Dicevano: “dopo il Covid un’umanità migliore”. Dicevano…

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26 Giugno 2021

Morto a 27 anni stremato dal caldo e dalla fatica in un campo agricolo del brindisino. Si chiamava Camarda Fantamadi, veniva dal Mali. Lavorava da stagionale, in cambio di una misera paga, come tanti ragazzi in condizioni di bisogno come lui. La sua triste storia è stata raccontata da Collettiva, una piattaforma di informazione nata dalla Cgil per raccontare le lotte, le battaglie, le conquiste e le pratiche solidali del sindacato. Non solo l’epoca post-Covid non ha migliorato l’umanità impenitente ma, come aveva già previsto qualcuno, non ha fatto altro che acuire i sentimenti di odio reciproco e la disumanità di molti. E così siamo a raccontare un’altra storia di schiavitù e del suo triste epilogo, in una realtà dove il caporalato è di casa, e dove gli schiavisti sanno di non correre il rischio di diventare preda di controlli e di sanzioni. E ogni volta si ripete lo stesso copione visto mille volte di una politica che, mentre lascia soli i più deboli, è pronta a strumentalizzare i fatti per il proprio tornaconto elettoralistico, a destra come a sinistra. Sono questi i nuovi schiavi del XXI secolo, insieme ad un esercito di donne lasciate ai margini della strada e costrette a prostituirsi.

Intanto, per il Paese ci sono altre priorità e altre leggi da applicare come “emergenza sociale”. In tutto questo gran parlare di “diritti” e di essere come ognuno gli pare, il dibattito ha volutamente smarrito per la strada le tematiche relative al lavoro e allo sfruttamento di diverse categorie sociali, che non sono solo gli immigrati. La lista sarebbe lunga. Piangeremo anche questa volta, nella totale indifferenza della politica e delle istituzioni. Domani ci saranno altre giovani vite a pagare per il benessere e l’arricchimento di persone senza scrupoli.

Foto di copertina: Alessandro Veca Sintesi

TAG:
CAT: diritti umani

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