L’aborto diventa legale in Argentina. Esplode la gioia delle femministe

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30 Dicembre 2020

Nelle strade, la marea verde femminista è esplosa di gioia, scrive El Pais a proposito della legalizzazione dell’aborto in Argentina. Stamane (mercoledì 30 ottobre 2020) è stata approvata dal Senato la legge che consente alle donne argentine di interrompere legalmente la gravidanza fino alla quattordicesima settimana, in sicurezza e gratuitamente all’interno del sistema sanitario. La legge è passata con 38 voti a favore, 29 contrari e un astenuto. È stata così abolita la legge in vigore dal 1921, che considerava l’aborto un crimine tranne che in caso di stupro o di rischio per la vita della madre. Su tutti gli schermi giganti installati sul lato verde della piazza di fronte al Congresso è apparsa la scritta: «Lo conquistamos. ¡Es ley» (L’abbiamo conquistata. È legge!). Sempre El Pais ha definito l’Argentina “un’oasi nel deserto del diritto all’aborto in America Latina”, in quanto è noto che in tale area del mondo le donne che decidono di interrompere volontariamente una gravidanza possono pagare con il carcere o con la propria vita. Ora, dopo mesi di dibattiti pubblici guidati da giovani attiviste, l’aborto non è più considerato un tabù e tanto meno un privilegio riservato a chi ha le risorse per poterselo permettere. Nei giorni scorsi vi sono state manifestazioni per l’assoluzione della salvadoregna Imelda Cortez, accusata di tentato omicidio per aver presumibilmente tentato di abortire un feto che è il prodotto degli abusi sessuali del patrigno. Ma ci sono molte storie drammatiche: come quella di “Esperancita”, una sedicenne morta nel 2012 nella Repubblica Dominicana dopo che gli è stata diagnosticata la leucemia all’inizio di una gravidanza e che è stata ritardata dalla chemioterapia per non colpire il feto. Nel Brasile ultraconservatore di Bolsonaro, a settembre, il caso di una bambina di 10 anni rimasta incinta dopo essere stata abusato dallo zio e volendo interrompere la gravidanza, ha commosso il Brasile. Perseguitata da gruppi religiosi della sua città, con il sostegno degli ultraconservatori del governo e dei suoi seguaci, la bambina è stata costretta a percorrere quasi 1.500 chilometri per abortire in un altro Stato. Ogni ora, secondo l’Annuario brasiliano per la sicurezza pubblica, quattro ragazze brasiliane fino all’età di 13 anni vengono violentate, e la maggior parte dei crimini sono commessi da un parente.

Il progetto promosso dal governo di Alberto Fernández fa ora dell’Argentina, paese di origine di Papa Francesco, l’avanguardia del continente latinoamericano nel garantire il diritto delle donne di scegliere quando e come essere madri. Finora l’aborto libero era legale solo in Cuba, Uruguay, Guyana, Guyana francese, Oaxaca e Città del Messico. All’estremo opposto vi sono El Salvador, Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Haiti, paesi che vietano, senza eccezioni, l’interruzione volontaria di gravidanza. E, tra i due estremi, si collocano tutta una serie di condizioni, restrizioni e veti che finiscono per togliere il potere di decidere alle donne stesse. Questo ha nel tempo alimentato un mercato clandestino ad alto rischio per la vita delle donne, oltre che ad aver condotto in carcere diverse di loro. In El Salvador – paese dove questa riforma sembra piuttosto lontana – attualmente sono in carcere 22 donne condannate o con processi aperti per questo motivo, come ha spiegato la giornalista specializzata in questioni di violenza di genere María Luz Nóchez). Proprio da El Salvador, la presidente del Citizen Group for the Decriminalization of Abortion Morena Herrera, che per tutta la notte ha seguito il dibattito al Senato argentino in collegamento diretto WhatsApp con attivisti di altri Paesi della regione, ha detto: «L’Argentina è una speranza per tutta l’America Latina».

Il Cile è stato l’ultimo a trovarsi nella lista dei paesi più restrittivi, in quanto l’aborto è stato parzialmente depenalizzato solo nel 2017 (con un mercato clandestino che ha alimentato 70.000 aborti all’anno).

Come c’era da aspettarsi, in Argentina la pressione dei gruppi religiosi e conservatori per mantenere la criminalizzazione dell’aborto sono state molto forti, ma non è bastato ripetere l’esito del 2018, quando il Senato ha respinto il disegno di legge. Tuttavia, è prevista una forte offensiva legale, anche perché il peso della Chiesa cattolica è qui molto forte.

In queste ore la notizia sta rimbalzando sulle “history” Instagram di note celebrità della musica, del cinema e dello spettacolo. Amnesty International scrive che «il 2020 si chiude con una straordinaria notizia». Giselle Carino, un’attivista femminista argentina e capo regionale della International Planned Parenthood Federation, ha detto che il vero merito è delle infaticabili donne argentine «che non hanno mai smesso di occupare le strade e i social network, nemmeno sullo sfondo della pandemia» (fonte The Guardian).

 

TAG:
CAT: diritti umani

Un commento

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  1. alding 4 settimane fa

    Non è certo una buona notizia!

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