Trieste, 3 novembre 2018

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5 novembre 2018

Da un secolo l’umanità ha imparato a sue spese che l’animale da guardia dell’apparato liberista, tenuto alla catena e sguinzagliato quando serve, è il fascista.

Non essendo più funzionale al sistema nella sua configurazione morfologica originale, questa bestia è stata, nel corso degli anni, geneticamente modificata per adeguarla alle esigenze attuali del mercato planetario.

Ma nonostante gli interventi di laboratorio diretti a renderla più presentabile, alcuni esemplari permangono a testimoniare le origini.

Si deve tener conto infatti che il fascismo, al contrario della democrazia (prodotto eminentemente storico e umano, frutto di cultura necessariamente evoluta) non solo esiste in natura ma esige la permanenza di uno status semibestiale per riprodursi.

La femmina di fascista con la scritta Auschwitzland sulla maglietta ne rappresenta lo stadio evolutivo primario, quello biologicamente più vicino al Rattus Norvegicus (detto comunemente ratto delle chiaviche o pantegana) suo parente stretto e ne testimonia la sopravvivenza in particolari condizioni microambientali.

Ora, SE quella in cui viviamo fosse una democrazia reale (il se è scritto in maiuscolo ed esprime il condizionale semplice ed anche quello composto: SE MAI FOSSE POSSIBILE una democrazia REALE sulla base della prepotenza e della sopraffazione che il mercato globale esige) essa dovrebbe difendersi nel modo più radicale ed efficace, dalla possibilità che, questo genere di sorcio e i suoi discendenti geneticamente modificati, dilaghino liberamente. Una democrazia REALE, però, è frutto di un equilibrio instabile, da conquistarsi giorno per giorno, proprio CONTRO la mentalità da bottegai che le è antinomica perché riduce uomini e cose a valori di scambio. Scandalizzarsi dunque per la presenza di duemila pantegane a Trieste è sciocco se non si comprendono le cause di quell’invasione.

La locandina della foto è apparsa l’altro ieri a Trieste in occasione del raduno e mette sintomaticamente sullo stesso piano topi e disinfestatori.

Una trentina di parole che facendo dell’evento una questione, letteralmente, di bottega, valgono un trattato di economia politica e mostrano quale letame concima il fascismo.

La risposta, in corpore vili, alla domanda (in realtà un pochino retorica) che mi sono posto molte volte: se esiste qualcosa di più misero, più intellettualmente abietto di questo ceto medio riflessivo endemicamente votato alla compravendita.

No. Non esiste nulla di più odioso del suo ridurre il mondo a partita contabile, del suo misurare la ferocia sociale con il doppio decimetro al margine dei registri Buffetti, del suo disporre la bestialità sull’ascissa di Bouvard e la disumanità sull’ordinata di Pecuchet, del suo mettere in equilibrio con il bilancino del nonno farmacista la ferocia e il quieto vivere. In una scala morale il cui referente è l’orario di apertura e di chiusura del proprio negozio.

Ed è questa la palude su cui la barbarie galleggia e trova nutrimento.

TAG: Cultura
CAT: costumi sociali, Trieste

Un commento

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  1. beniamino-tiburzio 2 settimane fa
    Bene, bravo, bis.....altro compitino dell'anima bella. Ce la farà, non ce la farà a distruggere i residui dell' immondo, anzi " intellettualmente abietto.....ceto medio riflessivo " ? Sia detto senza ironia ( difficile da capire ) : Chi vivrà vedrà.
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