricerca di becere contrapposizioni che non fanno il bene della ricerca e della verità storica.

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CAT: costumi sociali, Storia

2 Commenti

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  1. lina-arena 3 mesi fa

    la vicenda della statua di Montanelli è penosa e rivela una mostruosa pochezza della stampa di sinistra che non avendo esempi da contrapporre ed impegnata peraltro a nascondere i peccati, in tema di sesso e donne, degli omaccioni che hanno guidato le rivoluzioni rosse ( mi riferisco a Lenin che alla fine dei suoi giorni , trascorreva le notti con la moglie e con l’amica Inessa ) si diverte a sollecitare quella frazione di popolo incolto che vede in Montanelli il personaggio da colpire in tema di pedofilia. Non vedo perchè i lanciatori di vernice non hanno imbrattato le chiese e le statue che la chiesa cattolica ha venerato in nome di una presunta purezza cristiana e cattolica.

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  2. uldio-calatonaca 3 mesi fa

    Quindi se capisco – perché il commento è lapidario, scritto male, argomentato peggio e incompleto – origine copertura e colpa dei soprusi maschili maschilisti e pedofili sta nella sinistra e nei suoi giornali. È bello incrociare commentatori lucidi e profondi: da grandi menti c’è sempre da imparare, grazie.

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