Tu Vipera gentil…

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19 Gennaio 2018

Nell’analisi dell’esistente non sempre i grandi temi sono decisivi.

Spesso proprio le questioni più banali, apparentemente insignificanti, prive di rilievo e addirittura risibili, si rivelano illuminanti.

Un esempio lo fornisce la divertente querelle di questi giorni che ha preso spunto dalla battuta di un comico sul maiale che, pare, si aggira indisturbato tra i mondezzai romani.

“La maiala- ha detto il comico- deve essere scappata alla Meloni, forse si chiama Claretta Petacci”. Tutto qui. Una battuta così innocua da essere inconsistente. Immediatamente il filisteismo nazionale (e la sua avanguardia col bomber e il manganello) ha però scoperchiato l’imbiancato suo sepolcro e, sotto il sudario giornalistico (Libero, il Giornale, il Corriere ecc.) ha cominciato a trascinare le catene di sempre: “Come si permette! La satira non deve mai essere volgare! Chieda scusa! Una povera donna che amava il suo uomo!”. E l’asso nella manica…quello che ormai copre definitivamente ogni vergogna trasformando la storia in un inutile orticello di stupidità vigliacca: “I morti sono tutti uguali!”.

Certo: Hitler, Mengele e gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali da loro torturati e trucidati.

E, a proposito di defunti, un mio carissimo amico, vecchio comunista, qualche tempo prima di morire mi raccontò questo divertente aneddoto.

Un suo conterraneo emiliano, anche lui vecchio militante, ex partigiano di simpatie bordighiane (ma rimasto poi fedele alla linea) allevava maiali e aveva l’abitudine di chiamarli, affettuosamente, Vladimiro, Antonio, Palmiro, Amedeo…e, una femmina, perfino Nilde. Una volta Togliatti passò dal paese e fu invitato a casa sua. Quando sentì quei nomi gli disse, ridendo “Va bene, compagno…però com’è che non c’è nessun Giuseppe?”.

Lui rispose: “Compagno: Giuseppe era lo zampone che ti ho mandato a capodanno”.

Cominciava la destalinizzazione.

Altri tempi, in cui l’ipocrisia non aveva ancora spento la già tenue luce dell’intelligenza.

Perciò al ponzatore che ritenesse che ad una maiala possa essere affettuosamente accostato il nome di Nilde Jotti ma non quello di Santa Claretta Petacci (donna di specchiata virtù e di moralità incontaminata) vorrei almeno chiedere una cosa.

Come definirebbe una Santa che (epistolario Petacci-Mussolini, sezione riguardante l’affaire Ciano…) scrive amabilmente al suo dolcissimo amore: se hai i coglioni devi scannare tua figlia Edda, perché ha tradito il fascismo insieme a suo marito?

Vipera…andrebbe bene o no?

Perchè in tal caso ci si può anche mettere d’accordo.

Solo che, conoscendo il tipo, so che il problema non è zoologico.

E’ ideologico.

Perché solo l’ipocrisia più ripugnante o il criptofascismo più vile mettono sullo stesso piano chi ha trucidato e torturato, chi con lui se la spassava, fotteva, si faceva fottere (e se ne fotteva) e chi invece è stato trucidato e torturato da loro o almeno dalla loro indifferenza. No, non credo che i morti siano uguali. Come non lo siamo noi.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Storia

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