Di orrori carcerari e di diritti umani

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3 Luglio 2021

Il video di sei minuti in cui gli agenti di Polizia Penitenziaria pestano a sangue i detenuti che chiedevano mascherine e tamponi a Santa Maria Capua Vetere ha sollevato un’ondata di indignazione generalizzata e, per un attimo, ha rotto la monotonia di un’informazione che si è avvitata solo intorno al ddl Zan. Come se le violenze ed il sadismo umano si scatenassero solo contro gli omosessuali. Basterebbe mettere un po’ di telecamere nelle case per anziani, negli asili nido e nelle carceri di tutta Italia per rendersi conto dell’imbarbarimento della nostra società, che nessun virus o lezione della Storia può mai migliorare. Tanto da far dire al filosofo Nietzsche che l’uomo è un essere moralmente ineducabile e come tale da tenere a freno con la paura e con le minacce. Andate a mettere telecamere in contesti familiari in cui si scatenano violenze domestiche, incesto, femminicidi, maltrattamenti e andate a testare con mano il marcio di una società dove etica e amore non sono certo di casa. Ma certo, parlare di “diritti” relativi ad una sola categoria è più funzionale alla politica, è più divisivo dell’opinione pubblica, è maggiormente al servizio di un’informazione che va avanti a colpi di click che a copie vendute, visto che sono proprio contenuti ripetitivi e spesso di scarsa qualità a decretarne il disinteresse e la fine.

Qualcuno ha parlato di sei minuti di follia, ma è forse più plausibile affermare che tali comportamenti sono la costante di certi ambienti dove non regna certo la misericordia. Non a caso, è proprio di queste ore una denuncia dell’Associazione Antigone che dal 1991 si occupa di carceri, giustizia, diritti umani e di prevenzione della tortura:

Diversi detenuti della sezione di Alta Sicurezza di Melfi sarebbero stati messi con la faccia a terra e tenuti fermi con gli anfibi. Altri ancora, per condurli nel pullman, sono dovuti passare tramite un cordone formato dagli agenti e al passaggio sarebbero stati manganellati e insultati. Alcuni testimoniano di aver visto detenuti con la testa sanguinante, occhi tumefatti e nasi rotti.

I fatti sarebbero avvenuti nella notte tra il 16 e il 17 marzo 2020.

Questo è uno dei presunti episodi di violenza per il quale avevamo presentato un esposto alla Procura, chiedendo che si indagasse per tortura.

A differenza di Santa Maria Capua Vetere non ci sono immagini video. Le telecamere poste all’ interno del carcere consentono solo alla visione diretta, ma non la registrazione. Quelle che avrebbero potuto registrare i trasferimenti, risultavano danneggiate dalla rivolta. Per le sole telecamere che hanno registrato tutto, quelle della fascia perimetrale, il backup periodico ne ha impedito l’acquisizione.

Nei giorni scorsi è stata richiesta l’archiviazione alla quale ci siamo opposti.

A proposito dei fatti di Santa Maria Capua Vetere, l’Associazione Antigone chiede anche che «l’organizzazione penitenziaria rimetta al centro figure professionali quali educatori, assistenti sociali, animatori, mediatori, psicologi e che si riapra dappertutto il carcere alla società esterna».

Adesso ben 52 agenti della penitenziaria soggetti a misure cautelari dopo aver torturato, picchiato a sangue i detenuti del carcere. È impressionante il numero delle persone coinvolte in questa sorta di “spedizione punitiva”.

È urgente, a questo punto, che la politica si interroghi a fondo sulle condizioni degradanti e disumane di chi il carcere lo vive, come detenuto e come operatore.

C’è un’altra testimonianza che lascia allibiti a proposito dei “metodi” utilizzati dalla Polizia Penitenziaria, e viene dallo Studio Notarile Coronella di Cabiate (MI):

La nostra unica “condanna” era avere scelto di fare il concorso notarile.

Camminavano tra i banchi con aria tronfia, impugnavano la pistola quando si avvicinavano e ti guardavano come se avessi commesso il più grave dei reati. Se poi si accorgevano che avevi alzato gli occhi dal tuo foglio mentre loro ti passavano accanto, ti mandavano dritto in commissione.

Nel bagno ti facevano stare per massimo 30 secondi (dovevi sperare di non avere le mestruazioni) e con la porta aperta, ma prima ti alzavano la maglia e ti facevano togliere le scarpe per verificare se avessi qualcosa di “illecito” con te. E alla prima occasione ti insultavano pure. Ti facevano volare fogli e ti buttavano per aria la tua unica certezza in quel momento, il codice civile, con la scusa di controllarlo. Ma tu non avevi tempo da perdere con loro: dovevi concludere le prove e consegnare; però ti sentivi umiliato e non riuscivi a capire il perché, cosa avessi fatto per meritare quel trattamento ai limiti della realtà.

Mi sono sempre chiesta perché il Ministero di Grazie e Giustizia (GRAZIA E GIUSTIZIA) si avvalesse delle guardie penitenziarie come vigilantes durante le prove del concorso notarile…avevo la sensazione che ci scambiassero per gregge di pecore, bestiame da domare. Poi ho visto i video diffusi nei giorni scorsi sugli abusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e ho capito che la mia non era una sensazione.

Tanta solidarietà a chi ha subito la violazione della propria dignità in carcere.

Ad oggi, l’unico contributo valido sul tema delle carceri che ho trovato in giro è quello della filosofa americana Martha Nussbaum. In Rabbia e perdono ella sostiene che il rispetto per la dignità dei condannati va sempre tutelato e che proprio la mancanza di un processo di rieducazione nelle carceri (lei pensa a quelle americane) fa sì che, una volta fuori, anche delinquenti comuni si trasformino in criminali incalliti. Le carceri, dice Nussbaum, dovrebbero essere qualcosa di diverso da una fonte permanente di umiliazione e di degrado. Dovrebbero favorire la reintegrazione del reo, laddove sia possibile. E, infine, bisognerebbe promuovere tutte quelle occasioni di giustizia sociale che sono atte a garantire il benessere umano, in modo tale da ridurre drasticamente il numero dei reati: istruzione, alimentazione, occupazione, abitazione.

Mi sono occupata di alcune delle sue interessanti riflessioni su questo tema in un saggio pubblicato sulla rivista Filosofia e nuovi sentieri. Per chi voglia approfondire il link è qui: https://filosofiaenuovisentieri.com/2020/04/05/dignita-e-vergogna-reato-e-umiliazione-pubblica-in-martha-nussbaum/

TAG:
CAT: diritti umani

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