Nelle indicazioni nazionali per i licei la parola “mafia” non c’è

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29 Ottobre 2014

In una puntata della scorsa stagione di  “Che tempo che fa” il bravissimo Pif ha ricordato così il compleanno di Rocco Chinnici e quello di Paolo Borsellino. Entrambi nati di gennaio, entrambi uccisi a luglio. Dalla mafia. A un certo punto mi ha colpito una sua frase. Riferendosi alla sua esperienza scolastica e alla assenza di formazione strutturata sui temi dell’antimafia ha detto: “Perché non mi avete mai detto quanto è stato importante Rocco Chinnici per la nostra vita?” Già. Perché? Le cose saranno certamente mutate, direte voi, dopo Capaci e Via D’Amelio per lo meno. Le istituzioni, a ogni livello, specie quelle culturali, specie la scuola, avranno fatto tesoro delle parole di dalla Chiesa, di Chinnici, di Falcone, di Borsellino: dei loro inviti pressanti a partire dalla scuola, dalla formazione dei giovani. Per battere la mafia. Per far sì che davvero, come tutti i fenomeni storici, oltre a un principio e a uno svolgimento, essa – per usare le parole del giudice Falcone – abbia anche una fine. E invece… “Il quadro storico del secondo Novecento dovrà costruirsi attorno a tre linee fondamentali: 1) dalla “guerra fredda” alle svolte di fine Novecento: l’ONU, la questione tedesca, i due blocchi, l’età di Kruscev e Kennedy, il crollo del sistema sovietico, il processo di formazione dell’Unione Europea, i processi di globalizzazione, la rivoluzione informatica e le nuove conflittualità del mondo globale; 2) decolonizzazione e lotta per lo sviluppo in Asia, Africa e America latina: la nascita dello stato d’Israele e la questione palestinese, il movimento dei non-allineati, la rinascita della Cina e dell’India come potenze mondiali; 3) la storia d’Italia nel secondo dopoguerra: la ricostruzione, il boom economico, le riforme degli anni Sessanta e Settanta, il terrorismo, Tangentopoli e la crisi del sistema politico all’inizio degli anni 90“. Questo quello su cui dovrà concentrarsi l’insegnante di storia, per esempio, di un liceo classico o scientifico, durante l’ultimo anno, secondo le indicazioni nazionali. Ricostruzione, boom, riforme, terrorismo. Pure Tangentopoli e la crisi del sistema politico all’inizio dei Novanta. Niente di niente sul cancro che impedisce a questo paese di realizzare il dettato costituzionale, in particolare per quanto riguarda l’art. 3. La parola “mafia” non compare. Mai.  Perché allora non lottare per fare inserire un percorso irrinunciabile sul fenomeno mafioso nelle indicazioni nazionali sull’insegnamento della storia?  Se non insegniamo ai ragazzi quello che uomini come Rocco Chinnici hanno  significato per questo paese, la loro testimonianza non si trasformerà mai in memoria collettiva. In antidoto.

TAG: giovanni falcone, mafia, memoria, paolo borsellino, rocco chinnici, scuola
CAT: Criminalità, Legislazione, scuola, Storia

2 Commenti

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  1. Andrea Gilardoni 6 anni fa

    Però esiste il percorso di educazione alla cittadinanza, condiviso da tutte le discipline e da tutti i docenti. E questo percorso prevede interventi sulla mafia da parte di magistrati, lavoro sulla letteratura e sulla storia, approfondimenti di economia e diritto. Non solo nella mia scuola. Del resto, gli obiettivi specifici di apprendimento restano molto sul vago per molti, troppi argomenti.

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  2. Federico Ferri 6 anni fa

    È vero che esiste Cittadinanza e Costituzione (http://www.orizzontescuola.it/legislazione/cittadinanza-e-costituzione), ma non ha indicazioni contenutistiche (eccezion fatta per il testo della Carta e degli statuti regionali) e, tra l’altro, alla sua attuazione “si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente” (L169/08, art. 1 comma 2), che, tradotto, vuol dire che, se si trova un professionista come te, un dirigente e un collegio docenti sensibili alla questione e disposti a metterci ore, Cittadinanza e Costituzione si fa. Altrimenti no.
    D’altro canto se le indicazioni nazionali stanno (ed è bene che stiano) sul vago, è altresì vero che su alcuni temi considerati fondamentali si sbilanciano (per es. gli anni di piombo). La posta in gioco, allora, è fare dire al legislatore che quello della mafia, in un paese come il nostro, non può che essere considerato un tema fondamentale. Da lì, a cascata, dovrebbero attivarsi le case editrici e gli insegnanti in generale (non solo quelli sensibili, che pure sono davvero molti). A Milano ci siamo mobilitati su quest’obiettivo come Coordinamento delle scuole milanesi per la legalità e la cittadinanza attiva e abbiamo organizzato un seminario in occasione dell’anniversario della strage di Capaci. Altre iniziative bollono in pentola e abbiamo bisogno di intelligenze (anche se qui dovrei scrivere brains) e passione: perché non ci aiuti?

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