«Contro la ’ndrangheta in terra lombarda io sindaco apro le porte del Palazzo»

24 Novembre 2014

C’è un sindaco giovane, amato dai concittadini, che amministra un paese sulla strada tra Como e Milano, dove le auto corrono sempre, verso il lago o verso la città. Il suo sogno è ritagliare nel piccolo Comune che governa dal 2009 un’area pedonale in cui si riesca a parlare senza dover alzare la voce per coprire il frastuono dei motori.  «Prima, però, bisogna attraversare questa buriana». Giuseppe Napoli, 39 anni, primo cittadino di Fino Mornasco, è ufficialmente un sindaco minacciato dalla ‘ndrangheta. «Non a Reggio Calabria o su una montagna – per dirla con le parole usate da Ilda Boccassini – ma nella ridente provincia lombarda». Nei giorni scorsi l’inchiesta condotta dalla Dia di Milano ha portato a 40 arresti per infiltrazioni delle cosche tra Como e Lecco. Dagli atti emerge quello che Napoli sospettava da due anni, quando una mattina di primavera gelò davanti a una croce di legno conficcata a pochi passi da piazza De André, dove si stava svolgendo il mercato comunale. Sopra la croce alta poco più di un metro, la foto di un vecchio volantino del sindaco e una bomba a mano, poi rivelatasi un residuato bellico, fissata con un cavo.

«Leggere nero su bianco nell’ordinanza che era proprio opera della ‘ndrangheta fa un certo effetto –  racconta a Gli Stati Generali –. Sono diviso tra il sollievo per il lavoro delle forze dell’ordine e il timore per il futuro». Giuseppe Napoli, che di mestiere fa lo psicologo e in paese conoscono come uno sempre sorridente, mostra di non avere paura della paura: «Dopo quell’episodio scioccante ho vissuto mesi di terrore, con la paura di essere seguito quando alla sera tornavo a casa da mia moglie e dai nostri due bambini». In paese non tutti hanno creduto che ci fosse la firma della ‘ndrangheta sotto la croce. «Le opposizioni fecero un comunicato delirante e qualcuno disse che mi ero messo da solo la croce. Se ci penso ora, mi viene da piangere, con tutto quello che la mia famiglia ha passato». Tanti, invece, erano scesi in piazza. In cinquecento con una fiaccola in mano, politici, cittadini, associazioni, tutti per mettere la faccia accanto a quella del sindaco contro un nemico invisibile ma di cui s’intuiva l’identità perché la ‘ndrangheta a Fino non è cosa nuova: c’è dagli anni ’80.

Anche nell’ultima indagine denominata “Insubria” c’è una componente vintage: la presenza di affiliati alle cosche già arrestati durante la prima storica retata in Lombardia, l’operazione “I Fiori di San Vito” del 1994 che colpì centinai di esponenti del clan dei Mazzaferro. Era «una sorte di embrione – annota il giudice Simone Luerti – di quella che poi sarà chiamata “La Lombardia”,  l’articolata struttura di ìndrangheta a cui si riferiscono tutte le ‘ndrine nella Regione».  L’indagine “Infinito”, la più importante degli ultimi anni nel nord Italia, che ha portato nel 2010 a duecento arresti, ha disegnato una mappa completa della ‘ndrangheta in Lombardia, arrivando a individuare la presenza di almeno 16 “locali”, centri di potere criminale da cui si ramificano tentacoli nella politica, nell’economia e nella sanità. «In questi 4 anni – spiega Boccassini – non è cambiato nulla» e, anzi, aggiungiamo, la ‘ndrangheta ha allungato le sue brame sul piatto fumante di Expo. A testimoniare l’attività febbrile delle cosche decapitate con l’inchiesta Insubria, gli inquirenti hanno contato tra il 2008 e il 2012 circa «500 episodi tra intimidatori ed estorsivi» nelle province di Como e Lecco.

Giuseppe Napol

Giuseppe Napoli, sindaco di Fino Mornasco (Co), è finito nel miro della ‘ndrangheta

 

Secondo la Procura di Milano, solo a Fino Mornasco tra il 2011 e il 2012 si sarebbero registrati 17 episodi di intimidazione, uno anche ai danni del presidente del consiglio comunale Luca Cairoli. Cifre che portano i  magistrati a parlare di «rilevante allarme sociale» in questa località.  «Ma io – commenta Napoli – non ho la percezione di essere sindaco in una terra di frontiera. Certo, l’emergenza sociale la vedo, però so che la stragrande maggioranza dei cittadini sono persone oneste. Per questo hanno dato fiducia per il secondo mandato alla mia amministrazione che fa della trasparenza la sua bandiera». Contro la ‘ndrangheta, Napoli, che rappresenta una lista civica, spalanca le porte: «Quando c’è una riunione le lascio sempre aperte: voglio che chiunque veda chi c’è, chi entra e chi esce. Tutto deve essere alla luce del sole, tutti devono essere coinvolti».

Le ultime indagini hanno documentato una presenza sempre più radicata della ‘ndrangheta nelle terre lombarde. Un video mostra il giuramento degli affiliati. Gli inquirenti hanno sottolineato l’omertà degli imprenditori che non solo non denunciano le estorsioni ma spesso si affidano alle cosche per recuperare i crediti. Anche l’ultima inchiesta dimostra che le minacce che subiscono sono brutali: «Finirai  su una sedia a rotelle, porco»; «è arrivato il tuo turno, per la tua sicurezza non avvertire le forze dell’ordine». Non è umanamente comprensibile avere paura e starsene zitti in questi casi? «Dal punto di vista emotivo so cosa si prova – risponde Napoli – è lo stesso terrore che ho avvertito io, ma se ci si fa attanagliare dalla paura si rinuncia a vivere. Bisogna trovare la forza di denunciare, di stare dalla parte della legalità. Come psicologo vado nelle scuola a parlare di legalità, un concetto che ai ragazzi va calato nella quotidiana, come modo di vivere, non come codice di leggi astratte. E legalità significa rispetto degli altri e dei diritti». Prima di dedicarsi ai “grandi progetti” per il suo paese, il  sindaco ci tiene a una precisazione: «Quest’estate a Fino Mornasco la comunità calabrese ha organizzato la processione in onore di San Bartolomeo, quella che era stata vietata in Calabria per l’«inchino» al boss. Ma qui la ‘ndrangheta non c’entra nulla, al contrario di quello che alcuni media hanno fatto credere. Dire che essere calabresi equivale a essere criminali significa appartenere alla stessa cultura dell’ignoranza da cui nasce la ‘ndrangheta».

 

giuseppe napoli

Giuseppe Napoli, sindaco di Fino Mornasco, all’ incontro “Dal bene confiscato al bene comune” organizzato dal Progetto San Francesco-Centro studi sociali contro le mafie

 

Foto in apertura: “Omaggio a Paolo Borsellino”, CC Emilius da Atlantide

TAG: fino mornasco, giuseppe napoli, legalità, ndrangheta
CAT: Criminalità, Uncategorized

Un commento

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  1. giuseppe mandaglio 6 anni fa

    da precisare che la processione in cui si parla nell’ articolo si svolge a Fino Mornasco da circa 50 anni…da come è trascritta l’ intervista sembra che sia stata fatta al posto di una di quelle vietate in tutta la Diocesi di Oppido-Palmi per l’ inchino.

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