La reificazione della donna dal revenge porn e da Nardi a Genovese

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21 Dicembre 2020

A Torino una maestra d’asilo vittima di revenge porn viene licenziata dalla scuola in cui lavora. Il video fa il giro degli amici del calcetto dell’ex fidanzato, arriva alla moglie di uno di loro, da questa alle altre mamme e dalle mamme alla direttrice dell’istituto. Che in una intercettazione viene beccata a dire queste parole rivolte alla maestra: «Dobbiamo farla sbagliare e dobbiamo mandarla via». Un comportamento terribile, che getta un’ombra sinistra sulla direttrice e che non ha, forse, bisogno di ulteriori commenti. Segue uno strascico di indignazione da parte dell’opinione pubblica. Com’è noto la maestra non si fa intimidire e sporge denuncia.

In una delle ultime puntate del “Grande Fratello” l’inquilino Filippo Nardi, di professione disc jockey, viene allontanato dalla casa per le frasi vergognose e sessiste indirizzate a Maria Teresa Ruta. Una in particolare faceva riferimento all’appoggiare i genitali sulla fronte di una donna. Le altre sono state omesse dal conduttore Signorini perché squallide e impronunciabili. Nardi si è difeso dicendo che nelle sue battute (di pessimo gusto) non ci fosse né stupro né sessismo, ma solo goliardia: “E’ un gioco stupido che si fa nei collegi”, ha dichiarato.

Alberto Genovese è accusato di stupro su una ragazza di 18 anni. È anche accusato di spaccio e sequestro di persona. Il materiale rinvenuto nel suo attico restituisce uno scenario da film dell’orrore. Sono presenti decine e decine di attrezzi per procurare dolore alle malcapitate, mentre 19 telecamere registravano tutte le porcate e le umiliazioni che si svolgevano nella sua camera da letto. C’è di tutto di più: fascette multicolor, palette, sculacciatori, manette con chiavi, fruste, vibratori di ogni dimensione, oggetti di ogni forma per pratiche estreme, cravatte rosse e blu usate come corde. Il tutto annaffiato da fiumi di cocktail alcoolici e droghe che vanno dall’ecstasy alla cocaina. Gli agenti di polizia passeranno le feste di Natale a visionare quello che rimane dei 250mila video girati in quella triste alcova.

Che sta succedendo?

Succede che la “cultura (o subcultura) dello stupro” che innerva la società patriarcale nella quale viviamo fa sì che ogni umiliazione che viene inflitta alle donne venga derubricata come “scherzo” o “goliardata” e che maschietti di un certo tipo (presumibilmente i più falliti) si sentano in diritto di difendere il loro potere o privilegio che sia, tanto è la donna che “se la va a cercare” e quindi tutto ciò che la riguarda può essere data in pasto al web. Come se non fosse un suo sacrosanto diritto di essere quello che vuole (come diceva anche il magistrato Tina Lagostena Bassi nel celebre “Processo per stupro”, se volete la frase è al minuto 3.20) e quindi, volendo, anche fare la escort di lusso (come ho letto in un commento sui social). Questo tipo di cultura che divide le donne in sante e peccatrici è espressione della stessa misoginia che considera la donna alla stregua di oggetti che si possono usare come si crede, umiliare, maltrattare e finanche togliere di mezzo.

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CAT: diritti umani

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