Halina Birenbaum, intervento al Senato polacco sulla legge contro gli Ebrei

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9 Luglio 2021

Halina Birenbaum è oggi una signora di 92 anni, ebrea polacca naturalizzata israeliana, con alle spalle una lunga carriera di scrittrice, poetessa e traduttrice. E’ sopravvissuta ai campi di concentramento, dove ha invece perso molti dei suoi familiari ed ha passato la vita a testimoniare l’orrore della Shoah nelle scuole di tutta Europa.

In Italia non è quasi per niente conosciuta, ad eccezione di un episodio che la vide protagonista nel 2019, quando affermò che non sarebbe entrata nei padiglioni della fiera del libro di Torino se ci fosse stato lo stand di Altaforte, editore di estrema destra al centro, in quell’anno, di alcune polemiche per la sua prossimità con Casa Pound, e che, di fatto, rimase fuori dalla manifestazione. La Birenbaum in quell’occasione dichiarò: “Ho sofferto troppo per stare con persone che propagano idee per le quali ho perso la mia famiglia e l’infanzia”.

Il padre di Halina si chiamava Jakub Grynsztajn, di professione agente di commercio. La madre si chiamava Pola Perl. Per arrotondare si dedicava a lavori di ricamo. Aveva due fratelli maggiori, uno dei quali studiava medicina con il sacrificio di tutti. Appena ragazzina, finì rinchiusa nel ghetto di Varsavia insieme alla sua famiglia. Da lì fu poi deportata a Majdanek, Auschwitz Ravensbrück e Neustadt-Glewe, da cui fu liberata nel 1945. Sua madre fu assassinata a Majdanek, suo padre morì nel campo di sterminio di Treblinka. Altri suoi parenti morirono nelle stesse circostanze. Nel 1947 emigrò in Israele, sposò Chaim Birenbaum ed ebbe due figli. Fino alla fine del 1950 ha lavorato in un kibbutz.

Il suo libro più famoso è La forza di vivere. Ha pubblicato opere tradotte in tutto il mondo e negli anni Sessanta ha pubblicato in polacco uno dei primi libri di memorie scritti dai bambini dell’Olocausto (la gran parte dei quali erano ebrei).

Rastrellamento di bambini nel ghetto di Varsavia

Halina ha avuto figli e nipoti, si è rifatta una vita, vive ad Herzliya in una bella casa con un piccolo giardino. Ha viaggiato, testimoniato l’orrore, ha avuto il dono una forza di carattere che le ha permesso di superare l’orrore che ha vissuto.

Oggi su facebook posta foto di ricordi familiari, momenti di vita vissuta, ricordi del passato. Scrive in inglese, polacco ed ebraico.

Il suo profilo è pubblico e quindi consultabile da chi voglia farlo. Oggi, 9 luglio, Halina ha postato la foto che appare nella copertina di questo articolo. La didascalia recita: “Parigi 1947 due anni dopo Auschwitz”.

Il 7 luglio di quest’anno, Halina Birbenbaum è intervenuta al Senato polacco a proposito di una proposta di legge che vorrebbe diseredare gli ebrei sopravvissuti alla Shoah. Ecco il suo intervento:

La guerra e la Shoah non hanno lasciato il mondo normale che sognavamo nei ghetti e nei campi di sterminio tedeschi in Polonia. Queste enormi tragedie rendono ancora oggi la vita difficile. Mi è incomprensibile che in Polonia nel 2021, liberi da ogni occupazione, ci possa essere il diritto di diseredare noi ebrei sopravvissuti alla Shoah dai nostri e dai nostri padri e nonni assassinati di proprietà private: appartamenti, case, tutte le proprietà. Abbiamo vissuto in Polonia per centinaia di anni, abbiamo costruito, imparato, creato – abbiamo prestato servizio nell’esercito, pagato tutte le tasse civili. Mille anni di vita dalla culla alla vecchiaia, alla morte, alla morte naturale. Sono nata a Varsavia, ho vissuto con i miei genitori e due fratelli maggiori nel grande appartamento dei genitori di mia madre in via Nowiniarska 11. Nel settembre 1939, durante il bombardamento infernale di Varsavia da parte dei Messerschmit tedeschi, tutta la nostra strada è stata bruciata. Il potere di persone uccise, ferite, polacchi ed ebrei. Le bombe degli invasori nazisti non avevano ancora effettuato una selezione per l’uccisione. Solo quando hanno conquistato la Polonia. Avevo 10 anni quando fui imprigionata con tutta la mia famiglia all’interno delle mura del ghetto, in una stanza in via Muranowska 7-9. Mio fratello maggiore ha continuato a insegnarmi l’ortografia, la geografia e la storia polacche. Nel ghetto ho conosciuto le opere di Sienkiewicz, Prus, la poesia di Mickiewicz, Maria Konopnicka, ho imparato cosa è buono, umano e cosa è cattivo. In quel periodo si moriva di fame per le strade. Nel ghetto non c’era spazio per tutti, la maggior parte delle case rimase sul lato ariano, furono occupate e gestite dai polacchi, molti ancora oggi e dai loro figli. Il nostro destino ebraico è stato risolto dai nazisti tedeschi a Treblinka, Majdanek e Oświęcim. L’ho sperimentato sul mio corpo e anima. Sono uno e il fratello maggiore di tutta la famiglia, parenti, parenti e altri a Varsavia, Zelechów, Biała Podlaska, da parte di mia madre e di mio padre. Le loro case sono rimaste intatte dai bombardamenti. Nel maggio 1945 mi trovavo sulle macerie dei nostri vecchi luoghi di residenza come donna di 15 anni dopo anni di una carneficina tedesca sul terreno polacco. E di nuovo ci schiereremo dagli ebrei sopravvissuti, dall’inimicizia, dall’odio, dall’allontanamento della morte. Penso che sia una punizione che uno di noi sia tornato vivo. Nel 1946 fuggii per una via illegale con un gruppo di giovani sionisti, orfani come me, in Israele. Oggi ho 92 anni, parlo e creo ancora in polacco. Ho sperimentato in prima persona i risultati della legge fatta per vietare a tutti gli ebrei di vivere dopo averli derubati di tutte le loro proprietà, anche i capelli per la lavorazione dei materiali. Ora, oggi la creazione del diritto a diseredare noi superstiti dei nostri e dei nostri padri assassinati, nonni di proprietà. Le loro ceneri bruciate sono coperte da secoli dal suolo polacco. E le nostre anime. Non esiste ancora una legge che ne consenta la rimozione. Ma forse questa nuova legge è solo un incubo? E ritornerà un mondo normale e giusto, così come le buone relazioni tra i nostri stati polacchi ed ebrei. Io ci credo.

TAG:
CAT: diritti umani

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