Il nuovo rapporto dell’Eurostat sul traffico di esseri umani

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24 Febbraio 2015

Quest’articolo nasce dalla pubblicazione – in data 23/2/2015 – del secondo documento dell’Eurostat riguardo il traffico di esseri umani. I dati statistici sono figli di un lavoro a livello comunitario, provenienti da tutti i paesi membri dell’Unione Europea, dell’EFTA/SEE (Islanda, Norvegia) e di altri paesi come Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera, Turchia.

Le informazioni sulle vittime (identificate e presunte) vengono da una serie di fonti diverse. Principalmente gli stati membri utilizzano come fonte primaria la polizia, anche se i dati provengono da ONG, uffici immigrazione, guardia di frontiera:
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Alcuni paesi sono riusciti a fornire un set completo di dati, comprendente sia le vittime presunte che quelle identificate (con il termine “vittima identifica” si fa riferimento ad una persona che è stata formalmente identificata dalle autorità competenti di un determinato stato come una vittima della tratta di esseri umani), differenziando le varie fonti. Al contrario, altri Stati membri hanno solo ed unicamente fornito dati provenienti da una singola organizzazione. Altri ancora, non essendo in grado di differenziare i dati in base alle fonti di registrazione, hanno riportato il numero totale delle vittime registrate a livello nazionale.
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Nella raccolta di dati si sono spesso verificati Improvvisi aumenti e diminuzioni di vittime a causa di comportamenti dovuti a modifiche legislative o cambiamenti nelle procedure di analisi statistiche. Problemi e discordanze si sono verificate anche a causa dei diversi sistemi – più o meno efficaci – utilizza per la raccolta delle informazioni: qualche paese potrebbe coinvolgere non solo gli organi statali ma anche altre organizzazione esterne nel processo di identificazione delle vittime (il che potrebbe coprire un numero maggiore di vittime, rendendo l’analisi più dettagliata, ma potrebbe portare anche ad un doppio conteggio, sfalsando i dati analizzati).

Analizzando la cittadinanza delle vittime, possiamo notare come il 65% di quelle registrate erano provenienti da Stati membri dell’Unione europea. In questo caso non c’è differenza tra vittime di sesso maschile e femminile: le prime sono il 65%, le secondo il 64%.
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Essendo statistiche, bisogna fare attenzione al semplice fatto che, nel conteggio delle vittime, ci sarà una stretta correlazione tra il numero della popolazione di un paese e quello delle vittime dello stesso.
Dopo un’analisi svolta tramite una differenziazione nazionale, si può procedere ad una analisi delle vittime in base al sesso ed età. L’80% delle vittime registrate erano di sesso femminile. Nella tratta di essere umani, le donne rappresentano il 67%, gli uomini il 17%. Le ragazze sono il 13% delle vittime, i ragazzi il 3%.
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All’interno della relazione i bambini sono definiti come vulnerabili per ovvie ragioni legate alla loro età: rispetto agli adulti, possono essere vulnerabili su determinati livelli in base alle circostanze personali che li contraddistinguono (stato socio-economico, stato di migrazione, origine etnica, disabilità, assenza di cure parentali, etc.).

Lo studio del fenomeno è stata eseguito anche tramite l’analisi delle vittime in base al tipo di sfruttamento che ne è fatto loro (sempre durante il triennio 2010-2012).
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Il 69% delle vittime registrate erano trafficate per scopi sessuali (di cui il 95% sono prevalentemente donne), tra cui:

  • Prostituzione in strada;
  • Bordelli;
  • Strip club e/o bar;
  • Pornografia industriale;
  • Servizi di accompagnamento e modelling presso agenzie;
  • Centri massaggio;
  • Altri e sconosciuti.

Il 19% per sfruttamenti lavorativo (di cui il 71% sono prevalentemente uomini), tra cui:

  • Agricoltura;
  • Costruzione;
  • Industria tessile;
  • Horeca (hotel/ristoranti/catering);
  • Pesca;
  • Altri e sconosciuti.

Il 12% per altre forme di sfruttamento (servitù domestica, accattonaggio forzato e non, attività criminali, rimozioni e vendita di organi, vendita di bambini).
A causa di  alcuni cambiamenti nei meccanismi di registrazione degli stati membri nei tre anni di analisi, non vi è alcuna chiara tendenza tra le percentuali annuali delle vittime registrate per ogni tipo di sfruttamento.

Il documento dell’Eurostat comprende anche tutti i dati degli organi di polizia relativi ai trafficanti. Nel corso dei tre anni, il 69% dei sospetti trafficanti registrati in questi paesi erano cittadini dell’Unione europea. Di questi:
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Il numero complessivo di trafficanti con cittadinanza in paesi appartenenti all’Ue ammonta, nei tre anni di analisi, a 453. Per quanto riguarda i paesi non-UE, la cifra ammonta a 2689. Di questi, circa 1216 sono senza cittadinanza o con cittadinanza sconosciuta. I restanti 1473 appartengono a:

  • Asia (234)
  • CELAC – Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (216)
  • Africa (425)

Altri dati sui trafficanti non appartenenti all’Unione europea:
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Parlando dei provvedimenti che sono stati presi dai paesi europei, bisogna precisare che solamente 15 stati sono riusciti a fornire dati sul numero di individui perseguiti peri diversi tipi di traffici (sessuale, lavoro, altro). Dato che gli altri stati non hanno comunicato alcun dato, è del tutto impossibile fare un calcolo della persecuzione dei traffickers a livello europeo. Analizzando solo quelli da cui si sono ricevute informazioni:

  • 15/15 stati hanno intrapreso azioni penali nei confronti dello sfruttamento a fini sessuali;
  • 7/15 stati hanno intrapreso azioni penali nei confronti dello sfruttamento a fini lavorativi;
  • 10/15 stati hanno intrapreso azioni penali nei confronti dello sfruttamento per altri motivi (criminalità, etc.)
TAG: Eurostat, traffico di esseri umani, tratta di persone, Unione europea
CAT: Criminalità

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